Modi, un borghese piccolo piccolo che piace all’India hindu

BENIAMINO NATALE
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Con indici di gradimento vicini all’ottanta per cento e in alcuni casi anche superiori, il primo ministro Narendra Modi è avviato a ottenere un terzo mandato nelle elezioni generali che sono iniziate in India il 19 aprile e che si concluderanno all’inizio di giugno.
I quasi 970 milioni di elettori (su una popolazione di 1,4 miliardi) si recano alle urne in sei scaglioni, un complicato sistema escogitato dalla burocrazia indiana per motivi di logistica e di sicurezza. In palio ci sono i 543 seggi del Parlamento della “democrazia più grande del mondo”.

Settantatré anni portati bene, sempre elegante nei suoi “kurta-pijama” (il “vestito nazionale indiano”, che consiste in pantaloni stretti e una giacca lunga fino alle ginocchia), sposato in un matrimonio combinato da ragazzino ma di fatto celibe (quindi senza una famiglia da dover “sistemare”) Modi ha tutti i numeri per essere popolare presso una popolazione fatta in grande maggioranza da un ceto medio di religione hindu (l’ottanta per cento della popolazione, seguito da un 14 per cento di musulmani concentrati negli Stati dell’Uttar Pradesh, Bihar e West Bengal – i rimanenti divisi tra buddhisti, cristiani, sikh, ecc.).

Accettato oggi con entusiasmo da tutti i governanti occidentali, Modi era stato in un primo momento tenuto a distanza per via della sua vicinanza ai gruppi di estremisti hindu. Quando, nel 2002, era “chief minister” (cioè capo del governo provinciale), del Gujarat, Modi chiuse gli occhi sui massacri perpetrati dai gruppi di estremisti hindu che, secondo i dati ufficiali probabilmente sottostimati, assassinarono in modo brutale più di mille persone tra cui il leader locale del Congress Party (rivale a livello nazionale del Bharatiya Janata Party di Modi) Ehsan Jafri, che fu letteralmente fatto a pezzi davanti alla sua famiglia dagli estremisti hindu, mentre la polizia guardava dall’altra parte.

Con Modi al timone l’economia indiana sta crescendo da un decennio a ritmi non forsennati ma costanti e si sta gradualmente trasformando in una potenza non solo regionale ma mondiale. 

A favorire Modi c’è anche l’inconsistenza dell’opposizione: l’unico partito nazionale oltre al BJP, il Congress, è in un declino difficilmente reversibile ed è ancora dipendente dalla dinastia dei Nehru-Gandhi, nata nei giorni della lotta per l’indipendenza. Indira, figlia di Jawaharlal Nehru, sposò un Gandhi e suo nipote Rahul Gandhi ne è ancora oggi il leader indiscusso, dopo che il Partito è passato attraverso il trauma di essere di fatto guidato dall’italiana (di origine, oggi indiana a tutti gli effetti), Sonia Maino, vedova del figlio di Indira Rajiv. In poche parole, un partito di altri tempi, con una direzione di aristocratici democratici estremamente popolari (Jawaharlal Nehru e il mahatma Mohandas Gandhi – niente a che vedere con il marito di Indira) ma strutturalmente lontano dalla piccola e media borghesia, urbana e hindu, protagonista del doppio miracolo indiano: diventare una potenza mondiale mantenendo – al contrario della vicina e nemica Cina – un sistema politico democratico.

Sul sorridente Modi rimane la grande ombra del suo passato ma anche qualche piccola ombra del presente.

Un possibile pericoloso rivale, il “chief minister” di Delhi, la capitale della repubblica, Arvind Kejrival, è stato arrestato in marzo in relazione a un caso di corruzione tutt’altro che chiaro. Fondatore e leader dell’Aam Admi Party (Partito dell’uomo comune), Kejrival ha un forte seguito, oltre che nella capitale, nel piccolo ma importante stato del Punjab.

Non va dimenticato che il leader del Congress, Rahul Gandhi. nel 2023, è stato allontanato dal Parlamento per sei mesi, prima dell’intervento in suo favore della Corte Suprema, per aver “insultato” Modi. 

Il BJP di Modi è nato da una costola della Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS, organizzazione dei volontari nazionali), un’organizzazione di estremisti hindu ammiratori del nazismo tedesco e sulla sua dedizione alla democrazia esistono dubbi in alcuni casi esagerati ma sicuramente fondati. 

Secondo l’RSS gli indiani nascono hindu e i seguaci di tutte le altre religioni sono in realtà dei “convertiti” che devono essere riportati all’ovile.  

Anche sul piano internazionale la forte connotazione hindu – e in particolare anti-islamica – dell’India di Modi rappresenta un problema perché rischia di rinchiuderla in una sterile rivalità col vicino Pakistan, un paese che pur essendo da decenni sull’orlo della bancarotta viene tenuto in vita dagli aiuti della Cina e delle monarchie del Golfo Arabico. Una rivalità che non le permetterebbe di fare il salto verso un posto centrale nella nuova geografia politica del mondo.

D’altro canto, l’immagine del BJP e dello stesso Modi come campioni dell’anti-islamismo, certamente non dispiace ai borghesi hindu piccoli e meno piccoli che compongono la sua solida base elettorale. 

Modi, un borghese piccolo piccolo che piace all’India hindu ultima modifica: 2024-04-25T17:35:16+02:00 da BENIAMINO NATALE
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