L’ottimismo della ragione

In “Le cose non sono come sembrano. Perché la vita è meglio di come la immaginiamo” Paolo Legrenzi lancia un messaggio di fiducia nelle capacità della mente umana di formulare percorsi positivi.
MARTA D'AGOSTINO TORTORELLA
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Ma come sono le cose, come sembrano?

No, le cose non sono come sembrano e la vita è migliore di come noi la pensiamo. A questa e ad altre domande cruciali risponde il veneziano Paolo Legrenzi nelle oltre duecento pagine del suo ultimo libro (P. Legrenzi, Le cose non sono come sembrano. Perché la vita è meglio di come la immaginiamo, ed. Solferino Milano 2023).

Nella parte iniziale del suo contributo, articolato in quattro capitoli con una prosa scorrevole eppure puntigliosa, l’autore propone sei domande cruciali che modula sulla scorta, da un lato delle conquiste delle scienze cognitive, dall’altro con l’acquisizione e l’elaborazione di una imponente bibliografia. Insomma un libro fatto con altri libri, ma non per questo non originale o poco interessante.

Segue poi la formulazione di un meccanismo – la “abituazione” – che l’autore dichiara “elusivo, sfuggente, e, nel contempo, fondamentale della vita della nostra mente”. Come spiega Legrenzi, quando certe cose fanno parte del nostro vissuto e sono in generale acquisite, noi le passiamo in una sorta di sottofondo del quale finiamo per perdere in parte la percezione, ma che ci apre al nuovo, permettendo alla nostra mente di intraprendere la strada verso altri orizzonti. Questo meccanismo è diverso dall’abitudine che resta nel patrimonio della nostra mente e che ha un carattere più attivo, più consapevole. 

Una disamina del pessimismo della paura e della genesi delle guerre occupa il penultimo capitolo, mentre l’ultimo è dedicato alle sfide del futuro.

L’autore sviluppa una prosa accattivante, permeata di ottimismo e di fiducia nelle capacità della mente umana di formulare percorsi positivi. Capacità che ha come ricaduta, da un lato, un sentimento gioioso della vita, non a caso esplicitata con la disamina del famoso film “La vita è meravigliosa” del regista Frank Capra, e dall’altro, una opposta analisi del Male, superato insieme con le guerre attraverso il filtro di una concezione positiva delle capacità umane di attrezzarsi per il futuro, nonché di possedere una natura capace di cogliere i possibili errori di valutazione nei momenti topici, prima che essi sviluppino le loro capacità distruttive. Ne è un esempio, riporta Legrenzi, la mancata reazione del colonnello Stanislav Petrov nel settembre del 1983 a quello che negli schermi radar sembrava un attacco missilistico degli USA contro l’URSS che giustamente pensò dovuto a una interferenza, salvando la terra da una guerra nucleare.

In una epoca come questa, segnata dalle guerre (il libro è stato scritto prima dell’aggressione di Hamas ad Israele e dell’inizio della risposta militare israeliana contro la striscia di Gaza e la sua popolazione inerme che mette oggettivamente a dura prova l’ottimismo) l’autore lancia un messaggio che sembra lontano dal nostro sentire comune, forse permeato da quella che Paolo Legrenzi chiama “psicologia ingenua”, diremo noi psicologia spicciola. Lontana quest’ultima dalla psicologia cognitiva che indaga invece i principi che governano la mente e dove la divulgazione si sposa con la scienza. 

Un libro comunque interessante e articolato, alquanto diverso dagli agili libretti con la rivisitazione di concetti che assumono un tratto rivoluzionario ai quali ci aveva abituato Paolo Legrenzi – viene alla mente soprattutto Frugalità (2014) – la cui elaborazione potrebbe a ragione costituire la base di un moderno pensiero laico e democratico.


Immagine di copertina: Il poster del film La vita è meravigliosa

L’ottimismo della ragione ultima modifica: 2024-05-19T20:11:42+02:00 da MARTA D'AGOSTINO TORTORELLA
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