Cronache dal fronte spagnolo della Guerra globale

A un mese dal voto le leadership sono lanciate verso la battaglia. La partenza è nota, destre oltre la maggioranza assoluta, l'arrivo incerto e in continua evoluzione. Continua la pressione della piazza e arrivano i primi saccheggi. Ma i movimenti di lotta non c'entrano, come una stampa dignitosa e competenze messe in comune disvelano, segnalando dinamiche da "guerra ibrida", che spiegano forse anche qualcosa di quello che succede da noi
ETTORE SINISCALCHI
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Manca quasi un mese al voto del 29 novembre e la Spagna è lanciata nella campagna elettorale più lunga, anche se, ufficialmente, non è ancora iniziata. I leader dei partiti e delle liste si sono lanciati sul campo di battaglia. Le coordinate di partenza sono note: Pp e Vox superano abbondantemente nei sondaggi la maggioranza assoluta, le sinistre partono con uno svantaggio di circa quindici punti. Ma i sondaggi sono materia labile, in continua evoluzione. 

La pressione della piazza continua. Le tende di Madrid sono oltre 1.200, comune e governo regionale denunciamo “violenze”, condizioni sanitarie e chiedono lo sgombero, che il governo non concede. Una giudice ha aperto un fascicolo per “reato di odio” contro la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso —effettivamente, tra le persone più odiate dai madrileni, assieme a Pedro Sánchez, nel suo elettorato—. La piazza non è più del Sindacato inquilini, impegnato nella costruzione dello sciopero generale. Le lotte della scuola, della sanità e dei pensionati si uniscono alle tende della Plaza del Sol, sono al centro delle iniziative della cittadella, divenuta punto di passaggio delle manifestazioni di tutte le vertenze sociali aperte, verso lo sciopero generale dell’11 novembre, per la casa e il salario.

PRIMEROS PASOS: SEMANA DEL 19 AL 22 DE OCTUBRE La huelga no empieza el 11N, la construimos desde abajo, desde los barrios. Comprueba cuando se hace un comité en tu barrio y apúntate! Juntas somos más fuertes que ellos 🧡💪🏻

— Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid (@inquilinatomad.bsky.social) 2026-10-20T13:10:16.430Z
La fittissima agenda della preparazione dello sciopero generale da parte del Sindacato inquilini di Madrid

Che ogni voto è globale lo abbiamo già detto. Ma ognuno ha la sua particolarità è quella spagnola è la questione sociale, imposta dalla pressione delle piazze divenuta tema centrale della campagna elettorale. Protesta diffusa in Francia, Italia, Portogallo, Albania, in Serbia —che si sta misurando in queste ore nel confronto elettorale ottenendo una vittoria che, ancora una volta, i nostri media non hanno visto arrivare. Temi simili —caro vita, casa, educazione, sanità, pensioni, esclusione sociale, furto di futuro, democrazia— tutti riassumibili, nel settore occidentale, nella crisi del patto fondante delle democrazie liberali, il welfare —che poi, crisi, gli hanno tagliato la testa negli ultimi trent’anni— i cui residui sembrano tesi più a non far esplodere la rivolta sociale —che invece fa capolino lo stesso— che a redistribuire. 

Globali anche fenomeni specifici. Sabato scorso notte di incidenti a Barcellona. Convocazione anonima sulle chat, vetrine rotte, saccheggi, qualche cassonetto rivoltato e incendiato. La politica fa teatro. Non governando, la destra non emette decreti sicurezza —già lo fece, la Ley Mordaza è ancora lì dopo anni di governi progressisti— ma pratica con scioltezza lo stile trumpiano: “Si stanno opponendo con la violenza alla perdita del potere”, ha detto il presidente del Partido popular (PP), Alberto Nuñez Feijóo, responsabilizzando Pedro Sánchez degli incidenti. Pedro Sánchez condanna senza riserve, Salvador Illa, presidente socialista della Generalitat, promette che i responsabili verranno scoperti e pagheranno anche i danni.

