Giallo veneziano

GI EMME
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Aver proposto, da parte nostra, razzismo e xenofobia come chiave di lettura preminente del recente voto veneziano è stato considerato fuorviante da molti nostri lettori. Si può aggiungere, a sostegno di questa nostra ipotesi interrpretativa, una semplice constatazione.
Il fatto che nella Venezia storica Simone Venturini non abbia fatto breccia può essere infatti considerato ulteriore prova di quanto la sollecitazione del razzismo abbia intossicato il clima elettorale in terraferma, dove vivono i due terzi degli elettori veneziani e dove si è giocata la partita elettorale.

Ci sono tante cospicue differenze tra la Venezia insulare e quella di terraferma, ma certamente l’assenza nella prima di una comunità bengalese residente, che è invece consistente in terraferma, è sicuramente oggi un aspetto di grande rilievo.

L’economia turistica veneziana è tenuta in piedi da lavoratori di origine straniera, moltissimi dei quali bengalesi, gli invisibili che diventano visibili, con le loro famiglie numerose, a Marghera e a Mestre. Una forma evidente di apartheid urbano, che tale è anche se non deciso da alcuna autorità: ma certamente, da quel che si sente dire a Venezia, non sgradito ai residenti veneziani, anche di sinistra, che su tutto mettono al primo posto la salvaguardia sociale e culturale della loro città, oltre che quella fisica.

Se i bengalesi risiedessero anche nella Venezia storica, il giallo di Simone Venturini avrebbe coperto ampie zone della mappa elettorale uscita rossa dal voto di domenica e lunedì scorsi? È quanto meno legittimo chiederselo.

Reform nel Regno Unito, AfD in Germania, le varie destre nazistoidi europee galoppano cavalcando xenofobia e islamofobia.

A Venezia la Lega ha fatto campagna eletrorale, specie nell’ultimo tratto, contro la costruzione della moschea in terraferma. Il suo basso consenso confermerebbe la contestazione di chi considera l’anti-islamismo un fattore del tutto secondario nella spiegazione del successo di Venturini e del centrodestra.

In realtà il cattivo risultato veneziano della Lega è una nuova conferma della sua crisi, che ormai è endemica, ed è legata alla contemporanea crescita di Vannacci — qui a Venezia non in lista. Islamofobia e razzismo non sono più appannaggio della Lega e di Fratelli d’Italia, oggi sono “spalmati” in tutta la destra — e anche in parte dell’elettorato M5S — in forme apparentemente “light”, da bar sport, oppure come intolleranza occasionale, per esempio con moti di fastidio ostentato verso donne velate.

Sono forme subliminali che possono emergere, se cinicamente stimolate, e funzionare come agente della chimica emotiva nelle elezioni. Ed è questo il caso del voto veneziano.
Il razzismo non sarà un unico fattore causale di orientamenti elettorali che premiano la destra, certamente ne è un facilitatore ed è un fattore propulsivo di motivazioni e di interessi più di sostanza che, nel caso veneziano, portano consenso alla giunta uscente di cui Venturini è stato coprotagonista con Brugnaro.

Il caso della neoeletta bengalese del PD a Marghera, Sumuyia Begun, travolta da insulti fino a dichiararsi “tentata dal rinunciare”, è la cartolina più chiara di questo clima. Se una giovane che ha raccolto il maggior numero di preferenze nella sua lista arriva a pensare di farsi da parte per l’odio ricevuto, vuol dire che la xenofobia di fondo è diventata incentivo politico. E Venezia ne sta facendo laboratorio.

È venuta l’ora di occuparsi molto seriamente del problema e di non nascondersi dietro ragionamenti politicisti solo perché è duro e amaro ammettere che la propria città sia finita in questo vortice tossico, per molti versi ripugnante.

Venturini vince come Gentilini. È ovvio che, da sindaco, dovrà necessariamente comportarsi in modo diverso rispetto alla sua campagna elettorale e rispetto al suo celebre predecessore di Treviso. Se insistesse su quelle parole d’ordine, Mestre diventerebbe un Far West. Ma, alla bisogna, le tirerà di nuovo fuori.

Non sarà facilmente dimenticata la sua campagna elettorale, volta a solleticare un elettorato arrabbiato che non arriva a fine mese contro i nuovi concittadini che lavorano e letteralmente tengono in piedi l’economia della città. E purtroppo Venezia rischia di diventare un laboratorio e un modello per le prossime elezioni locali e probabimente anche per le prossime politiche.

Giallo veneziano ultima modifica: 2026-05-28T21:37:56+02:00 da GI EMME
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