Voulez-Vous gouverner avec moi?

La politica francese entra in una nuova fase di incertezza, con la necessità di trovare accordi per governare il paese. Il Nouveau Front Populaire arriva in testa. Tuttavia, nessuna coalizione ha raggiunto una maggioranza assoluta, complicando la formazione del governo. Il presidente Macron attende la strutturazione dell'Assemblée Nationale per decidere il prossimo passo. La situazione è resa più complessa dall'impossibilità di nuove elezioni e dalla necessità di evitare accordi con l'estrema destra.
MARCO MICHIELI
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[PARIGI]

Con la fine del secondo turno si apre una nuova fase della politica francese caratterizzata dalla necessità di trovare un accordo per governare il paese. Si tratta di una fase delicata e di non semplice soluzione, senza alcuna garanzia che possa concludersi con un governo e una maggioranza sufficientemente ampia. In ogni caso non saranno possibili nuove elezioni visto che il potere di dissoluzione del parlamento, potere fondamentale del presidente, non può essere riutilizzato nell’anno successivo alla dissoluzione. 

Il secondo turno ha visto l’affermazione della coalizione di sinistra Nouveau Front Populaire (NFP). Il NFP è risultato in testa per numero di deputati e fa meglio di Nupes, la precedente alleanza di sinistra che aveva 150 seggi. Oggi ne hanno 180. Sono anche cambiati i rapporti di forza interni, anche se La France Insoumise rimane il primo partito della coalizione, tallonato dai socialisti.

Ensemble, la coalizione del presidente Macron, resiste meglio del previsto ma passa da 250 deputati a 158. Renaissance, il partito di Macron, passa da 169 seggi a 98. Les Republicains (LR), il partito post-gollista, e alleati ottengono un buon risultato con 67 parlamentari.

Il Rassemblement National (RN) perde le elezioni, anche se passa da 89 deputati a 126, ai quali si aggiungono i 17 fuoriusciti LR. Un record storico per il partito di estrema destra.

Il risultato, che può apparire in controtendenza rispetto a quanto indicato dai sondaggi in queste settimane, è il frutto del buon funzionamento del fronte repubblicano contro l’estrema destra. Le desistenze nei triangolari e l’alta partecipazione hanno impedito a RN di ottenere la maggioranza assoluta e anche relativa. Sia la sinistra sia la coalizione presidenziale hanno approfittato delle desistenze e il risultato di oggi dipende essenzialmente dagli elettori che hanno scelto sistematicamente di opporsi al candidato RN nelle circoscrizioni. Non era scontato (e con qualche differenza, più “leali” gli elettori di sinistra, un po’ meno quelli di centro).

Come da tradizione il primo ministro Gabriel Attal ha annunciato le dimissioni ma ha anticipato che potrebbe rimanere a capo del governo durante la formazione di un nuovo governo e in occasione delle Olimpiadi. Un periodo che potrebbe essere molto lungo.

Si apre una fase inedita per la storia del paese. Mai una coalizione di sinistra e di destra hanno diretto insieme il paese durante la Quinta Repubblica, nata proprio per evitare l’instabilità delle coalizioni della Quarta Repubblica. Nessuno è in grado di rivendicare una maggioranza assoluta e nemmeno una maggioranza relativa che si avvicini alla maggioranza assoluta (289 seggi). Anche solo per governare con un governo di minoranza come ha fatto la coalizione presidenziale in questi due anni, con 250 seggi.

Quali sono le posizioni rispetto a possibili accordi parlamentari di governo? 

All’interno della sinistra, i leader dei quattro principali alleati (LFI, PS, Les Ecologistes-EELV e PCF) hanno ribadito ieri sera di essere in grado di governare, anche senza la maggioranza assoluta. Ma non si sa come. I partiti sono divisi su una possibile coalizione con i centristi ma un “no” è arrivato da Jean-Luc Melenchon che ha parlato per primo a sinistra e che non ha mai nascosto l’ambizione di essere primo ministro. Un’ambizione che è stata costantemente respinta dagli alleati in queste settimane. 