Ma la Spagna non è l’Italia, i media sono più plurali e su Internet si è costruito un giornalismo professionale indipendente e solido, i movimenti sociali non sono improvvisati ma costruiti negli anni, la società civile partecipa mettendo in comune le proprie competenze. Così, analisti del web hanno analizzato i flussi, esponenti dei movimenti hanno tratto conclusioni politiche, i tentativi della destra, senza la leva del governo, di manipolare i fatti e usarli elettoralmente sono, per ora, falliti.

La qualità del giornalismo e del dibattito pubblico permettono in Italia di presentare come “mente” degli incidenti e vandalismi del 17 ottobre una persona che ha aperto account e pagine web due giorni dopo i fatti, di indagarla per terrorismo per dichiarazioni —quanto siano radicali, disprezzabili o condivisibili poco importa— che, in tutta evidenza, non lo sono. In Spagna questa superficializzazione non funziona. Si levano molte voci, hanno piazze, piattaforme e media che le riportano.

La cifra de detenidos por los disturbios de este fin de semana en Barcelona se queda finalmente en 128. Los Mossos investigan quién está detrás y si los altercados podrían repetirse en los próximos días.

— RTVE Noticias (@rtvenoticias.rtve.es) 2026-10-26T18:30:00+00:00

Questa intelligenza collettiva spagnola fornisce dati forse utili anche per capire e leggere meglio i diversi livelli degli avvenimenti in Italia, Francia e Belgio, oltre a mettere nell’equazione anche il ruolo delle forze dell’ordine nel gestire o creare tensioni in piazza. Cosa ci offre di utile?

Per esempio che Marcelino Madrigal, l’analista del web al cui lavoro ci stiamo rifacendo spesso ultimamente a cominciare dallo sconfinamento di massa di Ceuta, aveva avvisato quattro giorni prima di cosa sarebbe avvenuto sabato scorso a Barcellona. Scandagliando chat, canali di messaggistica, reti sociali e siti web ha costantemente monitorato il diffondersi della “chiamata” al saccheggio urbano.

Sono le 18,35 di mercoledì 21 ottobre, 92 ore prima dell’inizio degli incidenti, quando Madrigal avvisa di cosa si prepara in rete


Ci spiega come funziona. I messaggi cominciano a insinuarsi in gruppi di chat e canali già esistenti e diversi, dal calcio a chat indipendentiste —nulla a che vedere coi partiti catalani— alle chat di gruppo scolastiche —lo stesso è accaduto in Italia, più evidente, per quanto sinora si sa, sul fronte allarmistico del richiamo alla difesa delle “nostre città e delle nostre donne”—, muovendosi allo scoperto principalmente su TikTok e poi X.

“Mentre continuo a investigare le convocazioni di saccheggi di sabato [scrive il giovedì precedente —NdR], che non scarto essere ingerenze straniere mascherate da independentisti, una riflessione molto seria: Il modo di evitare che accada come in Francia è la vigilanza delle reti. Così non sarà come Ceuta”.


La solidità del lavoro di Madrigal, e di altre analisi convergenti, è tale che le associazioni di commercio e ristorazione di Barcellona si sono lamentati di non essere state avvertite dai Mossos de Esquadra, la polizia catalana. Ma come, avranno pensato, un signore dal computer di casa sua si accorge quattro giorni prima di quello che si stava scatenando e voi non ci avete detto niente?

Los disturbios de Barcelona del 24 de octubre fueron convocados a través de perfiles anónimos de TikTok vinculados a la plataforma Blocus, que redirigían a jóvenes a grupos privados donde se difundían instrucciones para saquear comercios y cometer actos vandálicos.

