Torre del Greco. La banalità dell’antisemitismo

Una festa patronale in un paese campano mette a nudo un antisemitismo cattolico di lunga data che oggi si nutre di un malineso sostegno alla causa palestinese.
GIOVANNI LEONE
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Caro Francesco, non avrei mai creduto di vedere raffigurato in una festa religiosa lo stereotipo razzista dell’ebreo, con barba e cappellaccio nero, intento a maneggiare avidamente un mucchio di banconote verdi, proprio accanto a Cristo. Succede alla Festa dei 4 altari di Torre del Greco in una tela dipinta da Salvatore Seme. La Comunità ebraica di Napoli, offesa, chiede di rimuovere il dipinto, ma la diocesi e il sindaco, che l’hanno approvato dopo “un attento esame”, rivendicano la libertà di espressione e aggiungono che raffigura una storia del Vangelo. A quando il ritorno a bollare il popolo ebraico come deicida? Condannare i crimini di guerra commessi a Gaza contro il popolo palestinese autorizza alle più bieche raffigurazioni dell’ebreo e fa riemergere un antisemitismo forse solo addormentato. A questo ci ha portato l’orrenda guerra di Netanyahu? [Claudia Terracina]

Cara Claudia, l’offesa che tu senti come ebrea la sentono tutti quelli che non possono non dirsi cristiani. Trovo farisea la reazione del vescovo di Torre del Greco che prima ha fatto approvare, poi si è dispiaciuto, ma non ha ancora fatto smontare l’orrenda pagliacciata razzista e blasfema. E cosa ne pensa il vescovo di Napoli? Permettimi infine di aggiungere che l’orrendo massacro dei palestinesi a Gaza qui non c’entra. Questo è Antisemitismo puro.

Questo lo scambio pubblicato domenica in un pezzo dal titolo L’antisemitismo è “puro” a Torre del Greco Vannacci e Meloni allo specchio (retrovisore) su Posta e risposta, la rubrica delle lettere che Francesco Merlo cura intelligentemente su la Repubblica.

Brava Terracina a riproporre nella dimensione che merita uno scandalo passato sotto silenzio sui media e sui social. Non parliamo di una mostra d’arte o di un festival letterario, eventi nei quali spesso si invoca da un lato la libertà di espressione e dall’altro il boicottaggio e la censura, no, qui si tratta di un evento popolare di piazza gestito dalle autorità cittadine, civili e religiose.

Bravo Merlo a stigmatizzare l’episodio. Che tuttavia non si può liquidare come puro antisemitismo. Già, perché il fatto segnalato da Terracina non è separato dalla questione palestinese che qui c’entra eccome. In primo piano, nell’opera d’arte, spicca un’anguria aperta che ha i colori rosso, verde, nero e bianco della bandiera più sventolata al mondo, quella palestinese, anguria diventata il simbolo della resistenza e dell’identità palestinese.

I fatti

Il 12, 13, 14 giugno si tiene a Torre del Greco la festa dei quattro altari, prolungamento del Corpus Domini con benedizioni fatte in quattro piazze diverse. Quest’anno è stata esposta in piazza, tra le altre, una grande rappresentazione opera dell’artista Salvatore Seme, in cui Levi/San Matteo ha i tratti di un ebreo contemporaneo, usuraio.  un’immagine «offensiva e diffamatoria nei confronti degli Ebrei» e di uno «scempio che si rifà alla becera propaganda nazifascista». La Comunità chiede dunque la rimozione immediata («ad horas») dell’installazione, riservandosi «di ricorrere nelle sedi legali opportune nei confronti dei responsabili».

Il sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella, si è rifiutato di rimuovere l’opera sottolineando come sia stata vagliata e selezionata da una commissione formata da esponenti civici e del clero. Circostanza aggravante e non attenuante. Un’immagine «offensiva e diffamatoria nei confronti degli Ebrei» , è il commento della comunità ebraica di Napoli, uno «scempio che si rifà alla becera propaganda nazifascista», e chiede dunque la rimozione immediata («ad horas») dell’installazione, riservandosi «di ricorrere nelle sedi legali opportune nei confronti dei responsabili».

