Quelli erano giorni

“Le storie di Pigi” dentro la storia segnata da decenni cruciali per la sinistra italiana. Il bel libro autobiografico di Pier Luigi De Lauro.
ANDREA BIANCHI
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C’è la Storia e ci sono le storie. Il libro s’intitola Le storie di Pigi, sottotitolo Milano e Roma tra il ’68 e la svolta della Bolognina (Zacinto edizioni). Le storie sono quelle dell’autore, Pier Luigi De Lauro, la Storia è quella dei movimenti studenteschi e delle lotte operaie degli anni Sessanta e Settanta, delle stragi neofasciste e delle trame, del terrorismo, del Pdup, del Pci e della sua trasformazione. E, da altra angolazione, quella del giornalismo politico, dove, dagli anni Novanta e per un ventennio, Pigi nella redazione politica dell’agenzia Dire ha seguito e raccontato le molte trasformazioni del nostro sistema partitico e istituzionale. 

L’autore si racconta in queste pagine come figlio di una famiglia medio-borghese, destinato a vivere una vita normale, ma così non è stato. De Lauro ha attraversato le grandi vicende della seconda metà del Novecento italiano. Scrive: “Nato a Roma (per fortuna), trasferitomi a Milano (per fortuna) con la famiglia, ritornato a Roma (per fortuna) dove vivo”. A Milano arriva molto giovane con la famiglia per il trasferimento del padre andato a lavorare in un quotidiano appena nato, Il Giorno. Gli studi, alcuni lavori, ma soprattutto la politica. Il suo diciottesimo compleanno cade nel 1968. Militante del Movimento studentesco, a Milano udì lo scoppio della bomba di piazza Fontana (17 morti e 88 feriti) “cioè l’inizio di tutto” scrive nella bella prefazione al volume Mario Lavia, un giornalista che ha condiviso con De Lauro per molti anni il desk di Montecitorio dell’agenzia Dire.

La scelta del Movimento studentesco fu per Pigi dettata da convinzioni politiche (“e anche in modo irrazionale”, sottolinea). Ad esempio, il Movimento rispetto a Avanguardia operaia, Potere operaio, Lotta continua, criticava duramente i partiti della sinistra – Pci e Psi – ma non li considerava come “un nemico del popolo come ritenevano altri”. Qualche anno più tardi aderisce al neonato MLS, il Movimento lavoratori per il socialismo. Siamo nel 1976. Poco dopo De Lauro lascia il lavoro (ben remunerato) di venditore di ghisa e carbone: “Mi licenziai per diventare un funzionario politico (pagato molto, molto meno)”. Per il funzionario politico inizia una nuova stagione. Nel giro di poco tempo, Pigi diventa uno dei capi del servizio d’ordine dell’MLS, erede diretto del servizio d’ordine del Movimento studentesco. Per tutti, in quegli anni e per quelli a venire, i katanga.

La violenza, in quella stagione, si respirava ogni giorno “fino a rimanerne assuefatti”, scrive ricordando quella esperienza. Ma, aggiunge con una punta d’orgoglio, che il MLS fu probabilmente “l’unico gruppo della sinistra extraparlamentare a non contribuire con propri ex militanti al terrorismo”. Del resto, era questa una delle ragioni degli scontri (spesso violenti) del MLS con Autonomia operaia. A molti anni di distanza, Pigi critica quel clima di violenza che, come la nebbia, avvolgeva tutta Milano (e molte altre città italiane). Ora come allora contro il terrorismo, contro chi sosteneva di “non stare né con lo Stato né con le Br” – “No, non credo e non ho mai creduto che le due cose fossero da mettere sullo stesso livello”, scrive. Per questi motivi, o come si sarebbe detto allora, per garantire l’agibilità democratica della piazza (o dell’assemblea), De Lauro chiosa:

Insomma, senza ipocrisie è bene dire che usare le maniere forti per evitare guai maggiori non è sempre sbagliato e, come diceva Nelson Mandela, uomo del dialogo e della pace. ‘La non violenza è una buona politica quando le condizioni lo consentono’.

Ma rivendica anche, prendendo in prestito le parole di Alfonso Gianni in occasione dei funerali di Luca Cafiero, uno dei leader indiscussi dell’MLS, cosa hanno rappresentanto quegli anni per l’Italia intera:

Non a tutti è dato di vivere una stagione come quella che noi abbiamo vissuto. Siamo stati fortunati, fortunati di vivere, con la generosità e spudorata allegria dei giovani, anni duri e crudeli, che hanno cambiato la cultura e la vita quotidiana, la musica e il costume, la famiglia e la sessualità, la scuola e la fabbrica.