— Democracia real YA! #7292 (@democraciarealya.bsky.social) 2026-10-25T13:43:12.573Z
La ricostruzione delle dinamiche precedenti ai saccheggi sono state diffuse nei canali dei movimenti, senza cedere a sentimentalismi e con ben chiaro che le loro lotte possono essere obiettivo, non tanto di chi partecipa ai saccheggi ma di chi li muove e diffonde le convocazioni



Ma chi ha mosso i fili del richiamo? Non è ancora e forse non sarà mai possibile dirlo ma “l’ecosistema” che ha diffuso contenuti e messaggi vede anche soggetti, canali e account vincolati a paesi stranieri, come Stati Uniti, Russia e Israele.

Madrigal fa il punto sul fenomeno; è stato promosso, gli indizi sono evidenti; da chi e dove è difficile affermarlo, anche per l’opacità della principale rete sociale su cui “la chiamata” ha viaggiato, il riferimento è a TikTok.

Madrigal annuncia le chiamate al saccheggio in altre città spagnole per il 31 ottobre.
E annuncia che sta accadendo anche in Germania

Comunque sia, nel frattempo, qualcuno comincia a unire fili apparentemente dispersi anche da noi. Sulle partecipazioni dell’estrema destra agli incidenti in Italia si può andare a questo interessante reel di Andrea Borello, consigliere comunale del PD a Caselle Torinese e navigatore di Internet e social media.

Torniamo alla campagna elettorale, dalla quale in effetti non ci eravamo allontanati, nulla di quanto accadrà in Spagna nei prossimi trenta giorni ne sarà al di fuori. La tecno-oligarchia si muove in una guerra di dimensione globale agendo su ogni fronte locale. Le destre estreme sono i principali beneficiari. La vittoria finale di Lula dà conforto alle sinistre spagnola —risalire la china si può fare— e segnala il ruolo attivo di Meta nel risultato del primo turno. In questo voto, però, il ruolo preminente sarà quello di X di Elon Musk, centrale nella comunicazione politica, schierato, incontrollabile. 

Pedro Sánchez ha un’agenda fittissima, ogni giorno un meeting, intervista o ospitata televisiva. Bacia la moglie Begoña Gómez, balla, legge poesie di Federico García Lorca. Ha scelto la chiave dell’ottimismo, agli avversari dedica ironia tagliente, giocando su gaffe e contraddizioni delle destre, evita la drammatizzazione dosando la paura per Vox e la messa in ridicolo di Alberto Nuñez Feijóo (aiutato da entrambi che continuano a dargli elementi utili). Il messaggio è che i giochi sono aperti, la posta è continuare a governare in maniera progressista la crescita economica basta sui diritti e la difesa dei redditi della classe media e lavoratrice oppure “retrocedere di quarant’anni”. Gli astanti reagiscono come pubblico entusiasta davanti allo show. Lo scopo di motivare e dare fiducia alla base socialista, centrale in questa prima fase, è raggiunto.

Gli show televisivi e digitali sono centrali nella campagna. È stato a La Revuelta, programma comico e di ospiti con interviste rilassate e informali di RTVE, condotto da David Broncano, nato in risposta a El Hormiguero, condotto da Pablo Motos su Antena 3, leader di ascolti nel prime time, da tempo diventato talk politico fortemente spostato a destra. Sánchez andrà anche qui, dopo aver dato il record di ascolti a La Revuelta con la sua intervista, e parteciperà anche a podcast di successo, con influencer spesso spostati a destra. Mosse da non sottovalutare, l’inizio della rimonta del 2023 iniziò con la partecipazione a La pija y la quinqui (La snob e la delinquente), programma ascoltatissimo dalla cosiddetta Generazione Z. 

Sabato c’è stato il debutto a Barcellona dell’alleanza tra Podemos e ERC, coi candidati Gabriel Rufián e Irene Montero che sono intervenuti davanti a circa duemila persone nella Plaça Major del quartiere Nou Barris. Zona di immigrazione interna, cinturón rojo e feudo elettorale socialista nella capitale catalana, intaccato dai Comuns con le elezioni di Ada Colau a sindaca e tornato al Psc nelle ultime elezioni (nelle generali del 2023, PSC 43 per cento, Sumar 16, PP 15, ERC 8 per cento). Portare in casa di Socialisti e Frente Amplio l’offensiva, che infatti sono stati il principale obiettivo delle accuse, dopo una dichiarazione di fede antifascista a compensare le critiche per il fallimento dell’unione delle forze a sinistra del Psoe. Il Psoe è accusato di cavalcare le lotte per la casa avendo governato per otto anni senza fare nulla —che la Ley de vivienda del 2023 fosse da Podemos rivendicata come svolta storica e suo successo, la ministra di Diritti sociali e Agenda 2030 era l’attuale segretaria generale, Ione Belarra, viene omesso— mentre il Frente Amplio viene accusato di subalternità ai socialisti. Nel frattempo Rufián ha annunciato che farà campagna per Bildu nel Paese Basco e per il Bloque Nacionalista galego (BNG) in Galizia, dove pure Podemos presenta liste proprie e limitando quindi l’accordo a Barcellona e Madrid, confermando che l’obiettivo comune sono Sumar e i Comuns. 

Pablo Iglesias, quando rivendicava alla ministra Ibarra e a Podemos la Ley de Vivienda, “uno dei maggiori risultati della legislatura”

Sabato è toccato anche al Frente Amplio che ha presentato la lista davanti a oltre mille persone nel Parque Lineal del Manzanares di Madrid. I dolori del mancato accordo a sinistra sono stati affrontati subito. “Non ci siamo tutti ma ci sono quindici organizzazioni politiche”, ha detto la deputata Tesh Sidi. “Ma è finito il tempo di unire i partiti, ora tocca unire la gente per frenare l’involuzione democratica”, ha aggiunto Emilio Delgado, capolista per Madrid. “Fino all’ultimo minuto si è offerto tutto con estrema generosità ma se qualcuno non vuole mettersi a un tavolo non lo si può obbligare”, ha sottolineato Ada Colau, alla quale gli Stati Uniti hanno negato il visto per recarsi a Porto Rico per partecipare al vertice “Fearless Cities” del 3 e 4 de novembre. La partecipazione Sumud Flotilla aveva centrato il colloquio di richiesta ma il Dipartimento di Stato ha giustificato la misura col “sospetto che voglia emigrare illegalmente”. Dichiarata volontà di voltare pagina e pensare al voto ma le fratture sono insanabili e già hanno dato al PSOE il ruolo di voto utile a fermare le destre, davanti alle divisioni delle sinistre alla sua sinistra.

Le destre. Dopo aver richiesto il voto anticipato anche con manifestazioni di piazza, ancora stentano a prendere il ritmo. Feijóo continua a inanellare gaffe e Vox è partita seminando il terrore nei pensionati presenti e futuri. La competizione a destra ha già dato i suoi frutti, con la scelta di candidati per il Pp selezionati tra gli esponenti più duri della destra del partito. Nel 2023 Feijóo moderò il discorso nell’ultima parte di campagna per distaccarsi da Vox. Non funzionò, parte del suo elettorato decise che non era tempo di moderazione e votò Vox. Questa volta il Pp non nasconde che dovrà governare con Vox, che nel frattempo, nelle Autonomie dove governa col Pp, ottiene il definanziamento di festival di teatro e attività culturali bollate come “ideologiche”, la chiusura di programmi di inclusione, in particolare sulle tematiche di genere e per le persone di origine straniera. 

Le pensioni sono state messe sul tavolo proprio dalle destre. Ha iniziato la portavoce al Congreso, Ester Muñoz, con un’improvvida dichiarazione in cui assicurava che “il sistema pensionistico sta scoppiando”. Sulle pensioni già nel 2023 Feijóo si era giocato parte del vantaggio dei sondaggi, quando negò che il Pp le avesse mai bloccate mentre Silvia Intxaurrondo di RTVE che lo intervistava lo contraddiceva elencando gli anni in cui il PP non le aveva adeguate. Vox non nasconde il suo progetto. Il segretario generale e deputato, José María Figuaredo, ha parlato di sistema “fallito”, definendolo “zombi” e nel programma Vox difende un sistema misto, con l’entrata dei fondi privati. Il modello Argentina che tante gioie ha dato sulle sponde del Rio de la Plata, come prima fu quello cileno, riportato per disperazione alla gestione pubblica. Adesso Vox ha abbassato i toni. In un’intervista ma il programma è quello, solo evita di dare frecce all’arco delle sinistre. 

