La nuova Venezia di un ingegnere visionario

Eugenio Miozzi è stato ricordato nelle Sale Apollinee della Fenice con la presentazione di un volume a lui dedicato e curato da Clemens F. Kunsch, edito dalla Toletta.
BARBARA MARENGO
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Visionario, spirito innovatore, una vita di lavoro lunga, un professionista che ha lasciato un segno nella storia urbana di Venezia: Eugenio Miozzi, ingegnere (1889-1979), progettista di opere ben presenti nella vita della Venezia di oggi come il ponte degli Scalzi, il ponte della Libertà (costruito in 21 mesi dal 1931 al 1933), Rio Nuovo, Piazzale Roma e il garage comunale, il ponte dell’Accademia.

Capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Venezia negli anni del regime fascista, l’ingegnere bresciano ma veneziano di spirito è stato ricordato nelle Sale Apollinee della Fenice con la presentazione del volume Eugenio Miozzi, Venezia tra innovazione e tradizione 1931-1969 curato da Clemens F. Kunsch, edito dalla Toletta.

Il volume raccoglie documenti di archivio che la famiglia ha donato allo IUAV, oggi custode della memoria del progettista per la prima volta presentato nella versione italiana dopo l’edizione 2021 dell’editore tedesco Dom Publishers. Occasione importante, come ha sottolineato l’editore Giovanni Pellizzato, per riportare l’opera curata da Clemens Kunsch nella città dove Miozzi ha lavorato per oltre un trentennio.

Ponte Rio Novo

Alla presenza del curatore, di Davide Croff del quale Miozzi era nonno, di Guido Zucconi dello IUAV Istituto Universitario di Architettura, Venezia conosce la storia e il lavoro dell’ingegnere che la memoria cittadina ha dimenticato per lunghi decenni. Il Sovrintendente della Fenice Fortunato Ortombina ha partecipato alla presentazione ricordando il contributo di Eugenio Miozzi per quel che riguarda il restauro della Fenice avvenuto nel 1938 con l’innovativo scavo della fossa e il nuovo ingresso del teatro. 

Grazie al lavoro della squadra di curatori che ha permesso la pubblicazione delle differenti edizioni, la storia dell’architettura della Venezia più recente esce dalle pagine del bel volume corredato da foto, sanando quella che rappresenta una vera anomalia, il fatto che la prima opera su Miozzi sia stata pubblicata da un editore tedesco dopo che vita e opere dell’ingegnere erano state oggetto di una sorta di rimozione storica. 

La pubblicazione di questo volume rappresenta un segnale incoraggiante per scoprire e approfondire le ricerche sull’operato di Miozzi, spiega Kunsch, che come nessun altro ha segnato la storia urbana della città nell’ultimo secolo. 

Eclettico personaggio, l’ingegnere capo, autore di studi e progetti anche non realizzati, descritto come appassionato ammiratore di Venezia, strenuo fautore della necessaria trasformazione della città : con il rispetto e la salvaguardia del complesso di inestimabile valore che costituisce il tessuto e la forma urbis. 

I quattro volumi “Venezia nei secoli” da lui scritti rappresentano la testimonianza delle tante tematiche portate alla luce dall’ingegnere sulla storia della città, sulle tecniche costruttive, sulla tutela della città nel futuro, tema quanto mai attuale per la conservazione oltre a quella dovuta ai restauri, e soprattutto della struttura sociale oggi maggiormente minacciata dal costante declino del numero degli abitanti e dal crescente numero dei posti letto per i non residenti che fa sì che questa città diventi città museo, un artificio, un palcoscenico di visite ed esperienze effimere riducendo e condizionando sempre più la normale vita quotidiana.

Ponte della Libertà

Afferma Clemens Kunsch, che spiega come già cinquant’anni fa Miozzi fu autore di un opuscolo dal titolo ”Lo spopolamento di Venezia, cause e rimedi”, dove è descritto come indispensabile il restauro del patrimonio immobiliare con condizioni agevolate per contrastare i costi eccessivi oltre al miglioramento delle condizioni di accessibilità” che al tempo Miozzi riteneva avvenisse incentivando mezzi su strada. Annoso problema che da anni affligge la città con il nodo di Piazzale Roma e del Tronchetto. Sguardo preoccupato allora come oggi, lo stesso sguardo che i veneziani rivolgono alla loro città ed a tutti i problemi emergenti e irrisolti.

