Bravo Macron!

PATRICK GUINAND
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Bravo l’artiste! La storia ha dimostrato ancora una volta come la megalomania di un uomo possa distruggere un Paese. Dalla sua prima elezione fino all’ultimo minuto preelettorale di domenica scorsa, 30 giugno, il presidente Macron ha sempre creduto nella sua infallibilità, come un Papa in politica, consacrato con un’unzione spirituale superiore ai comuni mortali. L’infallibilità presidenziale non è scritta nella Costituzione, nessun Concilio l’ha stabilita, la democrazia francese si è progressivamente dotata di tutele per evitare possibili eccessi di arroganza presidenziale. Ma senza dubbio ha confuso le elezioni presidenziali del 2017 e il Vaticano I, credendosi così santificato come Pastor aeternus. Convinto della sua onniscienza, del suo virtuosismo oratorio e in preda all’ossessione per se stesso, ha pensato bene di regnare da solo. Aggirando per sette anni, in nome della sua personale visione della politica per la Francia, tutte le istanze di confronto istituzionale predisposti dalla Repubblica.

Fonte: Le Monde

Risultato: nel giugno 2024 la Francia è bruna. Ciò che non accadeva dal 1940, sotto l’occupazione nazista, in sette anni Macron è riuscito a realizzare questa impresa.
Dopo la Liberazione, i meccanismi della democrazia francese erano riusciti a impedire che l’estrema destra salisse al potere. In caso di grave pericolo, come nelle varie elezioni degli ultimi anni, si è formato quello che è stato chiamato il “fronte repubblicano”, dove le forze tradizionali di sinistra e di destra hanno fatto appello all’unità, al di là delle loro divisioni, per impedire l’elezione dei rappresentanti dell’estrema destra. Anche Macron vi ha fatto ricorso, in particolare nelle elezioni presidenziali del 2022, vinte di misura, suonando la grande aria dell’“io, o il caos”, mentre durante il suo primo mandato aveva già fatto di tutto per smembrare quelle stesse forze tradizionali.

Oggi si tenta un fronte repubblicano in vista del secondo turno delle elezioni legislative del 7 luglio, ma si direbbe senza convinzione, ottimismo e nemmeno chiarezza da parte del clan macroniano. E lo stesso Macron, che ha sempre cercato di occupare la scena mediatica, è diventato impercettibile. Inascoltabile. Inascoltato. Tanto che i pochi candidati macronisti sopravvissuti alla disfatta si sono precipitati a rimuovere dai manifesti elettorali il ritratto di Macron, divenuto simbolo di sconfitta sicura.

Già qualche anno fa su ytali avevamo notato la tendenza del presidente Macron a dire tutto e il contrario di tutto, in nome del suo mantra “ma anche”, nominandolo ironicamente “Re Ossimoro 1°” (giugno 2017). Constatando i difetti del suo sistema oratorio e politico, è stato addirittura descritto come un “re quasi nudo” (agosto 2018), e addirittura come “Re Tartufo” (dicembre 2018), per adottare infine il neologismo di “macroner” (giugno 2022), per descrivere i suoi successivi giochi di prestigio sia nella retorica che nel governo.

Da allora, nonostante la sua genialità oratoria, i francesi hanno capito che le parole superbe nascondevano solo, nel migliore dei casi, tattica politica e, nel peggiore, un vuoto di significato. Che le parole di questo “virtuoso del pattinaggio artistico verbale”, come ha scritto un commentatore di Le Monde, si sono tradotte solo in una politica di disgregazione sociale, fatta passare la maggior parte delle volte a forza, a causa della mancanza di una maggioranza assoluta in Parlamento. E non sapendo dialogare e creando consensi mirati, “l’atteggiamento verticale, distante e condiscendente” del capo dello stato, secondo le parole del presidente del Senato, non facilita le cose. Così la parola macroniana è stata svalutata. E l’estrema destra ha fatto tesoro di questo stato di disintegrazione sociale e dal discredito delle parole presidenziali.

Sì, oggi Ossimoro I è nudo, non quasi nudo, il “macronage” è finito, demistificato, il macronismo è finito, come dice il suo ex primo ministro, e la Francia è in uno stato di grave crisi politica, che non avremmo mai voluto immaginare come tale.

Desistenze dell’ultimo minuto (molto più sistematiche – va notato – per i candidati di sinistra arrivati ​​al terzo posto e quindi con scarse possibilità di essere eletti, pur avendo il diritto di restare in campo, rispetto ai candidati del campo presidenziale nella stessa situazione), e le talvolta opache acrobazie elettorali intraprese d’urgenza per questo 7 luglio, rischiano di faticare a convincere gli elettori del primo turno, che sembrano pronti a confermare il proprio voto, o addirittura ad amplificarlo, portando a un’improbabile coalizione o a un parlamento ingovernabile. In ogni caso, il rispetto per la politica non crescerà.
E Macron, il brillante oratore del 2017, rischia di rimanere nella storia come il sovrano solitario dall’hybris debordante che ha saputo destrutturare la Francia, al punto che l’estrema destra può prendere il potere con la forza dei voti. Ancora bravo, monsieur Macron!

Bravo Macron! ultima modifica: 2024-07-03T13:25:44+02:00 da PATRICK GUINAND
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