Alvin Bragg, il grande accusatore di Trump. Un ritratto

MARCO MICHIELI
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Per la prima volta nella lunga storia della presidenza, un ex presidente americano è stato condannato da un tribunale per un crimine. L’ex presidente Donald Trump, attuale candidato repubblicano alle presidenza, è stato giudicato colpevole dalla giuria popolare, con un verdetto unanime, per aver pagato con 130.000 dollari l’attrice porno Stormy Daniels, poco prima delle elezioni del 2016. Michael Cohen, avvocato di Trump all’epoca, il fixer incaricato di occuparsi di eventuali problemi extra politici, ha testimoniato di aver pagato Daniels su richiesta del candidato repubblicano per comprarne il silenzio rispetto a un rapporto sessuale avuto nel 2006 con il futuro presidente. Per la giustizia americana Trump ha classificato in modo falso e illegale i rimborsi al suo avvocato per coprire il pagamento, violando la legge sui finanziamenti delle campagne elettorali e commettendo una frode fiscale.

Il giudice del processo pronuncerà la sentenza del giudice l’11 luglio, pochi giorni prima della convention repubblicana che incoronerà l’ex presidente come candidato (di nuovo) alla presidenza. Il giudice ha un’ampia discrezionalità nel scegliere la pena detentiva, da una qualche forma di libertà vigilata a una pena più lieve come una multa o un lavoro socialmente utile, fino alla prigione.

Al di là della pena, l’ex presidente deve comunque far fronte ad altri 57 capi d’imputazione in varie cause: una causa del Dipartimento di Giustizia per la detenzione di documenti di sicurezza nazionale nella residenza di Mar-a-Lago (conservazione intenzionale di informazioni sulla sicurezza nazionale, ostruzione della giustizia, occultamento di documenti e false dichiarazioni); una causa del procuratore della contea di Fulton (Atlanta, Georgia) per cospirazione con l’intento di sovvertire il risultato elettorale del 2020 (ieri una corte d’appello ha bloccato il caso); una causa del Dipartimento di Giustizia per il tentativo di sovvertire i risultati elettorali del 2020 (il processo, inizialmente previsto per il 4 marzo, è ora sospeso in attesa di una decisione della Corte Suprema che stabilisca se l’ex presidente debba essere immune da azioni penali). 

Per altre cause è già stato condannato ed è in attesa di ricorso. Lo scorso febbraio un tribunale sempre a New York l’ha giudicato colpevole in una causa per frode, imponendogli un pagamento di 355 milioni di dollari più interessi (Trump ha fatto ricorso in appello e il 25 marzo, il giorno in cui avrebbe dovuto pagare la cauzione, una corte d’appello ha ridotto l’importo da oltre 464 milioni di dollari a 175 milioni e un nuovo appello deve essere presentato entro l’estate). Trump ha anche dovuto affrontare un paio di cause per diffamazione da parte della scrittrice E. Jean Carroll, che ha dichiarato che Trump l’ha aggredita sessualmente in un camerino di un grande magazzino negli anni Novanta. Quando lui ha negato, Carroll l’ha citato in giudizio per diffamazione e successivamente ha aggiunto una denuncia per percosse. Nel maggio 2023, una giuria ha concluso che Trump aveva aggredito sessualmente e diffamato Carroll e le ha riconosciuto 5 milioni di dollari di danni. Una seconda causa per diffamazione ha prodotto una sentenza di 83,3 milioni di dollari nel gennaio 2024. Trump ha fatto appello a entrambe le cause e a marzo ha pagato la cauzione per gli 83,3 milioni di dollari.

Sostenitori di Trump di fronte al tribunale di Manhattan

Nel frattempo la normalità della campagna elettorale non sembra essere toccata dai processi dell’ex presidente. Il Partito repubblicano ha infatti unanimemente preso le difese di Trump e duramente attaccato Alvin Bragg, il procuratore distrettuale di Manhattan che ha ottenuto la condanna nel processo per il pagamento a Stormy Daniels. Alcuni politici repubblicani hanno anche promesso di aprire delle indagini sul procuratore. Il senatore del Kentucky Rand Paul ha invece dichiarato che Bragg dovrebbe essere messo in prigione.

