Una strana coppia nelle elezioni americane

David Plouffe e Kellyanne Conway, due figure di spicco nella strategia politica statunitense, si sono trovati su fronti opposti per anni. Nonostante le loro divergenze politiche, i due uniranno le forze in un podcast che accompagnerà gli elettori verso le prossime presidenziali di novembre.
MARCO MICHIELI
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David Plouffe e Kellyanne Conway, due figure di spicco nella strategia politica americana, si sono trovati su fronti opposti per anni. Plouffe, uno dei più stretti collaboratori di Obama, è considerato uno dei principali strateghi democratici, mentre Conway è stata una delle voci più rilevanti del campo repubblicano, particolarmente legata all’ex presidente Donald Trump. Nonostante le loro divergenze politiche, i due uniranno le forze in un podcast che accompagnerà gli elettori americani verso le prossime elezioni presidenziali di novembre, quando il presidente attuale Joe Biden sfiderà nuovamente l’ex presidente Trump.

L’obiettivo del podcast, come dichiarato da Conway su X, il social una volta noto come Twitter, sarà quello di condividere con il pubblico “esperienze dirette da parte di persone che hanno condotto campagne presidenziali storiche”, come quella di Barack Obama nel 2008, gestita da Plouffe, e quella di Trump nel 2016, gestita da Conway. Entrambi, ha continuato Conway,

Siamo stati nella stanza dove sono accaduti gli eventi, stando fianco a fianco di candidati unici e storici, che hanno sfidato i critici, ecceduto le aspettative, vinto le presidenziali e governato.

Plouffe, probabilmente anticipando le possibili critiche alla collaborazione con Conway, ha aggiunto che:

Noi due abbiamo fortissimi disaccordi sui temi e su chi vogliamo che vinca le presidenziali. Ma entrambi sappiamo che cosa si deve fare per arrivare ai 270 grandi elettori.

La decisione di Plouffe ha scatenato una serie di critiche immediate. Il suo post su X è stato rapidamente sommerso da commenti negativi. Conway, per i democratici, è stata e continua a essere associata alla strategia dei “fatti alternativi”, ovvero le distorsioni della verità diffuse dalla Casa Bianca durante l’amministrazione Trump e presentate come alternative ai fatti reali.

Kellyanne Conway, star tv (Image credit: CBS via Twitter)

Di origini irlandesi e italiane – il nonno, Di Natale, è vicino alla mafia di Filadelfia – Conway inizia la sua carriera lavorativa come pollster – sondaggista – per l’azienda di Frank Luntz, uno dei maggiori sondaggisti in campo repubblicano e un importante consulente nel campo della comunicazione politica. Quando i due si incontrano, Luntz collabora con il leader repubblicano e futuro Speaker della Camera Newt Gingrich nella definizione dei contenuti del “Contratto con l’America”, il programma elettorale che promuoveva la contrazione delle dimensioni del governo federale, la riduzione delle tasse e la riforma del welfare, portando alla vittoria del Partito repubblicano alle elezioni del Congresso nel 1994.

Qualche anno dopo, Conway fonda la propria azienda di consulenza e sondaggi, lavorando attivamente con il Partito repubblicano. A Washington, si unisce al gruppo di commentatrici televisive che include Laura Ingraham e Ann Coulter, diventando una figura popolare nei programmi via cavo negli anni Novanta. Soprattutto durante lo scandalo Lewinsky, quando le loro posizioni sono particolarmente critiche nei confronti dell’allora presidente Bill Clinton.

La visibilità ottenuta consente a Conway di lavorare per deputati – come il futuro vice di Trump, Mike Pence -, senatori e candidati presidenziali, come l’ex Speaker Gingrich che si candida senza successo nel 2012 alle primarie repubblicane, vinte da Mitt Romney.

Kellyanne Conway con Sean Hannity, nelle sue vesti di collaboratrice regolare di Fox News

A inizio degli anni Duemila sposa l’avvocato repubblicano George Conway. Il marito è ben inserito nel mondo repubblicano. Ha lavorato – a stretto contatto con Ann Coulter – come uno degli avvocati che rappresentarono Paula Jones nella sua causa contro Clinton. 

