Se la bellezza non salverà il mondo, forse può salvare un’esistenza

Il messaggio salvifico dietro le opere di Cen Long
CAMILLA GHIGGI
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L’esigenza creativa di Cen Long, intimamente legata al concetto di sofferenza umana, si evince perfettamente dalla mostra in corso a Palazzo Querini, a Venezia.
Il pittore cinese ha una storia personale costellata di eventi atipici, non sempre positivi, che lo hanno segnato tanto da renderlo ciò che è oggi: un artista filosofo, coltissimo, eclettico e profondo. I soggetti delle opere ritraggono personaggi diversi per età e sesso, che non vogliono, però, essere la rappresentazione di individui specifici, ma, trascendendo il piano del singolo, rappresentano archetipi umani, da cui traspaiono emozioni universali.

Scritto nelle stelle, olio su tela, 120×120 cm, 2019

Tra tali emozioni emerge sicuramente la sofferenza, sentimento che Cen Long ha esperito intimamente durante il corso della sua esistenza.
A causa degli sconvolgimenti degli anni Cinquanta in Cina, infatti, l’artista, ancora bambino, fu allontanato da casa dai suoi genitori, che l’affidarono a un buon amico a Lione, in Francia, dove rimase dai due agli otto anni.
Qui, subì precocemente il fascino dell’arte: la Francia rappresentava un panorama privilegiato per osservare il settore ed emerse per la prima volta la sua necessità di creare; il disegno era per lui un mezzo per distrarsi dalla solitudine e dalla lontananza da casa.

Una volta tornato in Cina, si trovò in una società completamente diversa da quella occidentale in cui era cresciuto, in cui fece fatica ad integrarsi.
Il padre, professore universitario, etnologo e antropologo, nonché esperto di letteratura, lo avvicinò alla pittura, suggerendogli la necessità di catturare l’essenza delle cose.

L’apparente tranquillità che spinse i genitori di Cen Long a riaccoglierlo, si rivelò presto un sogno troppo bello per essere vero. Nel ‘66 la Rivoluzione culturale della Repubblica Popolare Cinese, operata da Mao Zedong,  portó molti intellettuali a svolgere lavori forzati, compreso Cen.
Questa fase durò, fortunatamente, per brevissimo tempo.
Egli infatti potè insegnare cinese, storia e geografia presso la scuola media locale prima, ed entrare nella Divisione artistica dell’esercito poi.

Scorcio dello spazio espositivo, si nota Il rito delle pescatrici di perle, olio su tela 200×360 cm, 2019.

Durante questo periodo poté esplorare le zone rurali del nord della Cina, ed è proprio da queste zone più degradate che prende i soggetti delle sue tele: personaggi che svolgono lavori usuranti, semplici, contadini e pescatori, che nei dipinti diventano archetipi della sofferenza e della difficoltà umana, conseguenza del lavoro e dell’abbandono a una natura selvaggia. 

Sulle tele esposte in Seminare speranza il dolore personale di Cen Long, affrontato anche a causa del suicidio del padre, amatissimo, e quello universale, si intersecano, ed è proprio questa ambivalenza che da vita alle opere, i cui punti di forza sono l’accessibilità e la sincerità.
Le immagini, infatti, trasmettendo un messaggio universale in modo semplice e chiaro, sono apprezzabili da tutti, e il fatto che l’artista stesso abbia esperito i sentimenti che vuole incorporare nei dipinti, fa emergere quanto la sincerità e l’autenticità siano gli unici mezzi in grado di trasferire i significati.

Percorrendo i due piani di Palazzo Querini questo tema si vede e si percepisce.
La condizione umana è il vero cardine di tutta la mostra.
Opere come: I Fabbri, I giorni del vento o Alla ricerca della luce, che negli anni è stato accostato al celebre Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, non vogliono veicolare temi di classe, ma essere un simbolo dell’umanità “gettata”, per usare un termine heideggeriano, nel mondo.
I soggetti di Cen Long spesso devono combattere contro una natura ostile, indomabile, che non si piega alla loro volontà, ma una cosa risplende sempre, in tutti i quadri: la luce, fioca ma persistente, della speranza.

