Un corpus poetico che rinnova la memoria dello sterminio ebraico

Nelle librerie “Negli appartamenti della morte” di Nelly Sachs, traduzione integrale del primo volume di liriche della premio Nobel per la poesia.
PAOLA QUADRELLI
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Nelly Sachs, Negli appartamenti della morte, a cura di Matthias Weichelt, edizione italiana a cura di Anna Ruchat, Giuntina, Firenze 2024, pp. 149, € 18

Dell’opera lirica di Nelly Sachs (Berlino 1891-Stoccolma 1970), premio Nobel per la letteratura nel 1966, il lettore italiano conosce l’ampia selezione approntata nel 1971 da Ida Porena (poi Einaudi 2006), preceduta da una più ridotta antologia del 1966 (Al di là della polvere), curata dalla stessa Porena e introdotta da uno scritto di Hans Magnus Enzensberger, promotore della scoperta di Nelly Sachs nella Germania Federale degli anni Sessanta. In anni più recenti è apparso il volume Epitaffi scritti sull’aria (a cura di Chiara Conterno, Progredit 2013). 

L’editore Giuntina, che di Nelly Sachs aveva già pubblicato Lettere dalle notte, nonché la Corrispondenza con Paul Celan (entrambi a cura di Anna Ruchat), pubblica ora Negli appartamenti della morte, traduzione integrale del primo volume di liriche della Sachs, In den Wohnungen des Todes, edito a Berlino Est nel 1947. Si tratta di una raccolta che contiene componimenti scritti a partire dal 1943 nell’esilio svedese (la Sachs era riparata con la madre a Stoccolma nel maggio 1940), dedicata “Ai miei morti, fratelli e sorelle”, e suddivisa in quattro sezioni: “Il tuo corpo in fumo per l’aria”, “Preghiere per il fidanzato morto”, “Epitaffi scritti nell’aria” (in un novero ridotto rispetto all’edizione successiva su cui si basa il volume italiano del 2013) e i “Cori dopo la mezzanotte”. Il primo ottobre 1946, preannunciando il volume all’amico Carl Seelig, l’autrice rivendicava la funzione morale di queste poesie, cui è affidato il compito di trasmettere la memoria del genocidio, seppur trasfigurata liricamente:

Ovvio che non voglio ottenere nessun profitto economico, è anche del tutto indifferente se le abbia scritte io, queste poesie, o siano risuonate nella voce di una persona qualunque. Ma una voce deve risuonare e qualcuno deve pur raccogliere le orme insanguinate di Israele nella sabbia e mostrarle all’umanità tutta, non solo in forma di protocollo.

Con un linguaggio debitore del simbolismo rilkiano ma che si nutre pure, assai originalmente, dei libri dei Profeti e delle Storie e leggende chassidiche di Martin Buber (delle fonti dà ampiamente conto la curatrice nelle note conclusive al volume), la Sachs compone un corpus poetico che rinnova la memoria dello sterminio ebraico e indica, senza odio per i carnefici, le possibilità di sopravvivenza spirituale. Ai superstiti è infatti rivolta la seconda, celebre composizione, “A voi, che costruite la nuova casa”, in cui il ricordo si congiunge al rinnovato empito verso il futuro, il compianto alla rinascita, sicché la nuova casa diviene “un campo arato, in cui cresce il tuo dolore”.

Nelly Sachs scolpisce immagini severe ma commoventi, contrassegnate da parole ricorrenti, quali “luce”, “sabbia” e “polvere”, da oggetti della vita quotidiana come le scarpe, che rappresentano la condizione di erranza del popolo ebraico, e non arretra dinanzi a un termine inflazionato da tanto romanticismo deteriore quale “Sehnsucht” (nostalgia, struggimento), che ella interpreta, peraltro, come ha osservato Ida Porena, non come “fuga nell’ineffabile, ma piuttosto concreta esperienza dell’essere nella metamorfosi, come superamento dell’attuale nel possibile”.

La precisa traduzione di Anna Ruchat si distingue per l’aderenza al testo originale, rispettato anche nelle sue tonalità più concrete e dimesse; così, il “Wohnungen” del titolo è stato tradotto letteralmente con “appartamenti” (anziché con il più sostenuto “dimore” della traduzione di Porena), in riferimento agli appartamenti da cui gli ebrei furono deportati. Il tratto distintivo della lingua di Nelly Sachs viene infatti rinvenuto dalla curatrice in un “fitto tessuto di rimandi alla tradizione e all’esperienza”, in una commistione di dato concreto e astrazione cosmica “che prende il volo grazie alla capacità che ha Sachs di fonderli nel proprio linguaggio con un gesto al tempo stesso mistico e disperato”.

Un corpus poetico che rinnova la memoria dello sterminio ebraico ultima modifica: 2024-04-16T18:16:00+02:00 da PAOLA QUADRELLI
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