Una radio al cinema

Un docu-corto alla Casa del Cinema racconta Radio Vanessa, ultima voce FM del centro storico di Venezia: radici nelle radio libere, zero pubblicità, missione di compagnia e comunità. Tra memoria analogica e sfide del digitale, l’emittente apre microfoni ad artisti e ascoltatori di ogni età, fino alla diaspora italiana con streaming e videochiamate.
MONICA MORELLATO
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Parlare di radio e vedere una radio — vedremo poi immagini registrate all’interno — nella Casa del Cinema può sembrare incongruo. In realtà è un dialogo: le arti dialogano tra loro; la musica dialoga, la radio viaggia nell’aria, il cinema si muove. Credo quindi che sia un incontro felice e interessante, esordisce così il giornalista Roberto Bianchin presentando “Radio Vanessa. L’ultima frequenza di Venezia”, un cortometraggio a carattere documentario sull’ultima emittente che trasmette su frequenze FM dal centro storico di Venezia, nel sestiere di Castello.

L’autore è Riccardo Petito,

un personaggio bizzarro, un cercatore di identità, che nel suo mestiere di giornalista si occupa di cose minori, perché tali sono considerate gli spettacoli e la cultura. Da qui — e la somiglianza con Radio Vanessa è esplicita — tira fuori le voci di personaggi, di storie antiche ma anche moderne e recenti perché, nonostante tutto, c’è ancora una vivacità in questa città e Riccardo va proprio alla ricerca di questi talenti cui dare un palcoscenico, un microfono, un pallone.

Alberto Cancian, direttore artistico di Radio Vanessa, e Mistersiro, musicista autore della colonna sonora

Raccolgo la palla e apro il microfono ad Alberto Cancian, direttore artistico di Radio Vanessa. Cinquant’anni di Radio Vanessa… sembra ieri.

Questi cinquant’anni sono trascorsi senza che ce ne accorgessimo: abbiamo seguito il tempo, conformandoci alla vita, e abbiamo sempre perseguito il nostro scopo che, ancora adesso, è stare vicino alle persone, entrare nelle loro case, far loro compagnia. Ridendo e scherzando — e non solo in senso metaforico — siamo arrivati alla soglia dei cinquant’anni, che Radio Vanessa, l’ultima radio libera in centro storico, festeggerà nel 2028: i suoi primi cinquant’anni. Per chi collabora alla conduzione la radio è gioia, divertimento, gratuità. Non avendo scopi di lucro — ricordo che la radio non ha natura commerciale e non trasmette pubblicità — l’unico tornaconto per ognuno di noi è la soddisfazione personale. Ogni giorno riceviamo attestati di stima da parte dei nostri ascoltatori, che ci telefonano ma soprattutto ci fermano per strada e ci infondono la forza per continuare.

Com’è nata Radio Vanessa?
Io sono arrivato agli inizi degli anni Duemila, ma sono comunque custode di una storia che si tramanda dalle origini. L’idea fu di creare qualcosa che raggruppasse una serie di appassionati, perlopiù radioamatori: i dialoganti nell’etere clandestini e “pirateschi”. Le radio libere, all’epoca, erano vere e proprie radio pirata, non regolate da alcuna normativa, che intervenne solo nel 1974 (legge 245 del 27 giugno 1974), liberando l’etere dal monopolio RAI. La liberalizzazione innescò una proliferazione di emittenti locali che, a pensarci, hanno svolto il ruolo che attualmente — in modo più amplificato — ricoprono i telefonini: comunicare di esistere. Le radio sono nate con lo scopo di dare voce alle comunità locali, al popolo, alla casalinga, all’operaio, allo studente: voci che la radio di Stato, istituzionalizzata e unica emittente per tutto il territorio nazionale, ignorava. Fu una vera rivoluzione. A Venezia ogni sestiere — in terraferma ogni quartiere, paese e isola, dal Lido a Burano a Pellestrina — aveva la sua emittente. Radio Vanessa nasce a Castello, si sposta all’interno del sestiere ed è ancora lì, perché la sua funzione è immutata: dare voce agli abitanti della zona. Grazie alle nuove tecnologie, poi, queste voci acquistano anche i volti che vediamo in videochiamata. Grazie allo streaming, vediamo e sentiamo anche i nostri ascoltatori d’oltremare: un pubblico internazionale composto da italiani emigrati all’estero di prima e seconda generazione — figli, nipoti, pronipoti — che ci seguono sulle note di una lingua familiare e, in alcuni casi, di un dialetto mai dimenticato.

