Non è più soltanto “quella sporca dozzina”

Inquinamento ambientale da PFAS, ovvero gli incerti confini delle terre dei fuochi.
GIULIO CABRINI
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“Si dovrebbe affermare che il diritto alla salute è un diritto tiranno, perché si tratta di un diritto non negoziabile” ci spiega Claudia Marcolungo, giurista ambientale1, parlando al margine di una giornata di studio per fare il punto sui PFAS, composti chimici perfluoroalchilici (PFAS, per- and polyfluoroalkyl substances)2. PFAS, un brillante ritrovato della moderna chimica inventato, prodotto e in uso sin dal 1940 per una vasta serie di oggetti da proteggere, da rendere impermeabili e per “durare per sempre”. Ormai migliaia di applicazioni negli oggetti di uso comune quotidiano, dalle pentole rivestite con teflon® ai tessuti d’abbigliamento, per citare i più comuni esempi (BOX 1). Portati alla ribalta da stampa e televisione, romanzati nella cinematografia, sono composti chimici motivo di nutrite manifestazioni di piazza, di decennali processi penali e civili, di attenta analisi delle Autorità per la protezione dell’ambiente e della salute di diversi Paesi.

 (immagine cortesia di Valentina Fuscoletti, Istituto Superiore di Sanità – Roma e di Sara Bogialli, Università di Padova)


Perché questo clamore sui PFAS? Nel 2001 la multinazionale 3M aveva interrotto la produzione dei PFAS a seguito di una azione legale che aveva visto la multinazionale DuPont perdente e obbligata a risarcimenti di centinaia di milioni di dollari per un massiccio inquinamento ambientale del composto perfluoroalchilico PFOA (perfluorooctanoic acid), il composto base per la sintesi del teflon®, che aveva comportato una morìa di bestiame in un allevamento della West Virginia, vicenda giudiziaria efficacemente descritta nel film Dark waters del 2019. Ma se il collegamento tra gli scarichi industriali di PFAS della DuPont era stato associato agli effetti letali nel bestiame abbeverato con acqua contaminata da PFOA, venti anni sono stati necessari per arrivare alla conclusione di un gruppo di 30 esperti di 11 nazioni della International Agency for Research on Cancer (WHO IARC) di Lione, agenzia preposta sui tumori dalla Organizzazione Mondiale della Salute (WHO), che solo nel novembre 2023 ha sciolto i dubbi residui classificando definitivamente il PFOA, il PFAS di maggiore diffusione nell’ambiente, come sicuramente cancerogeno (IARC Gruppo 1) ed il composto PFOS (perfluorooctanesulfonic acid) come probabilmente cancerogeno (IARC Gruppo 2B)3 per gli esseri umani, ci dice Vincenzo Cordiano4 (BOX 2), mentre la cancerogenicità di altri dei tantissimi PFAS è al momento del tutto ignota, né confermabile né escludibile (BOX 3). “I composti PFAS non sono più “quella sporca dozzina” di molecole di alcuni anni fa, ormai contiamo almeno 4.700 composti diversi, che possono aumentare a seconda delle definizioni che si usano. Solo pochi PFAS sono rilevabili e soprattutto misurabili quantitativamente con le tecniche di chimica analitica a disposizione dei laboratori di analisi e ricerca” ci dice Sara Bogialli5, esperta di chimica analitica di questi composti. 

A fronte della pericolosità accertata o potenziale per la salute umana, se migliaia sono i produttori industriali di oggetti contenenti PFAS, pochissime sono invece le possibilità di degradarlo ed eliminarlo. I PFAS sono molto persistenti e resistenti e si possono degradare ed eliminare quasi esclusivamente con inceneritori ad altissima temperatura, un costo elevatissimo per applicazioni su larga scala, ci dice Sara Valsecchi6, da anni coinvolta nella misura dei PFAS nelle acque di fiumi e falde del Norditalia. Un esempio veneto è stato il versamento nelle acque di scarico dei PFAS non degradabili prodotti dalla azienda Miteni nel torrente Poscola, affluente dell’Agno e Bacchiglione, che ha persistentemente contaminato la falda di acqua per uso potabile di un’area di 250 Km quadrati delle provincie di Vicenza, Verona e Padova nel centro della Regione Veneto con 150.000 abitanti, area definita come la cosiddetta “zona rossa dei PFAS” (Ytali 26 aprile 2017 Anna Collarin “La terra dei fuochi è in Veneto”). 

