Con la fine dell’estate, finirà anche il periodo in cui è possibile visitare i Giardini Botanici d’Alta Quota, che hanno un periodo d’apertura limitato a due-tre mesi l’anno, dopo lo scioglimento della neve. Se ne potrà parlare l’anno prossimo.Nel Trivento questi Giardini sono undici, due in Trentino: il Viote al Monte Bondone-TN e il Coe, vicino a Folgaria; due in Friuli Venezia Giulia: La Polse di Cougnés a Zuglio(UD) e il Carsiana, Sgonìco a 18 km da Trieste e ben sette in Veneto.
Il Viote è il Giardino Botanico più esteso delle Alpi, che si dispiega per ben dieci ettari a 1540m slm nella conca de “le Viote”. È la parte a cielo aperto del MUSE (Museo delle Scienze) di Trento. Racchiude duemila specie provenienti anche da altri gruppi montuosi oltre alle Alpi: dal Caucaso, dall’Himalaya, e dalle Montagne Rocciose. Offre moltissime occasioni di laboratori sulla flora alpina per grandi e piccoli utenti.

Il Giardino del Passo Coe si trova invece a 1610 m slm ed è, come il Viote, raggiungibile direttamente in macchina. Sviluppandosi su area carsica, permette di conoscere fenomeni geomorfologici quali le doline di crollo e i campi carreggiati. Ha una sezione di piante alimurgiche (mangerecce), di piante velenose e mostra formicai giganti, tronchi forati dal picchio, una pozza ricca di tritoni e piante lacustri, nonché la cosiddetta flora castrense. Queste sono specie importate inconsapevolmente come semente tra il foraggio per gli animali al seguito dell’esercito nella Prima Guerra Mondiale.
In Friuli, a Zuglio (l’antica Iulium Carnicum, la città romana più settentrionale verso il Norico- attuale Carinzia- il più importante sito archeologico dell’alta Carnia) si trova un piccolo Giardino Botanico, il Giardino dei Semplici, a 750 m di quota (zona climatica di 1000m): La Polse di Cougnès. Si sviluppa ad anfiteatro ed è nato secondo un criterio fitoterapico. Lo frequentavano gli universitari del Corso di Fitoterapia (ora soppresso) dell’Università di Trieste. Conta 700 specie e un ricchissimo erbario.

A 18 km a nord di Trieste, in località Sgonico, a 330 m slm, è visitabile il Giardino Botanico “Carsiana”, una dolina che deve la sua inclusione tra i Giardini Botanici Alpini per il cosiddetto “Alpinetum”. Sviluppato sulla scarpata più fredda della dolina, esposta a nord, l’”Alpinetum” raccoglie specie dell’Alto Carso, presenti anche nell’Orto Botanico Alpino “Alpinum Juliana” in val Trenta, in Slovenia. L’intento dichiarato dei fondatori del Carsiana era quello di unire con il “gemellaggio” dei due giardini idealmente Italia e Slovenia, per superare quei confini nazionali che negli anni Sessanta del Novecento, quando il Giardino nacque, erano dolorosamente marcati.
La mia Guida è il primo lavoro che permette la mappatura e la fruizione in rete delle informazioni che riguardano tutti gli undici Giardini Botanici Alpini del Triveneto. E’ stata preparata dal sottoscritto e pubblicata dal Comitato Scientifico Veneto Friulano Giuliano del CAI il 9 maggio 2025 on line, sul proprio sito e su quello del Museo della Montagna del CAI di Torino (è scaricabile gratuitamente Q U I su Licenza Creative Commons)

Invita ad avvicinarsi alla montagna in modo curioso, rispettoso e non predatorio, per gustare con calma la bellezza dei paesaggi in cui i Giardini Botanici sono immersi e la stupefacente flora alpina, che li caratterizza.
Invita ad avvicinarsi alla montagna in modo curioso, rispettoso e non predatorio, per gustare con calma la bellezza dei paesaggi in cui i Giardini Botanici sono immersi e la stupefacente flora alpina, che li caratterizza.
. Un Giardino Botanico d’Alta Quota vuol far conoscere e preservare per le generazioni future proprio questa flora, nonostante il troppo rapido riscaldamento del Pianeta, che la mette a rischio di estinzione.
Una pianticella in montagna riesce a fiorire in zone impervie come i margini di un ghiaione o la fessura di una roccia, nonostante molti fattori limitanti. Basti pensare all’escursione termica giorno/notte cui la pianta è sottoposta, il poco suolo che ha a disposizione, il vento che la costringe a svilupparsi prona o a cuscino, l’irraggiamento solare che la spinge a diventare succulenta e sviluppare peli sulla superficie delle foglie per resistere ai raggi UV (stella alpina), il poco tempo che ha per fiorire, farsi notare con colori accesi e sgargianti dagli impollinatori e potersi riprodurre.
Il riscaldamento globale, specie sulle Alpi che sono un hot spot climatico, fa migrare le piante verso quote sempre più alte e il loro adattamento, che avveniva in secoli, è accelerato a pochi anni e non sempre possibile.
La flora alpina merita quindi di essere guardata in modo non distratto.
Volendo osservarla da vicino, i Giardini Botanici Alpini sono un mezzo speciale. Essi hanno il pregio di concentrare in uno spazio relativamente piccolo molte specie, poste per esempio artificialmente dai Curatori in roccere, quasi sempre provenienti dalla zona circostante, endemiche, rare o a rischio di estinzione.
Prendiamo ora in considerazione i sette Giardini del territorio veneto.
La Guida ha in copertina il Giardino “Antonio Segni”, annesso al Rifugio Vazzoler del CAI di Conegliano, giardino che si trova sotto la maestosa Torre Trieste e vicino alla stupenda Torre Venezia nel Gruppo della Civetta. Siamo a 1714m slm. D’inverno la neve resta per 8 mesi in quota, eppure appena scompare ecco che il sottobosco si risveglia, compaiono i primi fiori e poi, ad esempio, prorompe la bellissima Scarpetta della Madonna, un’orchidea dal giallo intenso.

