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[TREVISO]
Una corposa conversazione sulla crisi tedesca, sul futuro dell’Europa e sull’ascesa della destra radicale. Un incontro denso, ricco di spunti su cui ulteriormente riflettere, quello tra Tonia Mastrobuoni, corrispondente de la Repubblica da Berlino e autrice del libro La peste, e Michael Braun, storico corrispondente del quotidiano tedesco taz da Roma. A Treviso, nel bel salone del piano nobile di palazzo Giacomelli, i due giornalisti discutono di fronte a una platea folta ed evidentemente molto interessata alle vicende di un paese con cui il Veneto ha considerevoli relazioni, economiche e non solo.
Braun introduce la serata ricordando l’immagine, ormai sbiadita, della Germania “locomotiva d’Europa”: efficiente, sobria, inattaccabile. Giusto il tempo di arrivare in treno da Roma per sottolineare con ironia che il celebre mito della puntualità tedesca si è rovesciato: «Un minuto di ritardo è quasi un miracolo. Le ferrovie tedesche sono diventate il simbolo di un paese che deraglia».
Mastrobuoni raccoglie la battuta: la Deutsche Bahn, un tempo modello di efficienza, oggi rappresenta il risultato di anni di austerità e mancati investimenti pubblici.
È la metafora di un sistema che si sta deformando sotto i colpi delle trasformazioni globali – energetiche, industriali e politiche.

La crisi, spiegano i due giornalisti, non nasce solo dai fattori congiunturali: la pandemia, la guerra in Ucraina o la crisi energetica. Ha radici più profonde.
Mastrobuoni sottolinea come la Germania abbia costruito la propria prosperità su un modello fortemente export-dipendente, legato alla globalizzazione e soprattutto ai mercati cinesi. Quando le catene di fornitura si sono spezzate e il gas russo è venuto a mancare, l’intero sistema è entrato in affanno.
Braun aggiunge:
La Germania produce nel 2025 la stessa ricchezza del 2019. È un paese in stagnazione, e la sensazione diffusa è quella di un declino lento e inesorabile.
Al centro del dibattito non può che essere la crisi di un pilastro dell’industria, l’automotive, a lungo il punto d’orgoglio della Germania. Volkswagen, BMW e Mercedes, che dominavano i mercati mondiali, si trovano oggi schiacciate tra i ritardi sulla transizione elettrica e la concorrenza cinese.
Per anni – spiega Mastrobuoni – le case tedesche hanno snobbato l’auto elettrica utilitaria, concentrandosi sui modelli di lusso. Poi, quando hanno deciso di entrare nel mercato, era troppo tardi: la Cina era già avanti di un decennio.
Le conseguenze si riflettono sull’occupazione: il motore elettrico richiede una forza lavoro molto inferiore rispetto a quello a combustione.
Un problema enorme – osserva Braun – in un paese dove milioni di persone dipendono direttamente o indirettamente dal settore auto.

La crisi economica si traduce in malessere politico. In molte regioni orientali, ma ormai anche a ovest, l’AfD, Alternative für Deutschland, è diventata il primo partito tra gli operai.
Mastrobuoni racconta come il partito, nato nel 2013 come movimento di economisti euroscettici, si sia radicalizzato negli anni fino a diventare un polo dell’estrema destra xenofoba.
Nel 2015, con la crisi dei rifugiati, l’AfD ha abbandonato l’euroscetticismo e ha abbracciato un’agenda anti-islamica e antimmigrati. Oggi flirta apertamente con ambienti neonazisti.
Braun aggiunge:
Non è però un fenomeno tedesco. È un fenomeno europeo. Globale. Come Trump negli Stati Uniti o alcune destre radicali in Italia e Francia, l’AfD intercetta la collera di chi si sente dimenticato, di chi ha perso status e sicurezza. L’operaio orgoglioso di un tempo oggi si sente trattato come uno che “non ce l’ha fatta”.
Secondo le ultime analisi economiche, il rallentamento tedesco pesa anche sull’Italia, ma la dipendenza da Berlino si è ridimensionata negli ultimi anni, segno di una crescente interconnessione con altri mercati europei e globali.
Nel suo libro La peste, frutto di reportage in una Germania remota, Mastrobuoni paragona l’espansione dell’estrema destra a una malattia che si diffonde silenziosamente, attraverso comunità apparentemente normali, chiuse in una loro realtà alternativa.
Non è folklore, non sono teste rasate. Sono famiglie, professionisti, persone che abitano nei villaggi dell’est e predicano purezza e separazione. Una peste che si propaga quando la società si distrae.
Braun chiude l’incontro con una riflessione amara ma realista: «Lo storico leader della CSU, l’Unione Cristiano-Sociale bavarese, Franz Josef Strauß affermava che:
“Rechts von der CDU/CSU darf es keine demokratisch legitimierte Partei geben”, A destra della CDU/CSU non deve esserci alcun partito democraticamente legittimato. Oggi l’AfD è al 25 per cento, e in molte regioni arriva al quaranta per cento. È la prova che i cordoni sanitari, da soli, non bastano. Serve una politica capace di restituire rispetto e speranza a chi si sente escluso».
Il dialogo tra Mastrobuoni e Braun ha restituito il ritratto di un paese che non è più il motore sicuro dell’Europa. La crisi tedesca – industriale, energetica, politica – è anche una sfida per l’Italia, ma soprattutto un campanello d’allarme per il futuro del progetto europeo.


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