Toti e altri mille

ADRIANA VIGNERI
Condividi
PDF

Gli scandali recenti, Puglia e Liguria (solo scandali per ora, le responsabilità se vi sono le conosceremo soltanto in seguito dai giudici), hanno portato alcuni commentatori a riaprire il tema del finanziamento della politica. Tema molto serio, che è stato accantonato o addirittura misconosciuto per effetto delle recenti ondate di populismo, di condiscendenza per il populismo, e di odio per i partiti politici, con l’effetto che la “politica” la può fare soltanto chi i soldi li ha già. Ed è assolutamente giusto riaprire al più presto quel capitolo.

Qui si vuole sottolineare piuttosto che il fenomeno emergente è a mio avviso non tanto di carattere finanziario bensì di ricerca del consenso. Si fanno i favori (e si chiede di essere contraccambiati) in nome del consenso che se ne ricava. È per questo che nella nostra storia il ricavato della corruzione (metto una buona parola per la sua pratica, per il tuo appalto) non è andato prevalentemente nelle tasche dei protagonisti di tali pratiche, perché esso serviva prevalentemente alla carriera politica, al successo di tale carriera e al suo permanere nel tempo. In una parola, al consenso. E chi non applica questa prassi “vola troppo alto”, è appunto irraggiungibile dal cittadino (più spesso, dall’imprenditore) che dell’aiuto, della raccomandazione, dell’uso della corruzione ha bisogno.

Se questo è possibile e largamente utilizzato, dalle “pratiche” più minute e poco significative a quelle più importanti e più lucrose, è perché nel nostro paese lo si ritiene un male necessario. E quindi largamente applicato, anche al di fuori del mondo della politica, nel comportamento della società nella sua generalità.

A causa – si potrebbe osservare – della diffusa sfiducia per la competenza, la rapidità, la correttezza, dell’agire delle pubbliche amministrazioni. Dello Stato nel suo insieme. Ma c’è di peggio, che quella sfiducia ha ormai creato un modus operandi, un comportamento considerato più o meno “normale” o “scontato”, in qualche modo giustificato da una sorta di necessità, nei piccoli e nei grandi casi, che scandalizzano, questi ultimi, non tanto in sé quanto per la loro rilevanza economica.

Detto questo, occorre reagire. Come ha scritto Gianfranco Pasquino a proposito di “Liguria e non solo”: 

Coloro che corrompono e coloro che si lasciano o addirittura si fanno corrompere non sono “furbi”. Sono malfattori le cui attività inquinano la vita di tutti, violano qualsiasi principio etico, minano le fondamenta, costruiscono e perpetuano l’ingiustizia sociale. Questo è l’altissimo costo della corruzione, soprattutto quella politica (Domani).

E quindi, in conclusione, serve, più che l’operato della magistratura che, come si dice, fa il suo corso, che vi sia una vera, diffusa reazione sdegnata della società italiana, a cominciare dai partiti che considerano sinceramente intollerabile questo andazzo.

Toti e altri mille ultima modifica: 2024-05-09T16:42:06+02:00 da ADRIANA VIGNERI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento