Giappone. Con Tiziano sullo smartphone

Viaggio con i reportage di Tiziano Terzani in Giappone, dove quel futuro è diventato già il nostro presente.
PIER GIORGIO GIRASOLE
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[TOKYO]

Tra i tanti Paesi dell’Asia amati, vissuti e descritti da Tiziano Terzani, uno dei più grandi reporter di quelle latitudini a livello internazionale, il Giappone sembra forse essere quello meno preso in considerazione.

In effetti quando vi approdò, il giornalista toscano, che ricordiamo era la penna di Der Spiegel in Estremo Oriente, in linea con la massima “nessuno è profeta in Patria” che caratterizza molti Italiani, tra cui il sottoscritto, il Giappone era il meno asiatico dei suoi vicini.

Correva l’anno 1985 e fresco di espulsione dalla vicina Repubblica Popolare Cinese ai cui lidi tanto aveva anelato, Terzani si imbatte nel Giappone del benessere economico e da tutti visto e temuto come la possibile prossima superpotenza planetaria. Gli interminabili orari di lavoro degli impiegati in azienda, la dedizione militare nel settore operaio, e la tracotanza in quello commerciale, edilizio e culturale, erano i marchi distintivi di quell’epoca. Gli stessi immortalati in Tokyo-Ga di Wim Wenders datato anch’esso 1985. 

Tuttavia l’approccio che Tiziano sceglie per il Giappone si presenta già in una forma insolita. Soprattutto date le premesse qui sopra.

Uno dei primi incontri che il giornalista fa non è con impredintori di successo o esperti in pianificazione aziendale, ma con gli Hibakusha, ovvero i sopravvissuti dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Sembra che in questa scelta già si intraveda la vocazione pacifista che lo caratterizzerà negli ultimi anni. 

Poco dopo, spostandosi su Tokyo e Osaka, si interessa dell'”homo japonensis” in tutti i suoi aspetti. Il ritratto che ne esce risulta controtendenza rispetto alla visione del tempo.

Mentre da un lato il Giappone sembrava un Paese dominato da un sistema infallibile e destinato alla supremazia dei mercati globali, dall’altro le analisi di Terzani già si ponevano la domanda su quanto questo sviluppo economico/finanziario avesse dei benefici su chi lo stava producendo, con descrizioni tragicomiche di tanti impiegati privati di sonno, socialità ed empatia per un bene superiore ovvero la propria azienda. Il tutto ricordiamolo in anni in cui il lavoro straordinario non pagato, la precarietà della vita, del benessere e degli affetti erano ancora realtà “fantozziane” e lontane da quelle che l’Occidente conosce ora. 

Per molti Terzani descrisse eccessivamente male il Giappone mentre invece bisogna ammettere che fu in grado di mettere in luce gli effetti collaterali di un tipo di sviluppo economico con poca considerazione del singolo, considerato solo un tassello di un ingranaggio o un consumatore passivo, prima che queste contraddizioni si riproducessero da noi trent’anni dopo.  

Nel raccontare la fabbrica dei sogni dei giapponesi che studiano e lavorano senza alcuna aspirazione culturale, Terzani sembra vaticinare la società fatta di formazione a mero scopo utilitaristico e divertimento slegato da ogni riflessione, di buona parte dell’Occidente di oggi. Tra influencer, reality shows e stage formativi per giovanissimi. 

Non peraltro un reportage è dedicato ad una fabbrica di robot ai piedi del Monte Fuji quasi a dimostrazione del rischio della disumanizzazione della società dell’Intelligenza Artificiale verso cui ci stiamo incamminando. 

Le pagine del Giappone di Terzani, che abitava in zona Nakameguro, su di una collina via via mangiata dall’asfalto e dal cemento, sono come delle prugne sotto sale “umeboshi”, per dirla alla giapponese. Il famoso ingrediente qui sopra  secondo i modi di dire locali rappresenterebbe un qualcosa che si può gustare solo dopo essersi abituati al sapore che di primo impatto lascia spesso interdetti. Per questo la descrizioni che Tiziano fa del Giappone se suonavano eccessivamente distopiche in un epoca in cui la classe media era la norma nel nostro Paese, oggi nel mondo del precario e utilitaristico impianto in cui ci troviamo, tutto suona famigliare e visionario. 

Come per la naturale avversione di Terzani alla guerra e a tutti gli orrori che si porta dietro. Esperienza che segnò il giornalista al punto di farlo diventare uno dei migliori nel descriverla e nell’osteggiarla. 

Ho sempre creduto che questa svolta verso l’Uomo oltre che la Storia che ci regalerà ritratti di Asia come Un indovino mi disse e Buonanotte, Signor Lenin fino a Un altro giro di giostra e le attualissime Lettere contro la Guerra, avvenne qui in Giappone. Nel momento in cui da giornalista di successo, come era Tiziano, fu colto da un dilemma. Continuare a narrare rischiando di chiudersi in una gabbia dorata, al pari di ancora tanti corrispondenti stranieri in Asia, oppure di ricominciare tutto da capo tuffandosi tra la gente, assaggiando le loro pietanze, bevendo dai loro bicchieri senza, cosa molto difficile, trasformarsi anch’egli in un locale ma restando, quindi, fiorentino “nelle budella”.

Nei diari da Daigo, paesino nelle dolci campagne del Tohoku meridionale, Terzani dice di essersi rasato il capo e di aver iniziato a godere della natura che lo circondava. Le bellissime lettere alla famiglia che ha sempre avuto il coraggio di portare con sé e coinvolgere nella sua Asia, ancor prima che i digital nomads nascessero, testimoniano per me oggi il grande salto interiore che trasformò uno dei migliori reporter del Mondo in uno dei suoi migliori osservatori e narratori. Avvicinandosi alle sue genti, ascoltandone le storie, annusandone i profumi. “Sentendo” oltre che “pensando”. 

Quindi a vent’anni dalla sua dipartita, seduto lungo i binari della stazione di Nakameguro a Tokyo e i suoi libri sullo schermo dello smartphone,  mi rendo conto di come questo Paese sia stato tanto importante per Tiziano e di come forse anche da questa sue esperienza su queste isole da sempre indomabili, si sia formato il pensiero originale e proiettato al futuro di uno delle migliori penne che la stampa abbia mai conosciuto. E che consiglio a chiunque voglia conoscere il Giappone e l’Asia oltre che valori universali come quello della Pace oggi terribilmente minacciato. 

Per questo, dopo che con i suoi libri mi ha sempre accompagnato in giro per il Giappone, desidero lasciargli su queste pagine un sentito “arigato, TT sensei!” 

Giappone. Con Tiziano sullo smartphone ultima modifica: 2024-06-09T14:17:27+02:00 da PIER GIORGIO GIRASOLE
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