Annarosa & Aurelio autori con Aurelio del programma “Poesia a Venezia”, nel palinsesto di Radio Venessa

Radio Vanessa si è trasformata in una web radio?
Siamo anche sul web, ma non siamo propriamente una web radio, e questo marca una certa differenza: le web radio seguono uno spirito modaiolo e personalistico; le radio sono nate da una rivoluzione popolare e mantengono le loro origini, le antenne e le frequenze, con tutte le difficoltà che ne derivano per adeguarsi alla nuova tecnologia. L’uscita dall’analogico per approdare al digitale è una grossa tentazione che sta portando anche noi, come radio, a una valutazione principalmente di natura economica. Servono finanziamenti e non è facile reperirli. Ma sicuramente tutto questo non ci turba il sonno, dato che i fondamentali su cui abbiamo costituito la radio non sono mai venuti meno: il divertimento, la passione e la consapevolezza che quello che stiamo facendo sia utile, anche avessimo un solo ascoltatore.

Come sei entrato nello staff della radio?
Sono arrivato alla conduzione in tarda età, circa vent’anni fa. Fui avvicinato quasi per gioco da uno dei soci fondatori, in un periodo critico per l’emittente, che mi propose — conoscendo la mia passione per la cultura ispanoamericana — di costruire intorno a questa un programma radiofonico. Accettai, pur consapevole di ignorare del tutto come funzionasse un banco regia. Ho cominciato a trasmettere qualche canzone latinoamericana, prima corredandola solo di titolo e interprete, poi aggiungendo informazioni più dettagliate, di natura sia musicale sia culturale, inquadrando il brano in un contesto geografico e storico ben preciso. Conoscere un Paese attraverso la musica si è rivelata una mossa vincente.

Ma non mi occupo solo di questo. La radio offre supporto ad artisti emergenti che non hanno la possibilità di espandersi sui grossi network e che cercano una loro visibilità nei settori di competenza, dalla musica alle arti visive e performative. In questo Radio Vanessa gioca in casa, essendo vicina agli spazi della Biennale e contornata di gallerie e spazi espositivi dove fervono attività creative meritevoli anch’esse di un pubblico. Promuovere questi giovani è molto gratificante.

Un momento della presentazione di “Radio Vanessa. L’ultima frequenza di Venezia” alla Casa del Cinema. Da sinistra Andrea “Mistersiro”, Riccardo Petito, Roberto Bianchin e Alberto Cancian

Quanti conduttori si alternano in radio?
Siamo una decina di persone che si alternano ai microfoni. Copriamo tutte le fasce d’età, sia come conduttori sia come ascoltatori; i programmi spaziano dai temi della quotidianità alle dediche e richieste di brani musicali, dalle poesie e dai testi teatrali dialettali alla musica rock e alla musica latinoamericana. Abbiamo inoltre programmi registrati che coprono le ore in cui non è possibile la conduzione in studio. Ogni giorno, dalle 12 alle 13 — e la domenica fino alle 14 — trasmettiamo musica e canzoni veneziane che allietano soprattutto chi ci ascolta dall’estero e rinnovano il legame con la terra d’origine. Radio Vanessa per molti è casa e famiglia e, se qualcuno suona il campanello per un saluto, è sempre gradito: anche figli o nipoti di emigrati in visita alla città o ai lontani parenti rimasti a Venezia, come spesso ci è capitato.

Alberto Cancian dialoga con Monica Morellato (© Carlo Cappellari)

Ma anche noi, pur non muovendoci da Castello, siamo ospiti di Paesi stranieri. Il padiglione di Singapore della Biennale d’arte in corso,  ospita un video dell’artista Amanda Heng incentrato, come molti altri lavori dell’artista ,sul corpo umano e il quotidiano. A pause, il titolo del lavoro, mostra cinque corpi, che svolgono, nel silenzio, attività diverse , c’è chi dorme, chi si siede, chi osserva, chi attende. Ogni corpo interpreta a suo modo un momento di vuoto, colmandolo o meno.

