Damiano Tommasi, il sindaco in campo 

ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Lo vedevi in mezzo al campo, con quella cascata di riccioli neri, e pensavi a un modesto gregario del pallone. Poi lo vedevi giocare per qualche minuto e, d’improvviso, quel ragazzo all’apparenza timido e spaesato assumeva le sembianze di un rivoluzionario. Perché questo è stato Damiano Tommasi, dentro e fuori dal campo. Non era un campione ma neanche qualcosa di così diverso, quest’uomo che ha da poco compiuto cinquant’anni e che adesso fa il sindaco di Verona, dopo essere stato alla guida dell’Associazione Italiana Calciatori (A.I.C.) nonché faro della Roma del terzo scudetto, targato Sensi e Capello ma, soprattutto, Totti e Batistuta. Senza dimenticarsi di lui, Damiano da Verona, di professione centrocampista: un’intelligenza superiore, un carisma mite e fuori dal tempo, un protagonista silenzioso ma onnipresente, una guida per il resto della squadra, uno che non conquistava le copertine delle riviste rosa, raramente faceva capolino sulle prime pagine dei giornali, compresi quelli sportivi, ma la cui presenza si avvertiva eccome, come testimonia chiunque abbia avuto la fortuna di giocarci insieme e di conoscerlo da vicino. 

C’è stata la partita in cui ha contrastato, pressoché da solo, la Juve di Ancelotti e la volta in cui ha conquistato Bergamo, in uno stadio in cui di fatto si lottava nel fango; ha illuminato varie sfide della Nazionale e preso parte anche alla drammatica spedizione nippo-coreana del 2002, quando segnò pure un gol contro la Corea del Sud, prontamente annullato dall’ineffabile arbitro Moreno. Infine, si infortunò in maniera gravissima nel 2004, massacrato da uno spezzagambe nordirlandese che lo costrinse a star fuori per oltre un anno, e in quel periodo decise di guadagnare il minimo sindacale, 1.500 euro, per non percepire dalla Roma uno stipendio che riteneva di non meritare, non potendo aiutare la squadra come aveva sempre fatto. Questo è Tommasi, che oggi ha posto la sua anima, il suo cuore e il suo coraggio al servizio di una comunità ancora più importante, facendosi eleggere primo cittadino della città in cui è nato e contribuendo a renderla più giusta, dopo una stagione diciamo non edificante (per usare un eufemismo).

Lo vedi adesso, con il suo mezzo secolo e un’esperienza di vita assai maggiore rispetto a quando giocava, e ti rendi conto che nel calcio esistono ancora dei valori, delle persone straordinarie, gente così, che non lascia nulla al caso, che si sacrifica per gli altri e che prova a rendere il mondo migliore di come l’ha trovato. 

Cinquanta, caro Damiamo: ne hai ancora tante di partite da vincere! Auguroni per tutto ma, più che mai, per ciò che sei sempre stato e hai scelto di continuare a essere!

Damiano Tommasi, il sindaco in campo  ultima modifica: 2024-05-25T13:06:00+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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