Da quando ha deciso di portare a processo l’ex presidente, Bragg è diventato uno dei principali bersagli di Trump e dei repubblicani. L’ex presidente l’aveva definito, all’epoca dell’incriminazione, “una vergogna”, accusando il procuratore di essere un democratico “scelto e finanziato da George Soros”. Il giorno dopo le dichiarazioni di Trump, Bragg si è ritrovato dei manifestanti davanti gli uffici della procura che reggevano cartelli con la scritta “cercatelo su Google! George Soros finanziamenti al procuratore distrettuale Alvin Bragg.” Bragg ha anche ricevuto minacce di morte e insulti violenti e razzisti da parte di vari alleati di Trump.

Ma chi è Bragg? È uno dei cinque procuratori distrettuali della città di New York eletti direttamente dai cittadini. Democratico, è stato eletto nel 2022, dopo un’aspra campagna in primarie che lo hanno visto competere con altri sette candidati. È cresciuto e vive tuttora a Harlem, lo storico quartiere afro-americano a nord di Central ParkA differenza di Cyrus Vance Jr., il procuratore democratico che ha sostituito e che ha iniziato il processo contro Trump, e del predecessore di Vance, Robert Morgenthau, procuratore per trentaquattro anni (fino a alla veneranda età di novant’anni), Bragg proviene da una famiglia modesta (Morgenthau e Vance sono figli rispettivamente di Henry Morgenthau, segretario al tesoro di Franklin Delano Roosevelt, e di Cyrus Vance Sr, ex segretario di Stato di Jimmy Carter). 

La madre dell’attuale procuratore era insegnante di matematica al liceo; il padre ha diretto per diversi anni la Urban League locale – un’organizzazione storica che si batte per i diritti civili, la giustizia economica e sociale degli afroamericani e contro la discriminazione razziale -, per poi diventare direttore di rifugi per senzatetto. Bragg è molto legato alla storica Abyssinian Baptist Church, una mega chiesa battista, fondata nel 1808 da marinai dell’Impero d’Etiopia (allora conosciuto come Abissinia) che aiutarono la popolazione locale in una protesta contro la segregazione razziale all’interno delle chiese. La Abyssinian Baptist Church è stato un sito importante per la musica religiosa durante il periodo dell’Harlem Renaissance e rimane oggi uno dei centri principali della tradizione gospel di Harlem. Qui Bragg insegna tuttora alla scuola domenicale della chiesa. Quando si candida a procuratore nel 2021, il pastore della chiesa lo presenta come “un figlio di Harlem” durante l’affollato servizio della domenica.

Manifestanti anti-Trump di fronte al tribunale di Manhattan

Il procuratore ha anche fatto esperienza diretta del trattamento riservato dalla polizia ai giovani afroamericani. Quindicenne viene fermato per controlli di routine all’interno della politica “stop-and-frisk” della città di New York, una pratica che consiste nel trattenere temporaneamente, interrogare e a volte perquisire civili e sospetti per strada alla ricerca di armi e altri oggetti di contrabbando. Il programma è diventato oggetto di controversie poiché ritenuto strumento di profilazione razziale: il 90 per cento dei fermati nel 2017 erano afroamericani o latinoamericani, per lo più di età compresa tra i 14 e i 24 anni.

Bragg ricorda che all’epoca dei fermi

mi è stata puntata una pistola contro per sei volte, tre dalla polizia di New York durante fermi illegali e tre da persone che non erano agenti di polizia. Dopo il primo arresto con arma da fuoco da parte della polizia di New York, ho incontrato il nostro pastore, il reverendo Butts, che mi ha guidato su come presentare una denuncia civile. È stato l’inizio della mia attività d’impegno per i diritti civili.

Bragg è cresciuto nella New York della profilazione razziale, della discriminazione e delle disuguaglianze del sistema legale. Lui stesso ricorda quanto il caso dei Central Park Five – o meglio degli Exonerated Five – abbia avuto un impatto sulle sue scelte e sulla sua idea di sistema legale. Gli Exonerated Five erano cinque adolescenti neri e latini ingiustamente condannati per aver aggredito e violentato una donna bianca a Central Park nel 1989. Le loro condanne si basavano su confessioni forzate, senza alcuna prova che li collegasse al crimine. Nel 2002, dopo che il vero colpevole aveva confessato e la prova del DNA aveva confermato la sua colpevolezza, i cinque furono scagionati. Il caso mise in luce gravi difetti del sistema giudiziario, tra cui pregiudizi razziali e la cattiva condotta delle forze dell’ordine. I cinque scagionati hanno poi ricevuto un risarcimento dalla città di New York per la loro ingiusta detenzione. La vicenda è stata anche trasposta in una miniserie diretta dalla regista Ava DuVernay per Netflix dal titolo “When They See Us”All’epoca dei fatti Donald Trump chiese il ritorno della pena di morte per omicidio in un annuncio a tutta pagina pubblicato su tutti e quattro i principali quotidiani della città, compreso il New York Times.