Anni che hanno dato parola a chi non l’aveva, gli studenti nelle scuole e nelle università, gli operai nelle fabbriche, i figli nelle famiglie, i fedeli nelle chiese. Per concludere: “Anni che hanno reso l’Italia un po’ più moderna, un po’ più colorata, un po’ più democratica”. 

Il clima di quegli anni (e qualche funzionario dello Stato), però, suggerisce a De Lauro di lasciare Milano. Le condizioni ambientali non gli consentono di restare nei dintorni del Duomo. Nel 1979 c’è il ritorno a Roma. 

Nella capitale, si apre una nuova stagione. Il funzionario De Lauro partecipa attivamente alla unificazione del MLS con il Pdup. Il suo lavoro: organizzazione e, ovviamente, l’ufficio  stampa. Dura poco. Perché nella seconda metà del 1984 il Pdup entra nel Pci:

Avremmo preferito entrare nel partito di Berlinguer, ma il segretario era morto nel giugno precedente. Ad accoglierci fu il nuovo segretario, Alessandro Natta che, per ironia della sorte, era lo stesso che aveva radiato i compagni del manifesto molti anni prima. “Da Natta a Natta” titolarono infatti molti giornali.

La federazione romana di via dei Frentani diventa l’ufficio di Pigi. Sua la responsabilità dell’ufficio stampa. Nel mare grande, quello del Pci, De Lauro, all’inizio un po’ timoroso, “nuota bene”. Tanto da arrivare nel giro di pochi anni a Botteghe Oscure. La destinazione? Sempre l’ufficio stampa. Sarà uno degli addetti stampa di un gruppo diretto con grande autorevolezza da Iginio Ariemma che seguirà passo passo la svolta della Bolognina di Achille Occhetto (da leggere il ritratto che De Lauro fa nel volume dell’ultimo segretario del Pci). Un legame forte che lo accompagnerà per molti anni.

Ma le vicende del Pci che sta per diventare Pds incalzano: il responsabile della comunicazione in segreteria del Pci, Walter Veltroni, lancia nella seconda metà degli anni ottanta la “sinergia rossa”. Riaprono testate storiche Paese Sera a Roma, L’Ora a Palermo e apre i microfoni – siamo nel maggio del 1988 – Italiaradio, la radio del Pci. Nasce anche, in particolare per la determinazione di Tonino Tatò, l’agenzia di stampa Dire. E sarà proprio alla Dire che Pigi dismetterà i panni del funzionario di partito per abbracciare la nuova professione, quella giornalistica. Prima redattore, poi caporedattore del servizio politico dell’agenzia, ha raccontato l’Italia del CAF (ricordate? Craxi, Andreotti, Forlani), quella di Berlusconi, di Prodi, la nascita del Pd. Per chiudere il lavoro (in uffici stampa istituzionali), con il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti (2008-2013) e, nella legislatura successiva, con la presidente della commissione sanità Emilia De Biasi. E con un libro tra i molti, quello scritto insieme al Rettore emerito della Sapienza Renato Guarini: Sapienza e libertà. Come e perché Papa Ratzinger non parlò all’Univeristà di Roma.

Ci sono tanti ritratti e tanti episodi in questo volume, ma l’autore non me ne vorrà se concludo citando un solo ritratto e un solo episodio. L’episodio è quello della crisi dall’agenzia Dire sull’orlo della chiusura. De Lauro è stato un assoluto protagonista della salvezza dell’agenzia e le pagine che raccontano trattative, incontri e felice esito della vicenda restituiscono con particolare nitidezza quelle tormentate giornate. Il ritratto è quello dello zio Orlando.

Zio Orlando (Semproni di cognome, un romano doc insomma) era un comunista, votava Pci, leggeva tutti i giorni l’Unità. Faceva il falegname al Teatro dell’Opera (…) Un tipo preciso, con una filosofia che era anche un insegnamento di vita. Diceva spesso, prendendo spunto dal suo mestiere: ‘prendi tre volte la misura prima di tagliare.

Fu per lui che Pigi diventò comunista e della Roma (ma su quest’ultimo aspetto si può sorvolare). Resta invece la linearità di una biografia che dalla prima all’ultima riga è quella di una persona che ha scelto la sinistra e –  magari con qualche sbandamento – non l’ha mai tradita.

Il volume sarà presentato a Roma da Carmine Fotia, Mario Lavia, Vanni Piccolo, modera Francesco Serra di Cassano venerdì 31 maggio alle 21.00 presso la libreria Eli, Viale Somalia 50/A

Quelli erano giorni ultima modifica: 2024-05-20T20:45:38+02:00 da ANDREA BIANCHI
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