“Acampada” veneziana. Occupate Ca’ Foscari e Iuav

ALESSIO BARBAZZA
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Università occupata! Palestina libera, università libera dal sionismo. Block the war

Lo striscione esposto dagli studenti sui balconi del rettorato universitario di Dorsoduro parla chiaro, anche Venezia risponde alla chiamata dei Giovani palestinesi d’Italia per l’intifada studentesca. A partire dalle ore 9.00 del 13 maggio è iniziata l’occupazione di Ca’ Foscari. Tuttavia, a Venezia, le manifestazioni sono tre. In particolare, da un lato ci sono il polo universitario di San Sebastiano e lo Iuav, con i presidi organizzati rispettivamente dall’Assemblea studentesca per la Palestina libera e dall’Assemblea permanente per la Palestina, dall’altro la sede centrale di Dorsoduro, con l’acampada del collettivo studentesco Li.s.c. (Liberi saperi critici). Si tratta di occupazioni parallele che, sebbene molto divergenti a livello organizzativo, presentano un obbiettivo comune, ovvero la denuncia del rapporto tra Ca’ Foscari e le università israeliane, oltre all’appello contro l’imminente invasione di Rafah. “Nessuna complicità con chi arma un genocidio” recitano alcuni dei cartelli esposti dagli studenti.

Manifestanti di Li.s.c. accampati nel cortile della storica sede centrale di Ca’ Foscari.

La protesta degli universitari veneziani si inserisce nel contesto dell’onda lunga delle manifestazioni contro la guerra a Gaza, che a partire dall’occupazione della Hamilton Hall alla Columbia University di New York, brutalmente repressa dalla polizia, si sono rapidamente espanse in tutta Europa, sino ad arrivare in Italia. Dopo le prime esperienze a Roma, Bologna e Napoli, il movimento si è progressivamente allargato, coinvolgendo sempre più atenei e arrivando, nelle scorse settimane, all’occupazione studentesca di Palazzo del Bo a Padova, con le tende degli studenti piantate nel cuore del polo universitario patavino. Seppur l’occupazione di Ca’ Foscari arrivi in ritardo, rispetto ad altre realtà italiane, l’evento può risultare emblematico di una nuova fase di questa “intifada”. A seguito della diffusione della protesta nei grandi atenei europei, prima, e italiani, poi, ora il movimento sembra avviarsi verso una penetrazione più capillare, coinvolgendo anche realtà universitarie minori. Accanto a Venezia e Padova, infatti, sono di questi giorni le notizie di occupazioni a Milano, Genova, Torino, Bergamo, Trento, Parma, Pisa, Siena, Firenze, Macerata, Bari, Cosenza, Palermo e Catania.

La prima decisione di piantare le tende e occupare Ca’ Foscari è arrivata nella mattinata del 13 maggio, a seguito della tentata irruzione di una rappresentanza di Li.s.c. alla seduta di preparazione del senato accademico, presieduta dalla rettrice Tiziana Lippiello, per chiedere l’interruzione dei rapporti tra l’ateneo veneziano e le università israeliane, oltre all’uscita della rettrice dal comitato scientifico della fondazione Med-Or, legata a Leonardo. Il collettivo ha dichiarato: “Non possiamo più accettare che il nostro studio venga messo a servizio della distruzione e della guerra”. La risposta del prorettore Antonio Marcomini, professore di chimica ambientale, è arrivata immediatamente: “non siamo un ministero degli esteri”. Una presa di posizione piuttosto controversa se si pensa che è proprio Marcomini a presiedere la Commissione senatoriale per i rapporti istituzionali con i Paesi extra-europei. La rettrice non si è smossa, affermando che non era quello lo spazio per avviare questo tipo di discussione, rimandando il tutto alla prossima seduta. D’altro canto, la rappresentanza di Li.s.c. ha dichiarato che quello spazio, allora, se lo sarebbero dovuti prendere da soli. In breve tempo le tende hanno iniziato ad apparire nel cortile della storica sede centrale di Dorsoduro. Per ora i vertici dell’ateneo non sembrano interessati ad avviare una procedura di sgombero nei confronti dei manifestanti, rimandando la discussione alla prossima seduta del senato accademico, prevista per mercoledì 22 maggio.

Cartello esposto dai manifestanti all’occupazione di San Sebastiano.