Quando i due si sposano decidono di andare a vivere alla Trump Tower, dove risiederanno per otto anni e faranno parte del board che gestisce l’immobile. Qui conoscono e diventano amici di Donald Trump. Anche se quest’amicizia non comporterà un immediato sostegno politico della coppia Conway. Kellyanne sostiene alle primarie del 2016 il senatore del Texas Ted Cruz, poi sconfitto da Trump.

Tuttavia, il futuro presidente la recluta come consulente per la campagna elettorale, assegnandole un ruolo speciale con un focus sulle questioni riguardanti le donne. Poco dopo, diventa la campaign manager di Trump, subentrando a Paul Manafort, il quale sarà successivamente coinvolto nelle inchieste sulle presunte interferenze russe nella campagna elettorale del 2017 e finirà in carcere, per poi essere graziato da Trump nel 2020.

Conway diventa così la prima donna a dirigere una campagna presidenziale repubblicana, e sarà anche la prima donna in assoluto a guidare con successo una campagna presidenziale. Alla Casa Bianca di Trump, fa parte di questo nuovo gruppo dirigente controverso e osservato con sospetto per la mancanza di esperienza governativa.

Conway diventa il volto più visibile dell’amministrazione nei primi anni della presidenza. In veste di consigliera del presidente, appare sui media come la principale portavoce dell’amministrazione. Forse la sua frequentazione di Luntz – noto per aver coniato espressioni come “tasse sulla morte” e “cambiamento climatico” per riferirsi rispettivamente alle tasse di successione e al riscaldamento globale – le è stata d’aiuto nel suo lavoro. Nel suo nuovo ruolo, Conway gioca con le parole. Divulga e difende ciò che definisce “alternative facts“, ovvero bugie palesemente falsificabili presentate come verità. Una nozione quella di “fatti alternativi” che utilizza per la prima volta in risposta alle critiche alle dichiarazioni del portavoce di Trump all’epoca, Sean Spicer, secondo cui il pubblico presente all’inaugurazione della presidenza Trump era stato “il più numeroso che abbia mai assistito a un’inaugurazione, punto”, nonostante numerose fotografie e dati di transito dimostrassero il contrario.

Kellyanne Conway con Donald Trump (Image credit: ABC News)

Gli “alternative facts” sono stati seguiti da fake news che Conway si è preoccupata di diffondere in televisione. Durante un’intervista con Chris Matthews su Hardball della MSNBC, Conway, nel tentativo di difendere la messa al bando dei viaggi dai paesi a maggioranza musulmana, ha parlato del “massacro di Bowling Green” come di un attacco terroristico avvenuto negli Stati Uniti perpetrato da rifugiati iracheni, sostenendo che i media non ne avessero parlato. Tuttavia, il “Bowling Green Massacre” non è mai avvenuto.

Nel tempo, è stata tuttavia la vita di coppia di Kellyanne Conway a diventare un elemento centrale del dibattito politico. Nel 2018, suo marito George Conway, che in passato era stato considerato dal presidente per incarichi di alto livello nel Dipartimento di Giustizia, è diventato uno dei principali critici di Trump, mettendone in dubbio l’idoneità alla carica e la salute mentale. George Conway ha poi co-fondato il Lincoln Project con altri repubblicani, un comitato politico molto attivo sui social media e nella produzione di video efficaci che mirava a raccogliere i repubblicani anti-Trump e a indirizzare il loro sostegno verso il candidato democratico Joe Biden. Nel mondo pro-Trump, la relazione tra Kellyanne e George Conway è diventata oggetto di attacchi politici da parte del presidente stesso, che ha definito George Conway “un freddo PERDENTE e un marito infernale”.

