Tradurre un sogno

Conversazione con il traduttore e studioso Carlo Alberto Petruzzi sulla sua traduzione del 'testo visionario' “Venezia di notte: sogno” dei fratelli Edmond e Jules de Goncourt, già quest’anno alla seconda edizione.
PAUL ROSENBERG
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i lettori di YtaliGlobal sanno già, probabilmente, che sono io il traduttore in inglese di molti degli articoli in italiano pubblicati su ytali. Tradurre è in effetti il mio lavoro e, a parte i testi per YtaliGlobal, traduco testi di storiografia italiana ma anche molti documenti aziendali. Quello che qui desidero puntualizzare non riguarda tanto la mia attività professionale, quanto i generi specifici di testo con cui mi cimento e che sono tutti letterali, fattuali, lineari e, soprattutto, verificabili. Se m’imbatto in dettagli nei testi di cui non sono sicuro, posso fare facilmente una ricerca o posso rivolgermi agli stessi autori.

Detto questo, sono certo che il mio “ramo” nel campo della traduzione sia notevolmente diverso da quello della traduzione di testi di narrativa o poesia, che immagino richiedano livelli di interpretazione culturale e linguistica che semplicemente non incontro nel mio lavoro. Nutro quindi una certa curiosità verso questo tipo di traduzione più artistica, soprattutto essendo stato subito stuzzicato dalla recente traduzione dal francese all’italiano di Carlo Alberto Petruzzi dell’opera Venise la nuit: rêve di Edmond e Jules de Goncourt, un testo davvero unico e impegnativo pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1886.

Edmond e Jules de Goncourt (laantiguabiblos.blogspot.com)

Edmond (26 maggio 1822 – 16 luglio 1896) e Jules (17 dicembre 1830 – 20 giugno 1870) de Goncourt, “francesi, fratelli, scrittori, in costante collaborazione tra loro, diedero un contributo significativo allo sviluppo del romanzo naturalista e ai campi della storia sociale e della critica d’arte” (Britannica.com). All’inizio della loro carriera, nel 1856-57, i due fratelli viaggiarono in Italia, tornando poi in Francia con scritti che alla fine diventarono Venise la nuit. La breve ed essenziale Introduzione e la nota alla traduzione di Carlo Alberto Petruzzi forniscono maggiori dettagli sul libro e su questo insolito progetto di traduzione, in cui figura anche un testo che Vittorio Pica, ammiratore dei Goncourt, così descrive:

In esso Venezia vi è rappresentata come una città incantata, come una città vista attraverso fantasmagorici veli di un sogno ed è descritta in una prosa poetica, che ha le fascinatrici esuberanze di colore dell’ultimo grande pittore veneziano, di Tiepolo.

È stato soprattutto un aspetto del lavoro di traduzione che ha attirato la mia attenzione. Il seguente: come ci si può avvicinare alla traduzione di un testo di oltre un secolo fa e scritto in uno stile così straordinario? Si tenga presente che il vero obiettivo di qualsiasi traduzione è che il testo sia reso come fosse stato scritto dall’autore stesso nella seconda lingua. Petruzzi ha evidentemente adottato un approccio attento, informato, da studioso, nel tradurre l’opera dei Goncourt, ma c’è anche un forte aspetto artistico e poetico da tenere presente. Per offrire un piccolo assaggio del testo (e, si spera, stuzzicare l’appetito del lettore), ecco un breve brano tratto da una scena ambientata ai Frari. Come nel libro, l’originale francese è presentato accanto all’italiano. Colpisce il ritmo del testo, un ritmo musicale, così come quello in italiano:

Il flottait dans toute la nef un musiqe suave, soupirante et gazouillante. Il semblait ce fu l’éveil et la prière du matin de l’aube, prenant voix part toute la terre. Des refrains, des chansons, des airs à danser, et des marches et des susurrements qui s’enhardissaient, et des trémolos badins, et des rythmes légers, et des gammes ondulantes et balancées, et des crescendo, que l’archet brise et renoue;

Aleggiava in tutta la navata una musica soave, sospirosa e cinguettante. Sembrava che fosse il risveglio e la preghiera mattutina, che prendesse voce da tutta la terra. Ritornelli, canzoni, arie di danza, e marce, e sussurri che diventano sempre più forti, e tremoli scherzosi, e ritmi leggeri, e gamme ondulanti e bilanciate, e dei crescendo, che l’archetto spezza, e rispezza, e riannoda

Mi è venuto così il desiderio di sapere di più di Petruzzi e della sua esperienza alle prese con questo testo. La traduzione è una pratica spesso associata – al giorno d’oggi – alla traduzione automatica e all’intelligenza artificiale. In effetti la tecnologia oggi fornisce, per usare un eufemismo, nuovi potenti strumenti al lavoro di traduzione. Al tempo stesso, però, il lavoro richiede ancora un intervento umano rigorosamente informato, non importa per che tipo di testo. Ricreare le associazioni autentiche contemplate nel testo originale è un lavoro da essere umano, non da computer. Questo è ancora più vero con un testo come Venezia di notte, scritto oltre un secolo fa, con uno stile unico e sperimentale. Qui il traduttore non deve essere solo interprete testuale, ma anche mediatore culturale e storico.