Incredibilmente è negata l’evidenza, come si legge su Vesuviolive:

L’identificazione di quella figura con uno stereotipo antiebraico non è l’unica lettura possibile, né l’unica circolata. L’uomo anziano in abiti scuri che conta denaro è inserito in una scena corale dedicata all’Ultima Cena, popolata da diversi personaggi, e nulla nell’opera lo identifica in modo esplicito o univoco come “l’ebreo” nell’accezione denunciata dalla Comunità. È un dettaglio che merita di essere sottolineato: si tratta di un’interpretazione — peraltro non priva di fondamento storico, vista la ricorrenza di quell’iconografia nella tradizione antisemita europea, da Shylock in avanti — ma resta appunto un’interpretazione, non un dato oggettivo e incontrovertibile sull’intenzione di chi ha realizzato l’opera.

E a rendere il tutto ancora più imbarazzante, è l’associazione di questo antisemitismo ben strutturato, dalle radici antiche – “puro”, per dirla con Merlo – con la causa palestinese. Si legge ancora su Vesuviolive:

Quello che invece è stato notato, e che finora ha ricevuto meno attenzione mediatica, è un altro elemento presente nell’installazione: un’anguria. Un frutto che, dal 2023 in avanti, è diventato uno dei simboli più riconosciuti della solidarietà con la causa palestinese, utilizzato in tutto il mondo — spesso anche nei contesti più impensati — come segno di vicinanza a un popolo sotto assedio. La sua presenza in un’opera popolare come questa, a prescindere dalle intenzioni di chi l’ha collocata, racconta quanto certi simboli siano oggi entrati nell’immaginario collettivo, anche al di fuori dei contesti politici tradizionali.

Gesù – spiega l’altarista Salvatore Seme, interpellato da Vesuviolive – viene rappresentato in piedi, nell’atto di spezzare il pane. Intorno a lui, i personaggi sono interpretati in chiave moderna e rappresentano l’élite, insieme a pubblicani intenti a contare denaro

“L’opera di Seme – si legge ancora sul sito – propone una forte riflessione sulle disuguaglianze sociali contemporanee”.

La tavola – specifica l’altarista – rappresenta una ricchezza che ignora volutamente la sofferenza altrui, sintesi del divario sociale dove le risorse sono concentrate nelle mani di pochi mentre la maggioranza ne è priva

Insomma, c’è davvero l’intero repertorio degli strereotipi antisemitici, lo stesso repertorio degli anni più bui del nazifascismo. Con l’aggravante che l’episodio non resta confinato nel perimetro di un paese in festa, ma rimbalza sui social per trovare una tifoseria desiderosa di dare sfogo a pulsioni patologicamente antisemitiche, giustificandole e mescolandole con un sostegno ai palestinesi, nella loro attuale condizione in Medio Oriente, che fa da controcanto all’ebreo che ovviamente è sinonimo di israeliano, nella testa di Seme e secondo la commissione che ha approvato l’opera e secondo le locali autorità ecclesiali.

Eccone alcune, delle orribili perle, che nei giorni scorsi circolavano in rete. Come sempre, in questi casi, si riflette sull’opportunità di dare risalto a quel che s’intende deprecare. La loro riproposizione, nella fattispecie, può essere considerata opportuna nella misura in cui induce a riflettere sui cortocircuiti innescati da un antisemitismo, che, come detto, ha radici antiche, ma che riesce a rinnovarsi nel presente aggancianciandosi a vicende che meritano a loro volta una riflessione specifica, in mancanza della quale si fa un pessimo servizio priprio alla causa che s’intende sostenere, in questa vicenda, a quella palestinese.

Piena solidarietà all’artista che non ha fatto altro che dipingere la realtà. Il mondo ha aperto gli occhi, finalmente, dopo quasi 80 anni, su chi sta in questo momento piagnucolando e giudicando. Il vittimismo è il loro pane quotidiano, si nutrono di odio e follia, credono davvero di essere in una posizione per giudicare gli altri?! Maledetti!

