Bangladesh. Paese giovane, terra antica

BENIAMINO NATALE
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Bangladesh, paese sfortunato. Nato come “Pakistan Orientale” dopo la fine dell’impero coloniale britannico, era di fatto governato dall’esercito con sede nel Pakistan Occidentale, che non aveva alcuna intenzione di permettere l’autogoverno. Le due parti del Paese erano separate da circa 1.600 km di territorio indiano: una situazione insostenibile.

Nel 1971 si tennero le prime elezioni democratiche, che premiarono la popolarità dell’Awami League, il “partito dei bengalesi”. Il suo leader, Sheikh Mujibur Rahman, fu arrestato dopo aver guidato una rivolta contro l’oppressione. La repressione fu durissima: centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. I dirigenti dell’Awami si rifugiarono in India, dove la guerriglia del Mukti Bahini, “l’esercito della liberazione”, si organizzò con l’appoggio di Nuova Delhi. Un corpo di spedizione indiano intervenne con forze soverchianti e le truppe pakistane furono sconfitte in poche settimane.

Con l’indipendenza, Mujibur tornò alla guida del Paese, ma il Bangladesh era distrutto dalla guerra e con un’economia inesistente, mentre lo Stato restava strutturalmente debole. Dopo una serie di disastri naturali — alluvioni e carestie — nel 1975 Mujibur fu assassinato da settori militari, che mantennero il potere per oltre un decennio. La democrazia arrancò a lungo, anche per le lotte di fazione nell’Awami League.

Negli anni successivi si alternarono al governo i militari e il Bangladesh Nationalist Party (BNP). Dalla fine degli anni Ottanta e fino al 1990 il quadro rimase instabile. In seguito emersero due figure centrali: Khaleda Zia, vedova di Ziaur Rahman, alla guida del BNP, e Sheikh Hasina, alla guida dell’Awami League.

Con il tempo Hasina aspirò a gestire il potere in modo sempre più esclusivo e autoritario. A cambiare gli equilibri, nell’estate del 2024, furono le grandi manifestazioni studentesche: le proteste costrinsero Sheikh Hasina a fuggire in India e, almeno per il momento, a rinunciare a un ruolo politico. Questo aprì la strada a un governo provvisorio guidato dall’economista e premio Nobel Muhammad Yunus.

Le elezioni del febbraio 2026 sono state poi vinte con ampio margine dal Bangladesh Nationalist Party, oggi guidato da Tarique Rahman, figlio di Khaleda Zia, che ha promesso riforme a favore delle fasce più deboli ed economicamente vulnerabili.

La popolazione del Bangladesh è giovane e numerosa — circa 173 milioni di abitanti — e il Paese resta in parte povero. Le opportunità di lavoro soddisfacenti sono scarse, la disoccupazione elevata e i costi della vita pesano: lo scoraggiamento tra i 20-40enni è alto. Per molti l’emigrazione appare l’unica via: la rotta attraverso l’Asia Centrale verso l’Europa passa spesso per la Grecia e l’Italia.

scheda LA COMUNITÀ BENGALESE IN ITALIA

Alcuni membri della comunità bangladese partecipano a una protesta civile per chiedere una città più sicura per tutti. Foto di Megnaa Mehtta. (da Megnaa Mehtta, The Banglascapes of Venice, Wetlands, in uscita all’inizio del 2027).

La comunità bangladese in Italia è oggi tra le più numerose tra quelle non UE e presenta un profilo giovane, in età lavorativa e in progressivo radicamento familiare. I residenti con cittadinanza bangladese superano le duecentomila unità e continuano a crescere a ritmo moderato dopo il rallentamento legato alla pandemia. La distribuzione è fortemente urbana: Lombardia (Milano e cintura), Lazio (Roma), Veneto ed Emilia‑Romagna concentrano le quote maggiori, con presenze significative anche in Toscana e Piemonte. La struttura demografica è caratterizzata da una prevalenza maschile nelle prime ondate migratorie, affiancata da un aumento dei minori per ricongiungimenti e nascite in Italia, segno di stabilizzazione.
I canali di ingresso sono dominati da motivi familiari e di lavoro; le richieste di protezione internazional esistono ma hanno un peso relativamente minore per questa cittadinanza rispetto ad altre. Parallelamente, le acquisizioni di cittadinanza aumentano tra i lungosoggiornanti, contribuendo all’integrazione civica.
Nel mercato del lavoro, i bangladesi sono particolarmente presenti in ristorazione, logistica e consegne, commercio al dettaglio e manifattura leggera. Negli ultimi anni si è rafforzata l’imprenditorialità: micro e piccole imprese nella ristorazione, nel commercio di prossimità (alimentari, bazar, telefonia), nelle sartorie e in alcuni servizi urbani. Questa base produttiva è sostenuta da reti comunitarie dense, che facilitano ingresso, formazione on‑the‑job e subentri in attività esistenti. L’integrazione scolastica riflette il radicamento familiare: gli alunni bangladesi crescono nelle scuole italiane, con progressi nell’apprendimento linguistico e una presenza concentrata nei grandi centri urbani.
Nel Veneto e nel Comune di Venezia la comunità bangladese è tra le più visibili dell’area asiatica. A Venezia la presenza si concentra soprattutto nella terraferma, in particolare a Mestre e Marghera, con nuclei anche a Chirignago‑Zelarino e Favaro; nella città storica si registrano presenze nei sestieri con maggiore mix residenziale e commerciale. La geografia interna rispecchia l’offerta abitativa e i costi: più famiglie, reti di supporto e servizi comunitari nella terraferma; maggiore rotazione e densità di attività commerciali nelle aree centrali della città antica. I settori occupazionali locali ricalcano i trend nazionali ma con specificità legate all’economia del territorio: oltre a ristorazione e commercio, sono rilevanti logistica, consegne e servizi connessi al turismo diffuso, inclusi turni serali e stagionali. L’imprenditorialità bangladese a Venezia comprende ristoranti e take‑away, alimentari etnici, laboratori tessili e piccole attività artigiane. Sul piano sociale, si osserva un incremento dei nuclei familiari e degli alunni nelle scuole del Comune, segnale di un insediamento sempre più stabile e di percorsi di seconda generazione in consolidamento.
In sintesi, la comunità del Bangladesh in Italia – e a Venezia in particolare – contribuisce in modo crescente al tessuto urbano ed economico: giovane, lavorativamente attiva, con canali di ingresso centrati su famiglia e lavoro, una rete imprenditoriale minuta ma dinamica e una presenza scolastica in aumento che segnala prospettive di lungo periodo. Per un eventuale approfondimento numerico, è possibile aggiungere in appendice gli ultimi valori puntuali su residenti, permessi per motivo, imprese registrate e alunni, oltre al dettaglio per municipalità a Venezia.

Bangladesh. Paese giovane, terra antica ultima modifica: 2026-05-29T19:39:05+02:00 da BENIAMINO NATALE
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