Bandwagon sudafricano

Il Sudafrica avrà un governo di unità nazionale. Sarà una soluzione di ripiego o si aprirà un capitolo nuovo per quel magnifico paese? 
FRANCESCO MALGAROLI
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Il presidente Cyril Ramaphosa è felice. A un mese dalle elezioni del 29 maggio (solo il 40 per cento dei voti per l’African National Congress da lui guidata), ha un governo di unità nazionale (GNU l’acronimo sudafricano). Anche Nelson Mandela, allora capo dell’Anc, quando entrò in carica nel 1994 aveva stabilito che si dovesse fare un’operazione di inclusione, pur avendo la maggioranza assoluta. Oltre l’Anc dovevano partecipare nello GNU tutte le altre formazioni, compresi i razzisti che avevano comandato dal 1948 e l’ex presidente bianco FW De Klerk (che se ne andò via dopo due anni). Quando successe Thabo Mbeki nel 1999, il governo di unità si dissolse e da allora c’è stato solo un governo con la maggioranza che doveva avere almeno il 51 per cento dei voti.

Ora di nuovo l’Anc avrà un governo di unità nazionale. Sarà una soluzione di ripiego o si aprirà un capitolo nuovo per quel magnifico paese? 

Il matrimonio di interesse è innanzi con il Democratic Alliance, secondo partito per voti espressi (22 per cento), una formazione di centro, bianca con sfumature nere, una via di mezzo tra liberal e liberali, pro-business che tra le tante cose vuole finirla con la politica delle quote a favore delle imprese in mano ai neri. Non si sa se la miscela tra i due soggetti funzionerà, si domanda  perplesso Verne Harris, della Mandela Foundation in un pezzo scritto sul Daily Maverick.

C’erano altre possibilità per un formare un governo: l’Anc, l’Economic Freedom Fighter, e l’Inkatha Freedom Party – senza Da, che a giudizio nell’Eff sono più o meno razzisti; o addirittura l’Anc, Eff e Mk (il partito di Jacob Zuma). Una parte dell’Anc era pronta a quest’ultima soluzione, dopotutto le tre formazioni all’origine erano un’unica entità. Guardando ai numeri i tre sommati insieme raggiungono oltre il 60 per cento, un governo tra loro era possibile.

  

Il governo GNU guidato da Cyril Ramaphosa – 75 poltrone – in un cartoon di Zapiro

Le strade però sempre più divergono. 

Ramaphosa si può dire ha cercato (e scientemento trovato) proprio questo: la costruzione di un partito di centro-sinistra, moderato, favorevole alle imprese, con una politica fiscale molto prudente. Il risultato delle elezioni era una scintilla perfetta per far esplodere il fortino del partito. 

Ci è voluto un paio di settimane perché l’Anc e il Da giungessero a ratificare lo GNU. Poi domenica 30 alle nove di sera, Ramaphosa è andato in tv per presentare il suo esecutivo. Ci saranno venti uomini e donne dell’Anc, sei del Da, e sei per i partiti minori. Tra ministri e vice, dice l’analista Wayne Susmman, l’Anc avrà il 75 per cento dei ministri (oltre il Presidente e il suo vice). Non male come bottino. Ministri e vice come quello della finanza; del commercio e industria; dell’elettricità e energia, sono membri dell’Anc. 

L’elenco non serve a nulla, ma un poco di colore ci sta bene in questo GNU con una spolverata di sei nomi di tutte le tendenze.

Enoch Godongwana

Enoch Godongwana (African National Congress)

Quando nel 2021 venne nominato ministro delle finanze, la moneta perse valore. Un ex sindacalista di 67 anni, sposato, con un passato nel partito comunista sudafricano non era il benvenuto. Si ricredettero subito tutti e da allora è un uomo assai stimato: “Bisogna avere una dose di realismo e accettare una vera disciplina fiscale. Con le teorie astratte non si va da nessuna parte”. Quindi, bisogna agire con rigore. Ramaphosa aveva messo nelle sue mani le chiavi della cassaforte nel 2012,  e nel nuovo governo è stato confermato.

John  Steenhuisen

John  Steenhuisen (Democratic Alliance)

Il capo del Da si dice che era destinato a essere il vice-presidente. Ramaphosa è stato di altro parere e lo incasellato al ministero dell’agricoltura. Con idee di centro-destra, ogni giorno si alza e dice che il Da non è razzista. Il Da è al potere nella regione di Città del Capo, dove ha un serbatoio di voti bianchi e di colore, ma pochi neri, che lui tenta di attrarre. Dal 2020 è il leader del Da, creatura di Helen Zille ora presidente del partito. Ha 48 anni, è stato sposato con Julie Wright. Due figli, un divorzio burrascoso, ora ha avuto un altro figlio con Terry Beaumont.

Velenkosini Hlabisa

Velenkosini Hlabisa (Inkatha Freedom Party)

Il partito zulu creato nel 1975 da Mangosuthu Buthelezi nell’allora Natal, ora è in mano a lui. È stato proprio Buthelezi, nel congresso del 2019 ha dare la corona a Halabisa, 59 di età, con un plebiscito: cento per cento dei votanti sono stati per lui. “Piangiamo ma dobbiamo scrivere una pagina nuova” aveva detto alla commemorazione per Buthelezi del 2023. È stato nominato ministro alle tradizioni popolari, patrimonio da preservare, non distruggere.

 Gayton McKenzie

 Gayton McKenzie (Patriotic Alliance)

Cinquant’anni, è un vero capopopolo nel solco di Zuma o Trump. Sposato dal 2003 con Nicolle Joubert, è il sindaco di una piccola città del Karoo Centrale, e fondatore di un partito. Prima gangster (sette anni in carcere, liberato per aver denunciato la corruzione nella prigione in cui ‘soggionava’), si è riciclato predicatore, scrittore e poi politico. Uno dei locali di McKenzie era con Kenny ‘Shusi King’ Kunene – il ‘piatto’ principale servito era una ragazza stesa con le pietanze su tutto il corpo. Con lui ha fondato il Patriotic Alliance che tra i suoi cardini ha la xenofobia. Nominato ministro di sport, tempo libero e arte, una delle prime cose a cui tiene è la liberalizzazione delle corse di auto in circolo a grande velocità (spinning wheel), uno dei passatempo più comuni dei ghetti. 

Pieter Groenewald

Pieter Groenewald (FF+)

Il generale Constand Viljoen costituì nel 1994 il Freedom Front Plus, un movimento politico afrikaner che riteneva moderati i partiti boeri conservatori. Tra i fondatori ci fu Groenawald, 68 di anni. Ora è stato nominato ministro per le carceri, una cosa che gli afrikaner hanno fatto ‘meglio’ durante gli anni al potere. Il capo del FF+ ha subito detto che dei pasti si occuperanno i prigionieri. Le tasse che ognuno paga non devono incidere sul nostro bilancio. 

Ramaphosa, quindi, ha vinto, o almeno i mercati stanno premiando la prima scommessa che il Presidente ha fatto. Con lo GNU, da lunedì la moneta sudafricana vola.

Bandwagon sudafricano ultima modifica: 2024-07-04T19:10:55+02:00 da FRANCESCO MALGAROLI
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