L’unica voce che irrompe nel video è la mia, in un programma in diretta a radio Vanessa.

in questo sfondo infinito
siamo le ombre impressioniste
eppure noi qui
guidiamo macchine italiane
e vino e sigarette abbiamo
e amori tanti.
Trasmettiamo da una casa d’Argentina
illuminata nella notte che fa
la distanza atlantica
la memoria più vicina
e nessuna fotografia ci basterà.
[Ivano Fossati, Italiani d’Argentina, album Discanto, 1990]

ma ci sentite da lì ?

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Immagine di copertina: Alberto Cancian, direttore artistico di Radio Vanessa, con il giornalista e scrittore Roberto Bianchin

Un momento della proiezione all Casa del Cinema di Venezia

SCHEDA

“Radio Vanessa. L’ultima frequenza di Venezia”

Cortometraggio (Italia, 2026, 29’)

Un cortometraggio dal carattere documentario di Riccardo Petito, racconta l’ultima radio che trasmette su frequenze dal Centro Storico della città lagunare, prossima al traguardo dei cinquant’anni.
“Radio Vanessa. L’ultima frequenza di Venezia” (Italia, 2026, 29’) è un cortometraggio dal carattere documentario di Riccardo Petito sull’ultima emittente che trasmette su frequenze FM dal Centro Storico di Venezia, precisamente dal Sestiere di Castello a pochi passi dalla popolare Via Garibaldi. L’antenna di ben 24 metri è documentata nel video, benché il picco di ascolti sia legato allo streaming web, che garantisce moltissimi collegamenti dall’estero. L’occasione, l’avvicinarsi dei cinquant’anni di vita, che saranno celebrati ufficialmente nel 2028. Per la prima volta, Radio Vanessa ha aperto tutti i suoi spazi, grazie al socio fondatore Valter Salvagno e all’attuale direttore artistico Alberto Cancian.
Si alternano interventi. Valter Salvagno, che già nel 1975 fondò un’emittente da cui sorgerà poi nel 1978 Radio Vanessa, conduce gli spettatori nelle precedenti sedi. Alberto Cancian racconta il valore sociale e cittadino, e il giornalista e scrittore Roberto Bianchin affronta un breve excursus storico del panorama radiofonico nazionale. Il musicista Mistersiro (autore anche della colonna sonora) si racconta, permettendo così di ampliare il raggio a vive realtà culturali, infine Annarosa Lauritano e Aurelio Minazzi documentano una diretta dedicata alla poesia, in particolare dialettale, tema del loro programma.
Scorrono, assieme ad immagini odierne, più rari scatti d’archivio. Come quelli di famose edizioni del Carnevale di Venezia, in Piazza San Marco, legate all’emittente, che contribuì al rilancio e alla riscoperta della Festa del Carnevale tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta.
La colonna sonora porta la firma di Mistersiro, con brani dall’album “Sketch” (2016).

Riccardo Petito, vive e lavora a Venezia, Giornalista, ha curato antologie narrative, diretto un festival di cortometraggi, pubblicato un saggio di critica letteraria. Ha partecipato a giurie, e condotto incontri con personalità del mondo della cultura, del cinema, dello sport. 

Una radio al cinema ultima modifica: 2026-05-30T11:58:36+02:00 da MONICA MORELLATO
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1 commento

Grazia Palomba 12 Luglio 2026 a 18:14

Sono ammirata per tutto quanto ho appreso su Radio Vanessa, sulle sue origini e sui suoi intenti e spero , di cuore, che rimanga sempre l’emittente che si è conformata nel tempo. Entrare nelle case, nei cuori, nelle gioie e nei momenti no delle persone, è la più grande delle Arti che si possa immaginare. Un grazie ad Alberto Cancian, direttore artistico, che in questo suo impegno profonde tutte le sue fatiche , le sue conoscenze e il suo amore.

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