Se la natura come fenomeno metereologico risulta spesso avversa, animali (agnelli, mucche, muli) e alberi, sono personificati, in un tentativo che, lungi dall’essere sfogo di un antropocentrismo esasperato, vuole dare uguale dignità ad ogni essere, avvicinandolo visivamente alla fisicità umana, come accade con l’albero del trittico Purgatorio, i cui rami si stagliano sullo sfondo come delle lunghe braccia.

Purgatorio, olio su tela, 100×180 cm, 2010

Nel 1979 Cen Long lasciò l’esercito e si iscrisse all’Accademia di Belle arti di Xi’an e nel 1985 partecipò al movimento ‘85 New Wave. La corrente doveva raccogliere tutte le opere concettuali e provocatorie create in risposta al realismo socialista che aveva dominato gli anni Cinquanta.

Se da un lato il social-realismo utilizzava soggetti fortemente ideologici come la lotta di classe e i nemici del socialismo che soccombevano di fronte alla rivoluzione, senza esprimere l’interiorità dei soggetti, e anzi combattendo ogni esaltazione dell’individuo di fronte alla massa, l’idea originaria dell’‘85 New Wave era ad esso antitetica.
Gli spunti Romantici e occidentali del XIV secolo venivano ripresi, ma l’artista ne individuò subito le debolezze e, infatti, se ne distaccò presto, ritenendo che gli artisti del movimento si limitassero a copiare le opere occidentali senza restituirne una versione nuova e sentita.

Questa fase della sua vita, insieme al suo soggiorno francese e all’influenza di genitori coltissimi, fu determinante per l’eco occidentale che si può notare nelle raffigurazioni.
A partire da Alla ricerca della luce, che, oltre alla somiglianza con il Quarto Stato, è spesso accostato a La libertà che guida il popolo di Delacroix, identificando nella donna in primo piano, una Marienne con il berretto frigio ricontestualizzata.

I nudi, inoltre, sono fortemente ispirati da Gustave Courbet ed è difficile immaginare che non abbia tenuto presente Géricault per le raffigurazioni di imbarcazioni sul mare in tempesta.

Importanti sono anche le affinità con il cattolicesimo, e lo si nota in Siesta, dove una madre che allatta il figlio richiama l’iconografia cattolica della madonna col bambino, e in Ode alla vita, in cui il personaggio materno copre i figlio sotto il mantello, proprio come la madonna della misericordia che protegge i fedeli dal peccato.

Piero della Francesca, scomparto centrale del Polittico della Misericordia (1444-1464 circa)

Si potrebbero riempire pagine intere sull’importanza che modelli, arte, filosofia, letteratura e pensieri occidentali hanno all’interno delle tele esposte ed è forse anche questo che suscita l’interesse e la curiosità, il background storico-culturale occidentale permette di avere un’esperienza estremamente personale e di vedere nelle opere ciò che desideriamo.
Ciò che è interessante è proprio come l’artista elabori tutte le influenze assorbite durante gli anni e le liberi in una cascata di emozioni sull’opera, rielaborandole, ricontestualizzandole e rendendole universali.

È necessario, in ultimo, soffermarsi sull’opera che dà il nome alla mostra, Seminare speranza.
L’opera trasmette alla perfezione il messaggio che l’artista vuole gettare e far crescere, come un seme, nell’interiorità del suo pubblico: la speranza, il rovescio della medaglia della sofferenza, quella dei lumi degli uomini in preda alla tempesta, degli uccelli che si liberano in volo, dei germogli che ancora sbocciano, della caparbietà degli uomini, che nonostante il dolore, sperano nel cambiamento che ha una potenza salvifica in primis per Cen Long.

Locandina della mostra Seminare speranza di Cen Long, in corso a Palazzo Querini, Venezia. Dal 20/04 al 24/11
Se la bellezza non salverà il mondo, forse può salvare un’esistenza ultima modifica: 2024-05-13T18:01:56+02:00 da CAMILLA GHIGGI
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