Per Bragg la vicenda ha avuto un impatto importante, perché semplicemente poteva essere uno di loro:

[…] ogni giorno dovevo passare davanti a Central Park per andare da casa a scuola e andavo a Central Park per fare le cose che facevano i bambini, come giocare a basket. E questo non posso dimenticarlo. Anzi, credo che una generazione di noi sia cresciuta all’ombra di questo caso. E quindi non è qualcosa che posso dimenticare.

Il futuro procuratore frequenta poi il prestigioso Trinity School di Manhattan e poi viene ammesso ad Harvard, dove diventa ben presto presidente della Black Student Association dell’università. Dopo la Harvard Law School Bragg lavora per l’ufficio del procuratore generale di New York e poi direttamente per il procuratore generale, occupandosi di cattiva condotta della polizia (non riesce a vincere alcun processo, tuttavia).

In seguito diventa procuratore federale e avvocato per i diritti civili. E in questa veste ha rappresentato la madre del giovane Eric Garner, soffocato e ucciso dalla polizia nel 2014, nella causa contro la polizia di New York.

Quando decide di candidarsi a procuratore distrettuale, Bragg lo fa in un contesto estremamente complesso e competitivo. La riforma del sistema di giustizia penale era al centro dell’attenzione pubblica in seguito all’uccisione da parte della polizia di George Floyd nel 2020. E “il figlio di Harlem” si candida parlando del suo sogno di trasformare quello che è probabilmente il più importante ufficio di law enforcement del paese “per garantire sicurezza e giustizia a tutti i cittadini”.

Nella competizione l’avversaria principale è Farhadian Weinstein, che aveva lavorato con Eric Holder, l’amato e rispettato Attorney General – una sorta di ministro della giustizia – durante l’amministrazione di Barack Obama. Holder sostiene e appoggia la candidatura di Weinstein che ottiene numeri record nella raccolta di finanziamenti per una campagna per diventare procuratore distrettuale (2.26 milioni di dollari). Bragg raccoglie un po’ meno (1.33 milioni di dollari) ma conta su molti donatori individuali, fuori e dentro Manhattan. In questo contesto emergeranno le future accuse di Trump e dei repubblicani sui fondi ricevuti da George Soros. Il miliardario e filantropo statunitense ha infatti finanziato un‘associazione chiamata “Color of Change”, che si occupa di giustizia sociale e di diritti civili. L’associazione ha poi finanziato la campagna elettorale di Bragg.

Durante le primarie Weinstein, che propone una piattaforma programmatica moderata, è sostenuta dal Wall Street Journal, mentre Bragg viene sostenuto dai sindacati degli insegnanti e da moltissime personalità della comunità di Harlem, ottenendo anche il sostegno del New York Times. Bragg conduce una battaglia politica a partire da una piattaforma progressista. Sostiene la riduzione dell’incarcerazione ed elenca una serie di reati minori che non intende perseguire. Secondo Bragg, i due problemi che si devono affrontare – ridurre la violenza dovuta alle armi da fuoco e la responsabilità della polizia – sono due facce della stessa medaglia. Responsabilizzare gli agenti di polizia, sostiene, aiuterà a ricostruire la fiducia con la comunità, contribuendo così a rafforzare la sicurezza pubblica.

Posso dirvi che per esperienza pubblica ho avuto capitoli della mia vita in cui l’ultima cosa che volevamo fare era parlare con gli agenti di polizia. […] Abbiamo bisogno dei procuratori. Dobbiamo affrontare il crimine, ma non dobbiamo farlo nel modo in cui lo abbiamo fatto finora. C’è un modo per farlo con una partnership comunitaria. C’è un modo in cui possiamo farlo affermando l’ottimo lavoro che gli agenti stanno svolgendo, ma anche denunciando le atrocità che accadono, e questa è la mia realtà.

Rifiuta di sostenere le posizioni dei competitori a sinistra che vogliono dimezzare l’ufficio del procuratore distrettuale e critica duramente anche “l’eredità” di Vance, accusandolo di avere un diverso standard di giustizia per i ricchi e i potenti.