Modello e punto di riferimento per la famiglia, il Miozzi privato è stato ricordato dal nipote Davide Croff, come colui che ha trasmesso alla numerosa discendenza la passione per il lavoro, proiettato nel tempo a lungo termine con lungimiranza e amore. Amore che emerge anche dai progetti non realizzati, che fanno parte oggi dell’archivio donato allo IUAV.

 Spirito innovativo, il contenuto delle sue opere rappresentavano vere e originali soluzioni, esempio principe il ponte degli Scalzi, realizzato nel 1931, per il quale sono state utilizzate tecniche di costruzioni nuove. Croff lo ricorda come attento agli aspetti organizzativi e alla possibilità di trasformare i progetti in idee, testimonianza del suo lavoro. Il ponte della Libertà, quattro chilometri su trecento volte di pietra, costruito in due anni con le tecniche degli anni Trenta del Novecento, fu da lui voluto a quattro corsie pensando che il traffico automobilistico sarebbe aumentato come poi è avvenuto.

Ingegnere Eugenio Miozzi

Nel 1991 la famiglia Miozzi ha donato l’archivio dell’ingegner Eugenio allo IUAV, che ha pubblicato un piccolo catalogo che

squarciava il velo che da cinquant’anni copriva l’opera dell’ingegnere capo – ha ricordato il professor Zucconi – un silenzio che forse si spiega con l’idea di Venezia legata alla decadenza: idea paradossale che domina ancora oggi molte correnti di pensiero nonostante quasi il cinquanta percento della città sia stato modificato nei secoli. Turisti e molti veneziani sono convinti nel loro intimo che la storia sia finita nel 1797, quando Napoleone conquistò la Serenissima. Miozzi invece si colloca nello sforzo che la città compie da metà Ottocento, arrivo della ferrovia, per adeguarsi e omologarsi ai tempi.

Adeguamento che Napoleone – personaggio non troppo apprezzato in città – iniziò con la costruzione di ponti a unire le varie insule, dotando Venezia di servizi sociali come l’ospedale, adottando una mobilità simile a quella delle città moderne del tempo, e tutto questo al di là dell’idea romantica e nostalgica decadente legata all’isolamento.

Ponte degli Scalzi

Architetto della Grande Venezia quindi, Miozzi dona una nuova prospettiva alla città, inglobando il Comune di Malamocco Lido, Marghera, e la cintura di comuni intorno a Mestre, che necessitavano di infrastrutture importanti come ad esempio “il percorso che iniziava da piazza Barche a Mestre, si innestava via ponte all’epoca del Littorio verso Rio Nuovo e poi al Lido”, continua Zucconi. 

Studi come questi devono servire a riscrivere la storia di Venezia come città che rinasce dopo la profonda crisi psicologica, sociale ed economica di metà ottocento dopo la dominazione austriaca. Venezia città innovativa ebbe la prima legge in Italia sulle case popolari grazie al Senatore Luzzatti nel maggio 1903 e fu città industriale grazie al polo della Giudecca.

Occasione preziosa tra innovazione e tradizione, volume importante per analizzare studi e ricerche, progetti e visioni per una città che ha bisogno di salvaguardia e di uno sguardo fiducioso al futuro.

La nuova Venezia di un ingegnere visionario ultima modifica: 2024-06-11T13:30:00+02:00 da BARBARA MARENGO
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1 commento

Sergio Serra 12 Giugno 2024 a 14:01

Mi permetto di opinare sulla pubblicazione di un articolo palesemente agiografico. Si dimentica la convinta adesione al fascismo di Miozzi, funzionale p.es. all’operazione di sbancamento effettuata con l’apertura del Rio Novo (ricordo che tra i motivi per effettuare quell’operazione Miozzi vantava anche quello di eliminare definitivamente il ricordo della “Casa Rossa”, ossia della Casa del Popolo). Quanto all’opera “Venezia nei secoli”, vorrei ricordare che il volume dedicato alla storia di Venezia è una smaccata e indecente parafrasi – se non un vero e proprio “copia e incolla” – del libro di Antonio Battistella “La Repubblica di Venezia ne’ suoi undici secoli di vita”.

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