Carlo Alberto Petruzzi è stato così gentile da dedicarmi un po’ del suo tempo, rispondendo ad alcune domande sul suo lavoro. Qui di seguito la nostra conversazione.

Cosa ti ha portato a tradurre quest’opera in particolare? Hai avuto esperienza con altri testi esoterici francesi?
In precedenza avevo tradotto in italiano due racconti di Guillaume Apollinaire (Le Gastro-astronomisme e L’ami Méritarte). Per quanto riguarda Venise la nuit: rêve, sono stato subito attratto dal modo molto particolare in cui i fratelli Goncourt raffigurano Venezia. È un grande testo visionario concepito da due autori che in seguito si sarebbero rivolti al Naturalismo.

Nelle “Note sulla traduzione” dici che esisteva già una traduzione di quest’opera. Questa precedente traduzione ha influenzato il tuo lavoro?
Una precedente traduzione italiana del testo fu pubblicata nel 1944. Un’ottima traduzione. Nella mia edizione ho deciso di pubblicare il testo originale in francese insieme alla mia traduzione per consentire un confronto immediato tra i due testi. Ho incluso anche un’introduzione e una nota in cui ragiono sui miei criteri di traduzione. In Venezia di notte, Edmond e Jules de Goncourt fanno continuamente riferimento a Venezia, alla storia della città, alla sua letteratura, alla sua arte. Per aiutare il lettore, ho inserito alcune note a piè di pagina che chiariscono il contesto e l’identità delle personalità evocate nel testo.

Puoi dirci degli scogli in cui ti sei imbattuto come traduttore, penso al carattere decisamente non lineare e “sognante” di un testo come questo, dove la voce narrante cambia bruscamente, ed è spesso denso di allusioni?
Per raggiungere una dimensione onirica, quando fa riferimento alla storia e all’arte di Venezia, la prosa dei Goncourt confonde volutamente diverse epoche storiche. A volte la sintassi si fa molto complessa e difficile da seguire. Per preservare lo stesso ritmo dell’originale, ho optato per una semplice traduzione letterale, che in gran parte ha funzionato, grazie alla prossimità del francese e dell’italiano.

Un altro elemento interessante della traduzione è il tuo sforzo, come dici tu stesso, di mantenere le “imprecisioni” delle parole e delle frasi veneziane e italiane ascoltate e registrate da scrittori di lingua francese. Puoi dirci qualcosa di questo aspetto della traduzione?
Come ho detto, nel testo sono presenti diverse imprecisioni che potrebbero essere spiegate con l’atmosfera surreale e onirica del racconto, per non parlare delle difficoltà che i due francesi si trovarono a incontrare, alle prese con la fonetica italiana o veneta. Quando il libro uscì, Vittorio Pica, ammiratore dei fratelli Goncourt, lamentò che il testo era “pieno di parole in un italiano troppo bizzarro”. Ho cercato il più possibile di mantenere quei “termini bizzarri” poiché sembravano creare una salutare distanza tra il lettore di oggi e il mondo della Repubblica di Venezia. Nella traduzione italiana mi sono limitato a correggere qualche nome scritto erroneamente (Michele dall’Agata invece di Michele dell’Agata, Pietro Albogheti invece di Pietro Alborghetti; Zitta invece di Zita – il primo significa “muto” mentre il secondo è un nome femminile).

C’è un passaggio del testo che ti sembra in qualche modo particolarmente significativo? Accenni, ad esempio, alle figure retoriche che vanno preservate “in tutta la loro forza evocativa e immaginifica”. Puoi citare un esempio particolarmente riuscito e/o stimolante?
Probabilmente la lunga sequenza dei funerali di Antoine Watteau, il pittore francese che lavorò su molti temi della “Commedia dell’arte”. Durante il carnevale, il narratore/protagonista si trasforma nel Leone di Venezia. Dall’alto della colonna di Piazza San Marco può ammirare i domini della “Serenissima” – da Cipro e Creta fino ai domini interni di Bergamo e Brescia – in tutta la loro bellezza. La capitolazione di Venezia a opera delle truppe napoleoniche è resa magnificamente. Un soldato francese siede in fondo alla colonna fumando la pipa mentre poco a poco l’intera città crolla e sprofonda nella sua nuvola di fumo. Ma all’improvviso il narratore è svegliato dal cannone che annuncia l’apertura del porto di Venezia.

Per finire, complimenti per la seconda ristampa del libro quest’anno. Hai in cantiere altre traduzioni?
Attualmente sono concentrato su una serie di libretti d’opera in una traduzione cinese che ho iniziato con un collega qualche anno fa. Il linguaggio dell’opera è spesso arcaico e poetico, e si fa fatica, anche da parte dei madrelingua, a comprendere il pieno significato dei libretti. I libretti d’opera derivano solitamente da fonti letterarie preesistenti e i loro riferimenti culturali – la storia italiana o europea, la Bibbia, la mitologia greca o semplicemente la cultura e le abitudini occidentali – possono essere difficili da comprendere anche per gli studenti che conoscono perfettamente l’italiano. C’è un grande bisogno di strumenti simili.

Translation by Guido Moltedo


Tradurre un sogno ultima modifica: 2024-06-01T22:00:25+02:00 da PAUL ROSENBERG
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