Solo in questi ultimi anni l’impatto dell’inquinamento delle acque potabili della zona rossa veneta dei PFAS ci ha confermato il rischio di accumulo di queste sostanze negli esseri umani. Elevati livelli di concentrazione di composti PFAS sono stati infatti misurati nel sangue della popolazione della zona rossa, ci dicono gli studi condotti da Cristina Canova7, una conseguenza della assunzione alimentare quotidiana dell’acqua per diversi anni dalla rete idrica pubblica inquinata. Le analisi condotte hanno evidenziato come nella popolazione del Veneto esposta a PFAS attraverso l’acqua potabile, la dose interna di tali contaminanti è associata a diversi biomarcatori, soprattutto di rischio cardiovascolare. Conseguenze sulla salute di questi abitanti? Un esteso studio epidemiologico condotto da Annibale Biggeri8, statistico ed epidemiologo, ha recentemente riportato che dal 1985 al 2018 nella zona rossa sono stati osservati 51.621 decessi contro i 47.731 decessi attesi, per un eccesso di 3.890 decessi, con una frequenza significativamente maggiore di tumori maligni al rene e al testicolo, nonché di patologia cardiovascolare9, un dato che fa molto pensare se messo in rapporto con le conclusioni IARC sul rischio di cancerogenicità dei due PFAS più comunemente presenti nella falda idrica contaminata, quali PFOA e PFOS. 

La zona rossa PFAS veneta, uno sfortunatissimo caso isolato? Non possiamo essere certi che sia solo un caso estremo e isolato. I PFAS sono diffusamente prodotti e difficilmente eliminabili, quindi la loro concentrazione è destinata ad aumentare. Inventati e prodotti come “composti eterni” sono ubiquitari nei solidi, liquidi e persino volatili nell’aria, dove diffondono nell’ambiente associati alle polveri sottili. Li assumiamo correntemente in quantità molto variabili non solo con l’acqua delle reti idriche ma anche con gli alimenti, soprattutto di origine animale. Il contributo maggiore deriva dai prodotti della pesca (pesci, molluschi, crostacei), seguiti dalle uova e, in minor misura, dalla carne, ci dice Flavia Girolami10, medico veterinario esperta di tossicologia dei residui. Ci mettiamo allora al riparo con una sana dieta vegetariana? Non ne siamo più così sicuri. Oggi almeno 37 composti comunemente usati per trattamenti antiparassitari in agricoltura contengono PFAS, ci dice Giovanni Beghini11, composti che possiamo ritrovare sui prodotti agricoli correntemente distribuiti nel mercato di tutti i giorni. 

Se la vicenda Miteni, a noi molto vicina, ha convinto molti dubbiosi che i composti PFAS nell’acqua e negli alimenti si accumulano nel nostro organismo e che vivere in aree contaminate potrebbe essere associato ad una maggiore frequenza di tumori e malattie cardiovascolari, sappiamo anche che la dimensione geografica del rischio non è limitata solamente in aree di inquinamento ambientale così massiccio come la zona rossa PFAS veneta. Il rischio è potenzialmente globalizzato, tanto da coinvolgere attivamente le Agenzie di protezione dell’ambiente e della salute umana Nordamericane ed Europee nel controllare il fenomeno ed intervenire con estesa informazione della popolazione generale. L’Agenzia Governativa USA per la protezione dell’ambiente (US EPA – Environmental Protection Agency) ha fornito materiale divulgativo per spiegare alla popolazione americana caratteristiche e rischi dei PFAS (PFAS explained by EPA) e come proteggersi dal rischio (BOX 4), mentre l’Autorità Europea per la Sicurezza degli Alimenti (European Food Safety Agency, EFSA) ha voluto definire i limiti massimi di assunzione alimentare di PFAS al di sopra dei quali aumenta il rischio di contrarre malattie, considerato che uno studio epidemiologico del 2015 del Centro Governativo USA di Controllo delle Malattie (CDC – Center for Disease Control) ha evidenziato la presenza dei più comuni PFAS nel sangue del 97% di individui inclusi in un campione di cittadini degli USA.12 

Se composti chimici così diffusi nell’ambiente si accumulano nel nostro organismo aumentando il rischio di malattie gravi e non sono eliminabili con facili procedure industriali, come uscire da questo vicolo cieco? Ci dice Annibale Biggeri “La soluzione è semplice, la storia dell’amianto ce lo ha già insegnato13: l’unica via d’uscita è mettere al bando la produzione industriale dei composti PFAS”. Un’altra difficile matassa da sbrogliare e interessi in conflitto da ricomporre. Se il diritto alla salute si potrebbe considerare un cosiddetto diritto tiranno, in quanto diritto non negoziabile, riusciremo a non negoziare? 

