“Che dolore, la mia Tunisia xenofoba”. Parla Majdi karbai

In esilio in Italia, l’ex parlamentare tunisino, attualmente attivista politico a Milano, racconta in questa intervista la situazione esplosiva che vivono nel suo paese decine di migliaia di migranti subshariani in attesa di attraversare il mare verso l’Europa.
BARBARA MARENGO
Condividi
PDF

Con Majdi karbai parliamo della situazione esplosiva in cui si trovano migliaia di migranti subsahariani arrivati sulle coste della sua Tunisia in attesa d’intraprendere il pericoloso viaggio via mare verso l’Italia e l’Europa. In esilio in Italia, l’ex parlamentare tunisino è stato referente dei parlamenari del Pd per i contatti con le autorità italiane circa le questioni migratorie. Attualmente è attivista politico a Milano, dove risiede. Laureato in lingue applicate al commercio presso l’Università Manouba di Tunisi, ricercatore in scienze sociali presso l’Università di Liegi in Belgio, Majidi Karbaj esprime in un perfetto italiano sconcerto e preoccupazione per i recenti tragici episodi di violenza e xenofobia verso i circa ventimila migranti provenienti dagli Stati del Sahel spinti da povertà e guerre verso l’Europa.

Majdi karbai مجدي الكرباعي

Che succede sulla costa sud del Mediterraneo, in particolare sulla costa tunisina, specialmente della regione di Sfax dove sono concentrati i migranti di pelle nera dopo aver compiuto estenuanti traversate del Sahara?
La situazione si è aggravata lo scorso anno, quando il presidente Kaïs Saied (in carica da ottobre 2019) a febbraio ha fatto dichiarazioni razziste sulla scia dei capisaldi di leader europei, parlando di sostituzione etnica e di cambiamento demografico. Ciò ha dato luogo in Tunisia (Paese di secolare accoglienza e tolleranza ndr) a una sorta di guerriglia urbana, con manifestazioni pubbliche, aggressioni e sequestri anche verso tunisini di pelle nera, una vera e propria “caccia all’uomo nero”: in seguito a ciò centinaia di migranti sono statti deportati dalla costa verso i confini di Libia ed Algeria con la morte di qualche decina di persone. Tra loro Marie e la sua mamma, morte nel deserto. Dopo queste prime azioni antimigratorie e xenofobe oggi ricominciano le accuse di complottismo verso associazioni che aiutano i migranti ed i profughi.

Saadia Mousbah

È stata arrestata Saadia Mousbah, attivista tunisina di pelle nera e presidente di un’associazione antirazzista che difende libertà e diritti anche dei minorenni che giungono in Tunisia. È stata arrestata anche l’ex presidente dell’Associazione Tunisie Terre d’Asil Sharifa Rihai, mamma da appena due mesi, e il direttore del Consiglio per i Rifugiati. Ieri (8 maggio) sono stati arrestati a Monastir due tunisini che ospitavano migranti, ed è perquisita e chiusa una casa di accoglienza dove dal 2011 vivevano rifugiati. La situazione è grave, la deriva è pericolosa. Se ospiti un migrante in Tunisia commetti un crimine. Secondo me, il presidente Saied mette in pratica, con un “lavoro sporco”, le direttive di un’Europa che non può violare palesemente i diritti umani e lo fa fare ad altri sulla base di accordi politici e pecuniari che mirano a bloccare i migranti sulle coste Sud del Mediterraneo: il numero di migranti è calcolato dall’Istituto di statistica locale intorno alle ventimila unità, numeri non certo eccessivi, e la Tunisia è considerata terra di transito verso l’Europa.

La città di Sfax, antica città berbera sulla costa al centro del Paese e motore economico della regione, è il luogo dove si concentrano i migranti: perché proprio Sfax?
Sulla costa sono concentrate le grandi officine che costruiscono le barche di ferro che costano poco e che sono caricate all’inverosimile di migranti verso l’Italia. A Sfax c’è anche molto lavoro nell’agricoltura e nell’edilizia: quest’anno la stagione dell’ulivo è stata salvata dai migranti, perché i tunisini, come in Italia, non vogliono più lavorare in quei settori. Inoltre i giovani tunisini stanno partendo (quelli che possono) e c’è carenza di manodopera. Dal punto di vista economico i lavoratori africani hanno contribuito alla raccolta di ortaggi, anche nella zona di Capo Bon, dove un imprenditore agricolo mi ha detto che senza i migranti non saprebbe come andare avanti.

Le terre tra Tunisi e Capo Bon sono fertilissime e le colture della penisola che si protende nel Mediterraneo hanno tradizione millenaria: le rosse terre dove ulivi e giardini di aranci caratterizzano un paesaggio che più mediterraneo non si può, sono ricordate come le “terre dei Barca”, facendo riferimento ad Annibale, il condottiero cartaginese che combattè i Romani duecento anni prima dell’era cristiana.
Immagino che i lavoratori siano “in nero” oltre che di pelle nera.
In Tunisia la legge impedisce ai migranti di lavorare, quindi il “lavoro nero” è la norma. Non esistono centri di accoglienza, adesso sono sotto accusa anche Médecins du Monde (associazione che dal 1980 garantisce un accesso universale alle cure e ai diritti) che aveva un progetto di monitoraggio, aiuto e primo soccorso ai migranti. La guerra contro le ONG che è in atto in Italia è in atto anche in Tunisia, solo che in Italia il sistema giudiziario è indipendente, mentre in Tunisia è in mano al governo.

Come vedi la situazione generale del Paese?
Se prima ero ottimista, oggi non lo sono più: l’ottimismo della volontà è finito, prevale il pessimismo della ragione, non ci sono margini di dialogo. La volontà di dare alternative finisce con le accuse di cospirazione contro lo Stato e minacce alla sicurezza pubblica. Anche in Tunisia ci saranno elezioni, le molte contraddizioni del Paese non sono colte in Europa che continua a considerare la Tunisia Paese sicuro. L’Unione Africana, che l’anno scorso ha condannato gli atti commessi contro i migranti, per adesso è muta, è necessario che ci sia una presa di posizione. 

Tanto più che la situazione economica è in crisi, una crisi economica che si sente profondamente, i beni di prima necessità non sempre si trovano ma purtroppo la gente si è abituata. 

Mai come oggi vedo il mio Paese in questo stato, le migliaia di migranti sono a rischio, ricordo il recente dramma in mezzo al mare dove la guardia nazionale ha provocato il naufragio di una barca di migranti, ne sono morti sedici (il 5 aprile scorso). Non vorrei che i migranti fossero diventati i nemici, in realtà un paravento per nascondere i veri problemi legati alla politica, all’economia, ai diritti umani.

“Che dolore, la mia Tunisia xenofoba”. Parla Majdi karbai ultima modifica: 2024-05-09T15:42:19+02:00 da BARBARA MARENGO
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento