La Vida e una vita esemplare

Bepi Trolese, il veneziano con il cuore in città e capace di portare nel mondo la cura del bello. È morto l’artigiano che ha portato nel mondo il saper fare veneziano e la capacità di lavorare sul bello, rappresentando al meglio l’anima di una città che non si arrende.
MARIO SANTI
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Fuori dalla chiesa di San Giacomo, piena all’inverosimile per un funerale in una mattina di tarda estate. Un tavolo, dove chi vuole può prendersi la classica, piccola foto con una frase che ricorda chi era il morto. Una volta tanto appare vera e non retorica la scritta che sta sul retro della bella foto di un Bepi Trolese sorridente, resa disponibile dai parenti al suo funerale “Venezia piange uno dei suoi migliori figli – “de omeni cussì che ne voria  de più”” 

Non lo si vedeva facilmente in città, perché lavorava tanto fuori Venezia e spesso era via per lunghi periodi (era molto richiesto all’estero, soprattutto negli Stati Uniti), a dimostrazione di come i  nostri artigiani e la nostre lavorazioni sono richieste dovunque vi sia buon gusto e capacità di appezzare il bello …

Ma incontrarlo era sempre piacevole, sia per farsi raccontare del suo lavoro fuori che per ricordare il tempo passato insieme. Ed è proprio nel “tempo delle Vida” (quei sei mesi di “riapertura” dell’antico teatro di anatomia – da settembre 2017 al 6 marzo del 2018 – di cui ytali ha avuto modo di occuparsi più volte) che si si era formata una comunità, che anche dopo lo sgombero ha continuato a essere presente e a segnare fortemente la vita di campo San Giacomo, uno dei luoghi più vivi della città. 

Gianni Trolese (il “nonno”, il babbo di Bepi) l’ha frequentata e animata fino alla morte, avvenuta un anno fa (si veda la bella intervista realizzata da Pea Gagliardi). Bepi veniva ogni tanto, quando poteva, ma si capiva che “c’era”. Ed è questo esserci di persone come loro che rende vivo un campo e lo rende un vero spazio pubblico.  

Perché in fondo uno spazio può dirsi “pubblico” se e solo se accanto ai suoi segni, architettonici e di servizio (dai palazzi alle case, dagli alberi alle aiuole, dalle panchine alle fontane e poi anche ai bar e ai ristoranti) ci sono persone che lo animano. Che lo abitano, dove per “abitante” si intende non tanto chi vi risiede, ma chi si prende cura di un luogo, di una situazione. 

Gianni Trolese 

Gianni e Bepi Trolese erano abitanti di campo San Giacomo. 

Erano veneziani che amavano la loro città. Una città che è tale fino a che la calcano orma come le loro, capaci di sovrapporsi a quelle dei turisti.   

Perché un luogo è sopraffatto dall’overtourism non (solo) quando c’è troppa gente, ma quando a prevalere sono i  “turisti del selfie” che considerano i posti dove si trovano come “quinte” di sfondo per fotografie che “provano” che ci sono stati e non come luoghi da conoscere e con i quali entrare in relazione.

Perché Venezia possano ancora chiamarsi città non devono solo venire meno turisti. Devono esserci figure come quelle di Gianni e di Bepi, o di sua figlia Maria Letizia, capaci di “abitarne” i luoghi.

Bepi el stucador è stato un artigiano richiesto con una rete di collaboratori nel mondo del restauro che ne hanno fatto un riferimento non solo nel veneziano, ma – come si è ricordato – molto al di là dei confini lagunari. 

Giuseppe Trolese, Bepi el Stucador

Tra chi lo conosceva si è verificato, nei giorni che hanno seguito la sua morte, un fenomeno strano. In tanti parlando del più o del meno e arrivando per caso a parlare di lui, hanno scoperto che tante altre persona, tra la quali apparentemente non c’erano rapporti, in quei giorni si erano trovavate a parlare con dolore, stupore e rispetto della sua morte.  Che in molti e di versi lo conoscevano e apprezzavano-

Un piccolo segnale di quanto Bepi fosse un personaggio che – per quanto modestia e discrezione fossero tratti fondante del suo carattere – a Venezia era persona nota e capace di caratterizzarne il tessuto sociale.  Non un personaggio da “veneziano dell’’anno”, forse, ma una persona che esprimeva al meglio lo spirito della città.

Va citato un episodio, per far capire cosa si intende per classificare Bepi tra i “frutti migliori” di una città a cui guarda il mondo.

Forse nel periodo di riapertura delle Vida, forse anche dopo, si ragionava di come rilanciare e risistemare l’Antico teatro di anatomia, trovando anche i fondi per autogestire gli interventi che consentissero di farne un centro aperto e inclusivo al servizio della popolazione e dei suoi bisogni. 

Bepi se ne uscì con una proposta che avrebbe preso i classici due piccioni con una fava. 

Organizzare un corso di formazione su manutenzione, restauro e altri interventi sul tessuto edilizio storico utilizzando i locali dell’Antico teatro di anatomia oltre che come sede anche  come banco di prova e di intervento guidato. E sarebbe sato guidato dal meglio dell’artigianato edile veneziano legato al restauro.  Si pensi che tra i suoi colleghi e amici che pensava di coinvolgere c’erano gli autori dei più importanti interventi in città (uno per tutti: il restauro del negozio Olivetti in Piazza San Marco).

Un’idea formidabile che dimostra come se a Venezia (come spesso accade in altre situazioni) si può parlare di “attivismo scientifico” a sostegno delle proposte progettuali dei movimenti è grazie a persone come Bepi Trolese. E questo perché portava la sua esperienza in una situazione – come quella della Vida – della qual si sentiva “abitante” e per questo sentiva di doversene prendere cura, offrendo il meglio di sè. 

Nella prima vediamo nonno Gianni il giorno dello sgombero della riapertura dell’antico teatro di anatomia reclamare dalla polizia i pattini della piccola Maria Letizia, che erano rimasti dentro.  “Ai miei tempi c’erano i fascisti che facevano questo cose …”  ebbe e dire in quell’occasione. 

“Nonno Gianni” Trolese, babbo di Bepi, ottiene dai poliziotti di poter rientrare nella Vida sgomberata per recuperare i pattini della nipote Maria Letizia, che è con lui – foto Enrica Berti 2018

Dicembre 2018. Bepi Trolese – al centro nella foto, il quarto da destra – tra i vidani, in Regione a portare il panettone a Zaia – foto Enrica Berti

Provate a passare oggi, nei giorni successivi alla morte di Bepi, per i locali del ristorante, che alla fine ha aperto alla Vida.  Vi renderete conto di come spesso le istituzioni rispondono abbinando alla repressione delle idee ricche di fantasia e creatività che vengono dai movimenti con una incapacità di azione che (nel caso)  è durata otto anni.

E che alla fine di quel lungo periodo è arrivata l’apertura di un ristorante (certo se ne sentiva la mancanza, in un campo che ne ha già una decina …)  con un restauro del tutto ordinario, che appare ben lontano dalla fantasia e dalla ricchezza progettuale e che si sarebbero potute realizzare se si fosse ascoltata la voce di Bepi Trolese con la sua proposta di far derivare il restauro da un corso di formazione organizzato e che facesse sperimentazione di restauro e manutenzione in loco. 

E con l’idea di farne un bene comune di uso civico improntato alla inclusività  

La vicenda del restauro e dell’uso dell’antico teatro di Anatomia e la storia della Vida e dei Vidani sono elementi che trovano ascolto non solo nel Veneziano, e il mondo dei Beni Comuni emergenti a uso civico è fattore di risonanza nazionale e non solo (chiedere ai napoletani del coordinamento nazionale dei Beni comuni emergenti ad uso civico).

In una dimensione di sogno, nella quale in un mondo ideale il ristorante se ne dovrebbe andare (magari rifuso del suo investimento). E in questo mondo ideale, si arriverebbe a un uso civico della Vida. Si potrebbe così dare corso alla promessa fatta alla famiglia dell’avv. Mario Viviani (che fornì a questa battaglia la sua preziosa assistenza giuridica): quella di intitolare alla sua memoria un’aula del “riaperto” centro sociale della Vida. Un’altra aula andrebbe dedicata a Bepi Trolese stucador- alle sue idee, alla sua persona, al contributo e al ricordo che ha lasciato nella comunità.  

Immagine di copertina: Una cena per la Vida, settembre 2018 

La Vida e una vita esemplare ultima modifica: 2026-09-26T19:55:06+02:00 da MARIO SANTI
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