Hanno la coda di paglia

Si diceva che praticassero l’ usura e nel mondo la finanza è ebrea; si diceva che avvelenavano i pozzi e in Palestina e Libano avvelenano i pozzi; il sionismo è colonizzazione, stupro e genocidio però si devono difendere, quindi mentitori seriali. Insomma come si dice a Napoli…chiagnene e fottono

Sputano sulle suore e sui crocifissi.

Se in quella figura vedono uno di loro è perché evidentemente si rispecchiano in quell’immagine.

Il popolo ebraico deve fare ammenda e riflettere su quello che sta causando il proprio paese ed il proprio governo invece di continuare ad accusare tutti di antisemitismo , per il resto se stanno fuori da torre e meglio

Viviamo in un mondo malato…. l’interpretazione dipende dalle menti malate , L’arte e libera ….chi si è offeso non ha capito nulla, solo il marcio delle loro menti…

La comunità ebraica farebbe bene a tacere a vergognarsi di esistere per quello che stanno facendo.

La comunità ebraica sionista criminale assassina pedofila se non gli sta bene può andarsene in israele

Non a caso ho sempre sentito dire da quando ero piccolo la frase: si pegg d nu breij.

Come a dire ad una persona che era una cattivissima persona.

Per non dire che era peggio della 

I più grandi usurai mai esisti sulla faccia della terra

Ma e’ filologico…la lobby ebraica come mercanti del tempio…e l’anguria rosso sangue come simbolo del genocidio palestinese …tutto torna ineccepibilmente..

Tratta ferroviaria tra Germania e Polonia prima che sia tardi..

No questi stanno massacrando i bambini loro dovrebbero scusarsi

E noi chiediamo la rimozione della comunità ebraica

Gia mi sembra una concessione enorme che “la comunita’ ebraica” abbia perfino il diritto di respirare…

Remigriamo tutti i sionisti

Quell’ebreo li esiste… come esistevano anche le Anne Frank… ma nei lagher nazisti ci e’ finita solo la seconda…

Vogliamo riscrivere la storia e la letteratura per renderle conformi alla propaganda dittatoriale sionista? Cos’è, si vergognano?.

Se erano usurai è colpa del papa?\\\

Per questo lo hanno crocefisso, non voleva i mercanti nei luoghi di preghiera

io chiedo la rimozione della comunità ebraica

L’artista geniale con l’arte ha raccontato una verità

Si sono indignati perché è rappresentata una scena che rispecchia la realtà

La verità fa molto male

Poiché siamo tolleranti gli diciamo solo prima di parlare di contare fino a 100

La lingua batte dove il dente duole

Comandano da per tutto (sic)

È la verità, perché occultarla?

Usuraiiii

Perché non si indignano per ogni bomba che sganciano?

Sono indignati perché sono costretti a vedere l’unico Dio che conoscono, il denaro

Non è forse vero che sono attaccati al denaro?

Dovremmo mettere il Cristo crocefisso da loro

Che non rompano le palle

I padroni del mondo

Storicamente sono usuari e nemmeno una parola sul genocidio

Andatevene in Israele se non vi piace

Che vadano koshermente affanculo

Nel ringraziare nuovamente i colleghi Terracina e Merlo, per avere portato all’attenzione del pubblico la vicenda campana, e Andrea Colombo, che su Facebook ha segnalato il diluvio di post antisemitici seguito alla vicenda di Torre, non possiamo non stigmatizzare al tempo stesso il complessivo silenzio del grosso del media italiani. Minimizzare, col silenzio, episodi di questa portata in un momento di espansione dell’antisemitismo insieme alla crescita di diverse forme di razzismo e di xenofobia, è dimenticare il monito del pastore antinazista Martin Niemöller:

Prima vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere i comunisti, e stetti zitto, perché non ero comunista.
Poi vennero a prendere i sindacalisti, e stetti zitto, perché non ero sindacalista.
Poi vennero a prendere me, e non era rimasto più nessuno a protestare.

Torre del Greco. La banalità dell’antisemitismo ultima modifica: 2026-06-17T19:54:21+02:00 da GIOVANNI LEONE
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