Nonostante le numerose polemiche personali e politiche che l’hanno coinvolta, Kellyanne Conway è stata l’unica tra i numerosi consiglieri di Trump a rimanere al suo fianco per l’intera durata dei quattro anni di presidenza. In un’amministrazione caratterizzata da un alto tasso di turnover del personale, Conway è rimasta fedele al presidente repubblicano fino a pochi mesi prima delle elezioni del 2020. La sera prima dell’incoronazione di Trump alla convention repubblicana, Kellyanne Conway ha annunciato le sue dimissioni. Anche il marito ha deciso di allontanarsi dal suo ruolo nel Lincoln Project. I due hanno scelto di dedicarsi alla cura dei loro quattro figli, ma si sono separati tre anni dopo.

David Plouffe

Le differenze tra David Plouffe e Kellyanne Conway sono notevoli. Originario del Delaware, lo stato di Biden, Plouffe ha fatto carriera nel campo democratico, organizzando le campagne elettorali di senatori e deputati. Tuttavia, è con Barack Obama che Plouffe dimostra appieno le proprie capacità. Prende in mano la campagna dell’allora giovane senatore dell’Illinois e diventa il principale stratega della campagna di successo che porta Obama prima a sconfiggere Hillary Clinton alle primarie e poi il repubblicano John McCain alle elezioni presidenziali. Il ruolo di Plouffe è così determinante che Obama gli attribuisce il merito nel suo discorso della vittoria a Chicago, definendolo “l’eroe non celebrato di questa campagna, che ha costruito la migliore campagna politica, credo, nella storia degli Stati Uniti d’America”.

Plouffe continua a lavorare con Obama come consulente esterno e nel frattempo pubblica The Audacity to Win: The Inside Story and Lessons of Barack Obama’s Historic Victory, una vera e propria Bibbia per chiunque sia interessato a costruire una campagna elettorale di successo. Torna ufficialmente alla Casa Bianca per sostituire l’altro “cervello” della campagna di Barack Obama, David Axelrod, che lascia la Casa Bianca per dedicarsi alla campagna di rielezione del presidente. Plouffe prende il suo posto come consigliere principale del presidente, rimanendovi fino a poco dopo la rielezione di Obama. Successivamente, intraprende un’intensa attività di consulenza politica e lavora per diverse aziende, inclusa Uber.

Sulla sua strada, Plouffe incrocia per la prima volta Kellyanne Conway durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2016. In quel periodo, Plouffe definisce Trump “uno psicopatico”. Conway risponde a lui – e a Hillary Clinton, che nello stesso periodo aveva sottolineato la vicinanza di Trump ai suprematisti bianchi – dicendo: “Si dovrebbero vergognare”. Inoltre, ha aggiunto: “Se Plouffe fosse così orgoglioso dell’Obamacare, allora dovrebbe parlare dei suoi risultati”.

La diversità di percorso e la peculiare natura del ruolo di Conway durante la presidenza Trump hanno inevitabilmente sollevato alcuni dubbi nel campo democratico. La notizia del podcast non sembra essere stata infatti accolta con grande entusiasmo dall’amministrazione Biden. Secondo un assistente della campagna di rielezione di Biden intervistato da Politico

David Plouffe si preoccupa così tanto di fermarlo [Trump] che sta collaborando con la creatrice dei “fatti alternativi” e uno dei principali facilitatori di Trump per trarre profitto da un’elezione per la quale dovrebbe essere in trincea a combattere e vincere.

Altri assistenti del presidente, continua Politico, hanno evitato di parlarne poiché Plouffe, hanno dichiarato, ha ancora molta influenza nel Partito Democratico, e nessuno di loro voleva rischiare conseguenze professionali.

Un best seller di David Plouffe del 2020. Come battere Donald Trump. Guida del cittadino

La diffidenza nei confronti di Plouffe è comprensibile, specialmente considerando la sua storia con Biden. È stato Plouffe a dissuadere Biden dall’affrontare Clinton nelle primarie del 2016. Nel 2020, Plouffe e Axelrod hanno scritto congiuntamente un editoriale critico sul New York Times, in cui affermavano che, nonostante la campagna di Biden avesse fatto progressi impressionanti, il candidato democratico doveva uscire “dal suo seminterrato” e impegnarsi maggiormente nella sfera digitale, abbandonando un approccio troppo formale.:

“Non si sconfigge un presidente in carica giocando in difesa”, avevano scritto Plouffe e Axelrod. 