Vox modula nell’altro senso. Il grande timore a sinistra di destre che dominino le camere sono le nomine prossime venture, in particolare del Tribunale Costituzionale, e riforme costituzionali, la Carta spagnola può essere modificata più facilmente di quella italiana. “Non ci stiamo presentando alle elezioni per chiedere modifiche costituzionali, vogliamo dirlo con molta chiarezza”, ha detto in un’intervista al quotidiano catalano La Vanguardia. Snocciolando poi gli orrori ormai sdoganati nel lessico politico: “Abbiamo un programma di emergenza nazionale, quello del buon senso, ribassi fiscali, deregolamentazione, priorità nazionale e remigrazione, che coincide con quel che pensa la gran parte degli elettori”.

L’intervista al quotidiano catalano è significativa. In Catalogna, dalle ceneri della deriva indipendentista, il nazionalismo sdoganato ha prodotto un indipendentismo di destra, xenofobo e anti-islamico. Aliança Catalana (AC) cresce ovunque a spese soprattutto di Junts, ma anche in collegi in cui dominava la lista d’estrema sinistra nazionalista della Candidatura de Unita Popular (CUP). AC non si presenta alle generali ma la leader Silvia Orriol ha dato indicazione di voto per Vox. Nazionalismi contrapposti uniti nel difendere “l’identità catalana minacciata dal califfato”, come ha spiegato Abascal. 

Milei è stato in Spagna, visita in programma per la partecipazione al Forum Europa 2026 di Madrid. Ospite sempre gradito delle destre spagnole —con Vox a fare da apripista come sempre, nelle relazioni internazionali il PP arranca e insegue—, questa volta è stato accolto come l’ospite scomodo con cui è meglio non farsi la foto. Col voto anticipato e la questione sociale al centro della campagna, la sega elettrica non tira più, anzi. Feijóo si è tenuto alla larga, lasciando alla Isabel Díaz Ayuso di metterci la faccia —non troppa però, un incontro istituzionale a porte chiuse, senza la stampa e le sole immagini ufficiali della Comunità di Madrid, certamente su indicazione del PP nazionale — imponendo un basso profilo.

Anche Santiago Abascal ha evitato, per inderogabili impegni di campagna, un incontro diretto. Milei è stato ricevuto nell’ufficio di Abascal da quattro colonnelli e i due si sono parlati in videochiamata. Un minuto e 45 secondi, sufficienti per un video sui social e a Milei per dire che “nulla è più divertente che prendere a calci in culo los zurdos —i mancini, come sprezzantemente vengono chiamate da destra le persone di sinistra— e insultare Pedro Sánchez. 

Nel frattempo i sondaggi evolvono, le distanze si accorciano ma le destre mantengono la maggioranza assoluta, in queste ore si chiude il domino delle liste, con le sinistre che lavorano ancora a progetti di desistenza in circoscrizioni particolari e le destre che elaborano contromosse, mentre prosegue l’attivismo della magistratura decisa a influire, anche pesantemente sul meccanismo elettorale. Quella legge non scritta per cui le indagini e procedimenti giudiziari venivano messi da parte durante i processi elettorali non vale più, anzi. Ma di questo parleremo nelle prossime cronache dal fronte spagnolo, verso la battaglia del 29 novembre, ché già siamo lunghi.

Immagine di anteprima: screenshot dall’account X di 3CatInfo

Cronache dal fronte spagnolo della Guerra globale ultima modifica: 2026-10-26T20:54:28+01:00 da ETTORE SINISCALCHI
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