Mélenchon ha cercato di imporre una linea intransigente, in particolare sul programma del Nuovo Fronte Popolare, arrivando a dire di poter governare per decreti, anche con una maggioranza relativa estremamente ridotta.

Più sfumata la posizione del Parti Socialiste che guadagna una trentina di seggi rispetto al 2022. Il PS ha dichiarato che il programma dell’alleanza di sinistra sarà la sua “unica bussola” ma nel contempo ha anche riconosciuto che senza il sostegno esterno alla coalizione non è possibile governare, quando il segretario del PS, Olivier Faure, ha invitato il campo presidenziale a “non mescolare mai i [suoi] voti con quelli dell’estrema destra per impedire al Nuovo Fronte Popolare di governare”. Oggi Faure ha aggiunto di voler approvare la legislazione NFP con l’articolo 49.3 della costituzione che consente al governo di evitare il voto parlamentare, una misura criticata da anni dalla sinistra e che il programma del NFP vorrebbe eliminare. L’ex presidente francese François Hollande, eletto deputato, è stato più esplicito, affermando che il NFP dovrebbe “cercare, se possibile, di riunire altre famiglie politiche”, pur ammettendo che è “molto difficile”.

Anche gli ecologisti sembrano aperti all’idea di trovare sostegno. “Essendo il gruppo leader, spetta a noi costruire maggioranze intorno al nostro progetto”, ha dichiarato il senatore dei Verdi Yannick Jadot. Tuttavia, il capo dei Verdi, Marine Tondelier, ha preso tempo, affermando domenica che “questa sera (…) non è il momento di proporre un primo ministro, è troppo presto”. Tondelier tuttavia nei giorni precedenti aveva parlato di “grande coalizione”.

I dirigenti di LR si sono detti non interessati a un accordo di coalizione, almeno per ora. Ma questa sera vedranno il presidente della repubblica.

Per la coalizione presidenziale la possibilità di un accordo con altri partiti era sostenuta già da giorni, con alcuni limiti come l’esclusione di LFI e RN. Soluzione che necessiterebbe la fine della coalizione di sinistra, dopo aver trovato faticosamente un accordo e con l’obiettivo delle elezioni comunali del prossimo anno.  


In attesa di avere il quadro più chiaro, il presidente ha fatto sapere che attenderà la “strutturazione” dell’Assemblée Nationale per avere un’idea dei rapporti di forza e decidere come procedere. La prima sessione della nuova legislatura è prevista il 18 luglio quando i deputati dovranno eleggere il o la presidente dell’Aula. Non esiste una scadenza fissa per la nomina del primo ministro ma solo alcune prassi come le dimissioni date da Attal (al quale Macron ha chiesto di restare al governo fino a quando non si troverà una soluzione). 

Probabilmente, nel frattempo, la sinistra sarà occupata nella ricerca di un nome da presentare al presidente, tra ambizioni personali, rapporti di forza e sguardo a possibili accordi parlamentari. Data la situazione complessa, a differenza del passato, nulla obbliga il presidente della repubblica nominare la persona proposta dalla sinistra.

Da questo punto di vista Macron svolge un ruolo chiave poiché è lui che gestisce la procedura di nomina del primo ministro. E utilizzerà questi poteri. La logica delle consultazioni all’italiana, tuttavia, non è cosa comune nella Francia del semi-presidenzialismo. 

Che resta della ex-maggioranza presidenziale? Anche se la coalizione centrista ha saputo fare meglio del previsto, grazie al fronte repubblicano e ai voti degli elettori di sinistra, perde cento deputati e la condizione di maggioranza relativa che aveva consentito al presidente di portare avanti la propria agenda, comprese le misure meno amate come la riforma delle pensioni. 

La situazione interna al partito non è delle migliori e la sfiducia nei confronti del capo dello stato non è più nascosta. Una campagna elettorale dove il presidente non era presente sui manifesti elettorali a differenza delle legislative del 2022. E i “tenori” della coalizione hanno fatto sentire la loro voce, in vista della corsa alla successione di Macron.