Quel suggerimento, formulato in piena pandemia da COVID-19, non fu accolto positivamente dalla squadra di Biden, segnalando una certa tensione col gruppo dirigente che fa riferimento a Obama. Un suggerimento male accolto che era anche rivelatore delle relazioni più complesse tra l’entourage dell’attuale presidente e di Obama, le cui dinamiche sono state in qualche modo presentate in modo superficiale al pubblico.

David Plouffe in un’immagine del 2011 nel suo ufficio alla Casa Bianca, quando era senior adviser del presidente Barack Obama

Biden e il suo team sembrano ricordare bene il ruolo della squadra di Obama nel favorire Clinton rispetto a Biden nel 2016. Inoltre, non sembrano aver dimenticato che nel 2020 il sostegno di Obama a Biden durante le primarie non fosse garantito. Alcuni giornalisti, che hanno seguito la campagna del 2020, hanno raccontato dei tentativi di Obama e del suo team di scoraggiare Biden dal proseguire il percorso delle primarie, inizialmente complicato per l’ex vicepresidente di Obama, e di dare spazio a personalità diverse e più giovani, come Pete Buttigieg (“Lucky: How Joe Biden Barely Won the Presidency”, di Jonathan Allen e Amie Parnes)

Questo genere di scontri sono riemersi qualche mese fa, quando proprio Axelrod ha suggerito a Biden di riflettere attentamente prima di candidarsi per la rielezione, criticando le sue capacità come candidato e comunicatore e manifestando preoccupazione per la sua età. Le dichiarazioni hanno portato il presidente a rispondere, secondo quanto riferito dalla stampa, definendo Axelrod “un coglione”.

Considerando i recenti scontri e tensioni tra Biden e alcuni membri dell’ex amministrazione Obama, il podcast potrebbe essere letto in modo ostile dalla squadra del presidente, specialmente considerando le difficoltà nei sondaggi e la crescente pressione politica. La presenza di Conway, una figura associata all’amministrazione Trump, potrebbe essere percepita come un ulteriore affronto da parte dei sostenitori di Biden.

Ma il problema è forse più complesso e riguarda il rapporto tra i media e il trumpismo. Da tempo infatti si discute della copertura mediatica estensiva di Trump, delle sue dichiarazioni, azioni e controversie. Per i media è fonte di ascolti ma può portare a un fenomeno in cui Trump domina i titoli e le discussioni, deviando l’attenzione da altri eventi o questioni significativi, trascurando altre storie e prospettive importanti.

Dopo la sua presidenza, tuttavia, molti sostengono che dare spazio acritico a Trump e ai suoi sostenitori sia pericoloso. Qualche mese fa Siva Vaidhyanathan sul Guardiaaveva criticato ad esempio l’incontro pubblico organizzato da Cnn tra Trump e dei cittadini,

“come se fosse solo un altro candidato e non un istigatore del violento sconvolgimento della democrazia americana e leader di una cospirazione per rovesciare i risultati delle elezioni nazionali”.

Si tratta, ha continuato Vaidhyanathan, del “massimo dell’irresponsabilità giornalistica”.

Ci sarebbe, sostengono i critici, un rischio di normalizzazione, che Conway sembra stia sfruttando, mettendo sullo stesso piano di altri politici sostenitori degli “alternative facts” e teorie della cospirazione che minano la società libera. Questa normalizzazione è stata anche evidente quando il New York Times ha pubblicato qualche mese fa un editoriale di Kellyanne Conway, trattandola come un esperto qualsiasi, nonostante il suo passato controverso e discutibile per la democrazia americana.

Una strana coppia nelle elezioni americane ultima modifica: 2024-05-13T14:57:03+02:00 da MARCO MICHIELI
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