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Un primato nazionale di alto valore. Non solo in termini sanitari ma anche urbani. Il recente rapporto Agenas 2025 ha promosso l’Ospedale dell’Angelo di Mestre al primo posto assoluto in Italia per eccellenza clinica, un balzo significativo rispetto alla già ottima posizione precedente. Un successo che va oltre il riconoscimento ai professionisti e si configura come un motore di sviluppo per l’intera città.
Ospedali di eccellenza come l’Angelo diventano subito magneti urbani: garantiscono qualità della vita, sicurezza e attraggono competenze di alto livello. Famiglie, imprese e lavoratori qualificati scelgono sempre più il luogo dove vivere anche in base alla qualità dei servizi sanitari offerti. Mestre ha ora in mano una carta strategica da giocare.
IL NODO UNIVERSITARIO: RISCHI E OPPORTUNITÀ
Questo potenziale non si traduce automaticamente in sviluppo. Nel caso di Mestre, mentre l’ospedale si conferma ai vertici nazionali, il corso di laurea in Medicine and Surgery della Scuola di Medicina dell’Università di Padova è stato aperto a Venezia con una previsione di seicento studenti entro il 2030 e nell’isola di Lido è stato attivato da Unicamillus il Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia.
Si tratta di scelte che rispondono all’esigenza di rivitalizzare il centro storico ma che rischiano di indebolire il naturale legame tra formazione universitaria e pratica clinica di alto livello.
La sfida è trasformare questa apparente dissonanza in un’opportunità: Venezia come polo accademico, Mestre come polo clinico e tecnologico della città metropolitana.
PROGETTO “HEALTH CITY”: LA STRATEGIA PER MESTRE
Per cogliere l’opportunità serve una strategia chiara: Mestre può costruire una propria identità sanitaria forte, specializzando aree cliniche ad alta innovazione e valorizzando la ricerca. L’obiettivo è diventare sede naturale di tirocini, scuole di specializzazione e progetti scientifici congiunti, creando un vero e proprio “distretto della salute” – una Health City – intorno all’ospedale.
Ciò richiede interventi urbanistici mirati: mobilità efficiente, alloggi per specializzandi, spazi per startup biomedicali e servizi integrati. L’ospedale non deve restare un’anonima periferia, ma diventare un nuovo quartiere pulsante della Mestre moderna.

Fondamentale una comunicazione efficace: raccontare l’eccellenza certificata da Agenas, organizzare eventi scientifici, coinvolgere cittadini e media, fare dell’ospedale un elemento centrale dell’identità contemporanea di Mestre. Sul piano urbanistico occorre integrare l’ospedale nella città con mobilità efficiente, spazi pubblici qualificati e servizi adeguati.
L’obiettivo è chiaro: trasformare un risultato clinico in un progetto di sviluppo e qualità urbana. Se si saprà farlo, se la prossima governance del Comune saprà farlo, se le iniziative e le attività accademiche non saranno appannaggio esclusivo della Città storica o relegate sul waterfornt, Mestre potrà compiere un salto di qualità ponendosi come una delle città più attrattive e moderne del Nord Italia, deviando dalla deriva di “citta a vocazione turistica” che, nell’indifferenza di troppi, sembra il suo unico destino.
Non più quindi l’eterna periferia di Venezia, ma un centro vitale che valorizzi la sua risorsa attualmente riconosciuta a livello nazionale: la salute di eccellenza al servizio del territorio, venendosi così a creare una prospettiva di reale collaborazione tra le due città, non più su poli contrapposti ma su un terreno comune di sviluppo per il futuro.

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