Noam Chomsky ha sempre prediletto le conferenze per poche persone che, rispetto ai grandi eventi, offrono i vantaggi di un coinvolgimento profondo,un dialogo diretto e un apprendimento su misuraa.
Ed è proprio su questo principio che si basa il SAN GIO’ VIDEOFESTIVAL di Verona, giunto quest’anno alla sua 32a edizione (dal 23 al 27 luglio scorsi).
Tutto ha avuto inizio da alcuni amici con in comune una passione smisurata per la cinematografia e l’amore altrettanto grande per la buona cucina, il buon vino e, soprattutto, per i rapporti umani.
Niente stelle hollywoodiane, niente riflettori o tappeti rossi: semplicemente bel cinema, proposte originali da registi e gruppi di lavoro provenienti dal Messico all’Azerbaigian, dalla Svezia all’Italia.
Nel corso dei cinque giorni di programma del Festival (presso il Teatro Satiro Off) si sono susseguiti 37 cortometraggi, cinquw lungometraggi e tre film fuori concorso.
Una maratona cinematografica seguita da un pubblico ristretto, ma profondamente coinvolto.
La particolarità di questa edizione è stata l’attiva partecipazione tedesca: la regista Laura Laabs, la cui carriera si sta sempre più consolidando, il regista Gerd Conradt, eminenza grigia con 60 anni di carriera alle spalle e Rüdiger Suchsland, non solo regista ma soprattutto rinomato giornalista e critico cinematografico.
Per la quantità e qualità delle opere presenti, il lavoro della giuria (di cui ho avuto l’onore di fare parte) è stato particolarmente impegnativo.
Il premio per il migliore film è stato assegnato a Laura Laabs per il lungometraggio del 2025 *Rote Sterne überm Feld* (Stelle rosse sul campo): un incrocio fra cronaca, fallimento e sopravvivenza delle utopie politiche. Formalmente ispirato allo stile aperto e associativo di Walter Benjamin che definirei quasi come una teoria quantistica “ante litteram”.
Il film della Laabs ha anche ricevuto il premio per la migliore musica e quello per la migliore interprete (Hannah Herlichmann)
Il lavoro di Gerd Conradt (che ha ricevuto il premio speciale della Giuria) si basa su un’antologia di cortometraggi che spaziano dal 1966 al 2026: un percorso caleidoscopico che comprende impegno politico, poesia e musica.
Tra gli altri premi posso citare il film di animazione “Tourists” di Mária Kralovič (miglior soggetto), il cortometraggio “L’uomo più bello del mondo” di Paolo Baiguera (migliore regia) e, personalmente il mio preferito, “Alcooltest” di Stefano Usardi, (migliore sceneggiatura) con il protagonista Drupi, vecchia gloria musicale italiana, che interpreta se’ stesso.
Quello che tuttavia rende il SAN GIO’ un festival cinematografico unico al mondo sono i suoi sponsor: aziende vinicole venete, osterie e ristoranti veronesi che ci hanno offerto degustazioni dei migliori vini del posto sullo sfondo di meravigliosi vigneti, grandi cene e una ospitalità generosa e squisita (in tutti i sensi).
In primo piano resta comunque l’impegno sovrumano fornito dal direttore, co-fondatore del Festival e grandissimo coinvolgitore Ugo Brusaporco.
Fra un anno ci sarà la 33a edizione che consiglio a tutti di non perdere!
Immagine di copettina: Da sinistra: Rüdiger Suchsland, Licia Massella (membro della giuria), Gerd Conradt
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