(immagine cortesia di Sara Bogialli, Università di Padova)

Note

1 Claudia Marcolungo, Professoressa a contratto di Diritto ambientale, Università di Padova

2 Convegno – International Society of Doctors for Environment ISDE Italia – Inquinamento da PFAS – Ordine dei Medici, Venezia, 1/6/ 2024

3 IARC News 1 dicembre 2023 su perfluorooctanoic acid (PFOA) e perfluorooctanesulfonic-acid (PFOS) (https://www.iarc.who.int/news-events/iarc-monographs-evaluate-the-carcinogenicity-of-perfluorooctanoic-acid-pfoa-and-perfluorooctanesulfonic-acid-pfos/)

4 Vincenzo Cordiano, medico chirurgo, ricercatore ISDE Italia

5 Sara Bogialli, Professore Ordinario di Chimica Analitica, Dip. di Scienze Chimiche, Università di Padova

6 Sara Valsecchi, Ricercatrice, Istituto di Ricerca sulle Acque, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Brugherio

7 Cristina Canova, Professoressa Associata di Statistica medica, Dip. Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova 

8 Annibale Biggeri, Professore Ordinario di Statistica medica, Dip. Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova 

9 Biggeri A, Stoppa G, Facciolo L, Fin G, Mancini S, Manno V, Minelli G, Zamagni F, Zamboni M, Catelan D, Bucchi L. All-cause, cardiovascular disease and cancer mortality in the population of a large Italian area contaminated by perfluoroalkyl and polyfluoroalkyl substances (1980-2018). Environ Health. 2024 Apr 16;23(1):42. doi: 10.1186/s12940-024-01074-2. 

10 Flavia Girolami, Professoressa Associata di Farmacologia e tossicologia veterinaria, Dip. Scienze Veterinarie, Università di Torino

11 Giovanni Beghini, medico chirurgo, ricercatore ISDE Italia

12 Lewis RC, Johns LE, Meeker JD. Serum Biomarkers of Exposure to Perfluoroalkyl Substances in Relation to Serum Testosterone and Measures of Thyroid Function among Adults and Adolescents from NHANES 2011-2012. Int J Environ Res Public Health. 2015 May 29;12(6):6098-114.                doi: 10.3390/ijerph120606098. 

13 diamo oggi per scontato che l’amianto, larghissimamente utilizzato in strutture ed oggetti della vita di tutti i giorni dello scorso secolo, sia messo al bando. In realtà la messa al bando ha comportato un lungo e sofferto procedimento. Classificato come sicuramente cancerogeno (Gruppo I) da WHO IARC in seguito alla riunione di un panel di esperti del 2-6 Ottobre 1972 (WHO IARC Technical report n.8/1973 – Biological effects of asbestos) è stata proibita dallo Stato Italiano l’estrazione, importazione, esportazione, acquisto solo a partire dalla Legge 257/92 del 27/03/1992.  

BOX 1 – I PFAS possono essere trovati in molti posti
I PFAS possono essere presenti nella nostra acqua, nel suolo, nell’aria e nel cibo, nonché nei materiali presenti nelle nostre case o nei luoghi di lavoro, tra cui:
Acqua potabile – nei sistemi pubblici di acqua potabile e nei pozzi privati ​​di acqua potabile.
Suolo e acqua presso o in prossimità di siti di rifiuti: discariche, siti di smaltimento e siti di rifiuti pericolosi.
Schiuma estinguente – in schiume acquose filmogene utilizzate per estinguere incendi a base di liquidi infiammabili. Tali schiume vengono utilizzate negli eventi di formazione e risposta alle emergenze negli aeroporti, nei cantieri navali, nelle basi militari, nelle strutture di addestramento antincendio, negli impianti chimici e nelle raffinerie.
Impianti di produzione che producono o utilizzano PFAS, ad esempio presso impianti di cromatura, elettronica e alcuni produttori di tessuti e carta.
Alimenti – ad esempio nel pesce catturato da acque contaminate da PFAS e nei latticini provenienti da bestiame esposto a PFAS.
Imballaggi alimentari – ad esempio carta resistente ai grassi, contenitori/involucri per fast food, sacchetti di popcorn per microonde, scatole per pizza e involucri di caramelle.
Prodotti per la casa e polvere – ad esempio negli idrorepellenti e antimacchia utilizzati su tappeti, tappezzerie, indumenti e altri tessuti; prodotti per la pulizia; pentole antiaderenti; pitture, vernici e sigillanti.
Prodotti per la cura personale – ad esempio in alcuni shampoo, filo interdentale e cosmetici.
Biosolidi: ad esempio i fertilizzanti provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue utilizzati su terreni agricoli possono influenzare le acque sotterranee e superficiali e gli animali che pascolano sul terreno.[fonte: Environmental Protection Agency USA – https://www.epa.gov/pfas/our-current-understanding-human-health-and-environmental-risks-pfas]