La potenza di fuoco finanziaria di Weinstein colpisce duramente Bragg nella parte finale della campagna per le primarie, quando l’avversaria tempesta di pubblicità negativa la città, accusandolo di essere una cattiva scelta per le vittime di violenza contro le donne. La pubblicità accusava le risposte a un questionario da parte di Bragg e di un altro candidato nel quale i due affermavano che avrebbero ritirato alcune accuse di violenza domestica, in particolare quelle in cui entrambe le parti avevano sporto denuncia l’una contro l’altra ma nessuna voleva proseguire. Nel frattempo, Farhadian Weinstein viene attaccata da un’inchiesta di ProPublica, che aveva scoperto che lei e il marito non avevano pagato praticamente nessuna tassa federale per diversi anni.

Quando Bragg vince le primarie e poi facilmente l’elezione generale – sconfigge il rivale repubblicano con l’83 per cento dei voti -, si ritrova alla guida di un ufficio di circa cinquecento avvocati – che supervisiona casi che spesso coinvolgono imputati con immensa ricchezza, fama e influenza – e che dispone di un budget di circa 150 milioni di dollari (dipone inoltre di un fondo separato di ottocento milioni di dollari derivanti dalle confische, leggi Wall Street).

La luna di miele con i newyorchesi tuttavia dura poco. Poco dopo aver assunto l’incarico pubblica un memorandum che promette che il procuratore distrettuale non perseguirà più alcuni reati minori di basso livello per dare priorità alla riduzione della recidiva, all’aumento dei procedimenti penali per l’uso di armi da fuoco e al benessere dei sopravvissuti. Il memorandum diventa oggetto di enormi polemiche. E la vicenda si sovrappone alle inchieste su Donald Trump.

Il predecessore di Bragg, Vance, aveva iniziato a indagare su Trump nel 2019, esaminando dapprima i pagamenti in denaro non richiesti versati a donne per suo conto e poi espandendosi in un’indagine volta a stabilire se la società del presidente avesse ingannato i finanziatori o le autorità fiscali sul valore delle sue proprietà. Ostacolati dalle tattiche dilatorie del team legale di Trump e dall’interruzione dovuta al Covid-19, Vance non riesce a ottenere un’incriminazione prima di lasciare l’incarico.

Quando subentra a Vance, Bragg afferma che dovrà valutare l’indagine su Trump. Ed è molto cauto rispetto alla possibilità di portare l’ex presidente a processo. Il rischio che Bragg vi vede è che l’indagine assorba risorse e lo distragga dalla realizzazione del suo programma, dalla riduzione della violenza dovuta alle armi da fuoco alla revisione delle unità che si battono contro le violenze sessuali per renderle più “incentrate sui sopravvissuti”, alla “crisi umanitaria” a Rikers, il carcere di New York, da tempo in difficoltà.

Bragg avrebbe posto numerose questioni ai procuratori capo, Mark Pomerantz e Carey Dunne, che seguono il caso Trump. Impedisce loro di presentare prove contro Donald Trump a un gran giurì nell’ambito di un’indagine penale sul coinvolgimento di Trump in una frode per aver sopravvalutato i suoi beni (in seguito, il procuratore generale di New York Letitia James ha portato avanti con successo una causa civile contro la Trump Organization, in gran parte sulla base delle stesse prove portate avanti da Mark Pomerantz, che ha portato poi alla sanzione di 454 milioni di dollari contro Trump). Pomerantz e Dunne nel frattempo lasciano l’incarico, in protesta con la riluttanza di Bragg a perseguire l’accusa contro Trump. 

Bragg e il suo team continuano tuttavia a studiare il caso ed ad un certo punto il procuratore ritiene che valga la pena di riattivarlo. Il caso si guadagna molti detrattori, anche da parte di alcuni critici di Trump, che hanno sostenuto che la posizione della procura fosse debole, in parte per il fatto che si basava su leggi federali per elevare le accuse di reati minori a reati penali.

E oggi il procuratore che ha avuto un inizio difficile e ha dovuto far fronte ad enormi pressioni, anche da parte democratica, si gode la storica vittoria che dovrebbe riportarlo, si pensa senza problemi, ad essere riconfermato il prossimo anno, quando si terranno le nuove elezioni per il procuratore generale di Manhattan. 

Alvin Bragg, il grande accusatore di Trump. Un ritratto ultima modifica: 2024-06-06T22:05:29+02:00 da MARCO MICHIELI
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