Gérald Darmanin, ex fedelissimo di Nicolas Sarkozy e oggi ministro dell’interno, ha dichiarato che

il Paese è a destra. Dobbiamo governare a destra. E non fare una coalizione con La France insoumise e il Nouveau Front populaire.

Édouard Philippe, l’ex primo ministro durante la crisi sanitaria, si è dichiarato “leale ma libero”, fin dalla creazione del suo partito Horizons. Ieri ha criticato ancora la decisione di dissolvere l’Assemblea Nazionale.

Doveva essere un momento di chiarimento ma ha invece portato a una grande indeterminatezza,

ha criticato il politico che è oggi sindaco di Le Havre.

Anche il fedelissimo Attal ha espresso ancora ieri dubbi sulla dissoluzione e proposto la creazione di un soggetto politico nuovo. Nelle settimane scorse era stato il ministro dell’economia Bruno Le Maire a criticare il presidente e oggi vi ritorna su X:

La nuova situazione politica risultante dallo scioglimento presenta tre rischi principali […] Il rischio più immediato è una crisi finanziaria e il declino economico della Francia. L’applicazione del programma del Nuovo Fronte Popolare di rottura con il passato distruggerebbe i risultati della politica che abbiamo perseguito per sette anni e che ha dato alla Francia posti di lavoro, attrattiva e fabbriche […] Il secondo rischio è una frattura ideologica della nazione, che porterà con sé litigi incessanti e stanchezza collettiva […] Questo è il rischio finale. Le forze dell’Assemblea nazionale sono disperse. Le loro idee sono ancora più disperse. Abbiamo urgentemente bisogno di coerenza e lucidità. Più che mai, quindi, torniamo alla realtà. […] Tutte le forze politiche che credono nell’economia di mercato, nel risanamento delle finanze pubbliche, nella transizione energetica, nell’integrazione europea e nel ripristino incrollabile dell’autorità dello Stato devono quindi mettere da parte gli interessi di parte per perseguire la trasformazione essenziale del nostro modello economico e sociale e affermare il nostro potere.

Oggi Macron si trova a dover convivere quindi con la soluzione che uscirà dalle consultazioni e a modificare l’agenda politica che l’ha portato al potere nel 2022. Se non un’anatra zoppa, è una forte riduzione del suo potere. Una riduzione che nasce dalla decisione della dissoluzione dell’Assemblée Nationale, dopo un’elezione europea, con scrutinio proporzionale. Una decisione, come detto dall’ex primo ministro Édouard Philippe, che ha “ucciso” la maggioranza.

Il presidente aveva puntato sulle divisioni della sinistra e della destra e sulla loro incapacità di organizzarsi in una cortissima campagna elettorale, la più corta della storia della Quinta Repubblica. Se ha avuto ragione sulle divisioni della destra – che tuttavia ha tenuto più del previsto, anche grazie alle desistenze non richieste da LR -, sulla sinistra c’è stato un errore di valutazione. Di fronte al timore dell’estrema destra al potere, la sinistra, estremamente divisa sulle tematiche, ha trovato un accordo elettorale, che ha ridimensionato LFI, che tuttavia rimane la componente principale della coalizione. Probabilmente pensava che le divisioni l’avrebbero aiutato al secondo turno.

In parte è vero ma ha aiutato soprattutto la sinistra.

Voulez-Vous gouverner avec moi? ultima modifica: 2024-07-08T15:40:06+02:00 da MARCO MICHIELI
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1 commento

Kupiec Jean-Jacques 8 Luglio 2024 a 17:19

Evidemment le RN a plus de deputes qu’auparavant. Mais cela reste tout de meme un gigantesque echec par rapport a ses ambitions et on peut esperer que cela casse la dynamique qui le portait jusqu’a present. Notamment en vue des elections presidentielles : cela va etre beaucoup plus complique pour Marine Le Pen ….

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