Proprio il confronto tra gli studenti e la rettrice rende questa occupazione particolarmente simbolica e sentita. Tiziana Lippiello, sinologa e docente di lingua cinese classica, infatti, è stata al centro di dure critiche da parte delle principali sigle della politica universitaria veneziana, venendo considerata una forte oppositrice del movimento antagonista studentesco. La rettrice è stata osteggiata, in particolare, per la sua proposta di una task-force per la gestione della contestazione studentesca, discussa al Viminale con il titolare del dicastero dell’interno Matteo Piantedosi e la ministra dell’università e della ricerca Anna Maria Bernini. L’accumularsi di tensione è quindi sfociato in uno scontro frontale e diretto tra studenti e dirigenza accademica, che cavalca un’ondata di protesta di respiro internazionale e, ormai, non più ignorabile. È la questione palestinese, tuttavia, a rimanere il focus dell’occupazione, come dichiarato dai ragazzi dell’Assemblea studentesca per la Palestina libera:

Sicuramente c’è del malcontento per altre questioni, ma l’intento collettivo è volto a denunciare la collusione dell’ateneo con lo stato israeliano e l’industria bellica.

Nel pomeriggio del 13 maggio, è stata proprio l’Aspl a chiamare una seconda occupazione, parallela a quella del rettorato, a San Sebastiano, una delle sedi principali del campus umanistico. Sebbene l’obbiettivo possa sembrare comune, ovvero una ridefinizione dei rapporti tra Ca’ Foscari e le università israeliane, oltre alle aziende accusate di armare l’Idf, come Leonardo, gli organizzatori tengono a sottolineare la differenza della loro protesta rispetto a quella portata avanti da Li.s.c. Nonostante la coincidenza di date, il presidio di San Sebastiano nasce a seguito di una discussione partita ormai una settimana fa, volta a rispondere alla chiamata dei Giovani palestinesi d’Italia per il 15 maggio.

Il loro “accampamento” si presenta piuttosto ben organizzato. Le tende ricoprono completamente il cortile interno, mentre nell’edificio è stata allestita un’aula studio, dove poter convocare l’assemblea giornaliera, e persino un ufficio stampa, per mantenere i contatti con i giornali locali e, nel caso, chiarire i motivi della propria lotta. Anche i dipendenti della portineria appoggiano i ragazzi e spesso li si può trovare a dialogare con gli studenti. Molti dei manifestanti sono pendolari, per lo più da Mestre, ma non mancano le presenze dall’entroterra. Ciò rappresenta certamente una sfida logistica ulteriore per gli organizzatori, impegnati nella gestione dei turni notturni per il mantenimento del presidio. Nonostante alcune defezioni, e il maltempo, il via vai di persone è continuo. C’è una grande vivacità tra i manifestanti. Nessuno, però, vuole farsi fotografare. Si preferisce evitare qualsiasi ulteriore screzio con l’università, ma sono in molti a temere, anche, le possibili ripercussioni.

La sede di San Sebastiano, parte del campus umanistico veneziano, occupata dall’Assemblea studentesca per la Palestina libera.

Le richieste degli studenti appaiono piuttosto radicali, arrivando a richiedere le dimissioni della rettrice, accusata di complicità nel massacro del popolo palestinese, oltre ad una presa di posizione di Ca’ Foscari sul conflitto:

Quello che pretendiamo:

Le dimissioni della prof.ssa Tiziana Lipiello, rettrice dell’Università Ca’ Foscari e coordinatrice degli affari internazionali del Crui, dalla fondazione Med-Or o, in alternativa, dai suoi incarichi istituzionali.

L’interruzione di tutti i rapporti del nostro ateneo con lo stato e le università israeliane e le aziende dell’industria militare.

La condanna ufficiale da parte dell’ateneo del genocidio del popolo palestinese ad opera di Israele e dei 76 anni di occupazione che lo hanno preceduto.

La scelta di utilizzare parole così forti e, per molti aspetti, controverse non appare casuale e sottolinea la volontà di rendere evidente la radicalità delle proprie posizioni. Ci si può tuttavia chiedere se in questa scelta, legata alla drammaticità del momento, l’assemblea abbia valutato il peso che l’utilizzo di una certa terminologia può avere su determinate sensibilità, soprattutto in una città multietnica come Venezia, caratterizzata da una forte componente di origine ebraica.

Nei giorni scorsi alcune richieste simili, portate avanti dai manifestanti di Milano e Padova, sono state accolte dai rispettivi atenei. L’Università degli studi di Milano, nel corso dell’ultimo senato accademico, si è impegnata a ridefinire i rapporti di ricerca più controversi e ad avviare delle raccolte fondi da devolvere alla popolazione palestinese. Dal canto suo, l’Università di Padova, il 14 maggio, ha pubblicato su X un comunicato, nel quale dichiara come il senato accademico esprima:

Sconcerto e profonda preoccupazione per l’ulteriore drammatico evolversi del conflitto, condotto con ingiustificabile accanimento dall’esercito israeliano ai danni della popolazione civile palestinese, alla quale vanno sentimenti di vicinanza e solidarietà.