BOX 2 – Cosa sappiamo sugli effetti sulla salute
Gli attuali studi scientifici sottoposti a revisione paritaria hanno dimostrato che l’esposizione a determinati livelli di PFAS può portare a:
– Effetti riproduttivi come diminuzione della fertilità o aumento della pressione sanguigna nelle donne in gravidanza.
– Effetti o ritardi sullo sviluppo nei bambini, tra cui basso peso alla nascita, pubertà accelerata, variazioni ossee o cambiamenti comportamentali.
– Aumento del rischio di alcuni tumori, inclusi quelli della prostata, dei reni e dei testicoli.
– Ridotta capacità del sistema immunitario del corpo di combattere le infezioni, inclusa una ridotta risposta ai vaccini.
– Interferenza con gli ormoni naturali del corpo.
– Aumento dei livelli di colesterolo e/o rischio di obesità.
[fonte: Environmental Protection Agency USA – https://www.epa.gov/pfas/our-current-understanding-human-health-and-environmental-risks]

BOX 3 – Ulteriori effetti sulla salute sono difficili da determinare
Gli scienziati dell’EPA, di altre agenzie federali, del mondo accademico e dell’industria continuano a condurre e rivedere il crescente corpus di ricerche sui PFAS. Tuttavia, gli effetti sulla salute associati all’esposizione ai PFAS sono difficili da specificare per molte ragioni, tra cui:
– Esistono migliaia di PFAS con effetti e livelli di tossicità potenzialmente diversi, ma la maggior parte degli studi si concentra su un numero limitato di composti PFAS più conosciuti.
– Le persone possono essere esposte ai PFAS in diversi modi e in diverse fasi della loro vita.
– I tipi e gli usi dei PFAS cambiano nel tempo, il che rende difficile monitorare e valutare come avviene l’esposizione a queste sostanze chimiche e come influiscono sulla salute umana.
[fonte: Environmental Protection Agency USA – https://www.epa.gov/pfas/our-current-understanding-human-health-and-environmental-risks-pfas]

BOX 4 – Le persone possono essere esposte ai PFAS in vari modi
A causa della loro diffusa produzione e utilizzo, nonché della loro capacità di muoversi e persistere nell’ambiente, le indagini condotte dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Center fo Disease Control USA) mostrano che la maggior parte delle persone negli Stati Uniti è stata esposta ad alcuni PFAS. La maggior parte delle esposizioni conosciute sono relativamente basse, ma alcune possono essere elevate, in particolare quando le persone sono esposte a una fonte concentrata per lunghi periodi di tempo. Alcune sostanze chimiche PFAS possono accumularsi nel corpo nel tempo.
La ricerca attuale ha dimostrato che le persone possono essere esposte ai PFAS da:

– Lavorare in occupazioni come quella dei vigili del fuoco o della produzione e lavorazione di prodotti chimici.
– Acqua potabile contaminata da PFAS.
– Mangiare determinati alimenti che possono contenere PFAS.
– Ingestione di terreno o polvere contaminati.
– Aria respirabile contenente PFAS.
– Utilizzo di prodotti realizzati con PFAS o confezionati in materiali contenenti PFAS.
[fonte: Environmental Protection Agency USA – https://www.epa.gov/pfas/our-current-understanding-human-health-and-environmental-risks-pfas]

Immagine di copertina: Mappa dai siti di produzione e contaminazione dei PFAS (credit: Forever Pollution Project)

Non è più soltanto “quella sporca dozzina” ultima modifica: 2024-06-13T12:32:55+02:00 da GIULIO CABRINI
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