Vale davvero la pena di risalire da Listolade la val Corpassa a piedi, arrivare al Rifugio e farsi un giro per il Giardino, magari prima o dopo un’escursione o una scalata!
Lo stesso dicasi per il Giardino delle Alpi Orientali a 1500-1550 m slm, curato dal Corpo Carabinieri Biodiversità di Belluno, raggiungibile dopo una passeggiata di trenta minuti dal parcheggio della località “la Casera” sul Nevegal, che in un anno ha aumentato le specie floristiche presenti (inizialmente 700 specie) e con visite gratuite guidate accompagna i visitatori alla scoperta della flora della riserva integrale del Monte Faverghera.

A pochi chilometri, sull’altro versante della Val Lapisina, sul Cansiglio, immergetevi nei profumi che sprigionano i prati all’ingresso del Giardino “Giangio Lorenzoni” (1100m slm) e scoprite le mille specie provenienti dall’area del Col Nudo-Cavallo.
Trovandosi invece sull’Altopiano dei Sette Comuni, vicino a Lusiana, non perdetevi il Giardino “Dario Broglio” del Monte Corno, che si sviluppa su una parte della Città di Roccia e contiene i principali ambienti vegetazionali tipici dell’Altopiano.
Verso Bassano, ai piedi del Massiccio del Grappa, in Località Crespano del Comune di Pieve del Grappa (TV), si trova il Giardino Vegetazionale “Astego”, che pur essendo a 450m slm, riproduce su gradoni tutti gli habitat dalla Cima del Grappa alla pianura, con circa mille specie presenti.

Il territorio di Thiene e delle Piccole Dolomiti ha il Giardino Botanico “Pasubio” al Pian delle Fugazze (ex Giardino Botanico “S.Marco”), rinominato così quest’anno dall’Unione Montana Pasubio-Piccole Dolomiti, che raccoglie cinquecento specie botaniche ed è visitabile in autonomia.
Salendo in macchina dal Garda, in comune di Ferrara di Monte Baldo, località Novezzina, oltre a un osservatorio astronomico e a un piccolo rifugio, non lasciatevi sfuggire il Giardino Botanico “Vittorio Pellegrini”, sviluppato sui gradoni di un ex vivaio forestale, suddiviso in sezioni dedicate ai grandi botanici che nei secoli lavorarono nel territorio veronese: Goiran (splendide rose antiche), Calzolari (piante medicinali), Arduino (piante tintorie) e Fontana (in allestimento). Accanto un piccolo ma preziosissimo Museo della Biodiversità, inaugurato il 20 aprile 2024, allestito dal biologo Dr. Zanini, museo che in tre stanze racchiude il sapere botanico di secoli e racconta la geologia, la flora e la fauna del Monte Baldo. Il monte era detto “Hortus Europae” e Carlo Linneo, padre della tassonomia moderna, già nel ‘700 lo inserì tra i grandi centri di biodiversità dell’Europa, classificandone molti endemismi come ad esempio l’Anemonoides baldensis (L.)
Nella Guida ha un posto d’onore il prototipo dei Giardini Botanici d’Alta Quota, ”la Chanousia”, che pur al di fuori del Triveneto meritava di essere citato perché è il più antico Giardino Botanico Alpino tutt’ora in attività e forse il più alto (2174 m slm). Fu fondato nel 1897 in Alta Savoia al Passo del Piccolo San Bernardo. Si trova al di là del confine francese, pur se appartiene al comune de La Thuile (AO). “La Chanousia” prende il nome dal suo fondatore, l’Abbè Chanoux, e resta coperto da un manto di neve di anche otto metri per dieci mesi l’anno. È visitabile tra metà luglio e metà agosto. Negli anni Quaranta del Novecento questo giardino storico contava ben 2500 specie botaniche anche provenienti da altri Continenti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le piante erano ridotte a cento specie, oggi siamo di nuovo a più di mille: un portento di resilienza!

Tutti questi Giardini continuano a mostrare la bellezza e la potenza della vegetazione alpina. Come tutti i giardini necessitano delle cure costanti e preziose dei Curatori e delle Curatrici, dei volontari, dei botanici, degli alpinisti e delle Amministrazioni preposte al loro mantenimento. I Giardini assolvono al compito, come istituzioni scientifiche, di studiare, catalogare, preservare le specie anche attraverso l’Index Seminum (catalogo dei semi) e le Banche del Germoplasma, cui sono spesso collegati. Inoltre, fanno didattica ed educazione ambientale in modo da aiutare i più giovani -e non solo- a guardare la vegetazione della montagna con rispetto e con occhi nuovi, stupiti, riscoprendo luoghi in cui sentirsi parte integrante dell’ecosistema.
Immagine di copertina: Hemerocallis Lilioasphodelus (L.) – Falso giglio dorato

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