Una presa di posizione piuttosto netta, con l’università che, nel corso del comunicato, si impegna a stanziare fondi per le borse di studio a favore degli studenti palestinesi rifugiati e:

Ad inserire negli accordi di ricerca un richiamo esplicito all’articolo 15 del Codice di integrità della ricerca dell’Università di Padova, intendendo in tal modo richiamare l’attenzione dei ricercatori sul rispetto dei principi etici alla base dell’operato del nostro ateneo.

Bisognerà tuttavia vedere se ad una dichiarazione così forte seguiranno poi dei fatti concreti.

Nei giorni scorsi ha stupito il silenzio dello Iuav, storicamente uno dei poli politici principali per gli studenti veneziani. A San Sebastiano, tuttavia, si sono dimostrati sin da subito fiduciosi:

Alcuni studenti dello Iuav ci hanno contattato e vogliono cominciare la mobilitazione in collaborazione con noi.

È di poco fa, infatti, la notizia della terza occupazione, portata avanti dagli studenti dell’istituto di architettura. Il Senato degli studenti di Iuav ha denunciato un sabotaggio, da parte dell’università, dell’evento No universities left, che si sarebbe dovuto tenere ai Tolentini nel pomeriggio del 16 maggio per discutere riguardo la questione israelo-palestinese. Gli studenti hanno deciso di riunirsi ugualmente, organizzandosi nell’Assemblea Permanente per la Palestina, appoggiata pubblicamente sui social anche dall’Unione degli universitari di Venezia, in particolare, tramite la lista Students union Iuav, e avviando in serata un presidio presso la sede dei Tolentini, dopo una “camminata spontanea” che ha attraversato la città al grido di: “Palestina libera!”. Alle 14:30 del 17 maggio è stato pubblicato un comunicato ufficiale da parte degli occupanti, con la richiesta ai vertici universitari di maggiore chiarezza circa i rapporti con Med-Or e di una presa di posizione forte sulla situazione umanitaria a Gaza.

Sebbene il corpo docenti non presenti, ovviamente, una posizione unitaria, diversi professori hanno manifestato il proprio appoggio agli studenti, aderendo alla richiesta di maggiore chiarezza circa il rapporto tra l’Università di Venezia e l’industria bellica nazionale. Il professor Filippo Maria Pontani, docente di filologia classica, si è apertamente schierato con i ragazzi, denunciando l’ingresso della rettrice in Med-Or ed evidenziando il doppiopesismo rispetto alle decisioni ben più drastiche prese ai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina. In questi giorni è previsto un incontro del Comitato guerra e pace, composto da professori di Ca’ Foscari, per discutere sulla situazione in corso.

Il programma dell’occupazione a San Sebastiano.

Al giorno 16 maggio, il quarto dell’occupazione, i manifestanti si dimostrano certamente provati e ben consci dei rischi che corrono aderendo a una simile iniziativa; tuttavia, mantengono ben salda l’idea di portare avanti la loro battaglia almeno sino al 22 maggio, ovvero il giorno della seduta del senato accademico. Va inoltre citato che il 15 maggio ha assunto per gli occupanti una valenza simbolica, coincidendo con l’anniversario della Nakba, la quale ricorda l’esodo del popolo palestinese a seguito della guerra del 1948. Nel corso della giornata alcuni studenti hanno interrotto le lezioni per lanciare ai propri colleghi un messaggio circa la questione palestinese. Non è ancora noto quanto durerà l’occupazione o se prossimamente si alzerà il livello dello scontro politico, né, d’altro canto, se la rettrice intenderà assecondare, almeno parzialmente, le richieste dei manifestanti. Ciò che è chiaro è che gli studenti non sembrano più disposti a stare a guardare e sono pronti a far sentire la propria voce, prendendosi autonomamente uno spazio all’interno della complessa discussione sul ruolo delle università nel quadro rovente del conflitto israelo-palestinese.

Immagine di copertina: La sede del rettorato di Ca’ Foscari, a Dorsoduro, occupata dagli studenti.

“Acampada” veneziana. Occupate Ca’ Foscari e Iuav ultima modifica: 2024-05-16T23:29:39+02:00 da ALESSIO BARBAZZA
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