“Donne scalze”, di Roberto Pazzi

scritto da GUIDO MOLTEDO

Degli uomini mi piace apprendere

il numero delle scarpe,

i vini preferiti,

gli anni che avevano

quando han fatto l’amore

la prima volta e se ricordano a che ora,

la posa in cui s’ addormentano da soli,

dove rammentano di essere stati felici

tanto da non voler più uscire dalla stanza,

che eroe della Storia vorrebbero essere

recitando una parte,

che nome darebbero al loro cane,

se temono di rompere gli specchi,

se quando guidano troppo forte

e passano col rosso,

ricordano mai se hanno lasciato istruzioni

per mettere o non mettere

alla loro salma le scarpe

di cui mi hanno rivelato il numero.

Delle donne invece mi piace sapere,

se cantano volentieri da sole,

che cosa cantano di solito,

se ricordano gli oggetti della stanza

dove hanno fatto l’amore la prima volta,

con quale attore della storia del cinema

avrebbero voluto passare una notte,

se la bugia che le ha salvate da un guaio

ora me la potrebbero raccontare,

se amano il loro nome

e come avrebbero voluto chiamarsi,

se a loro non è mai piaciuto.

E se vorrebbero la borsetta nella bara

– delle scarpe non chiederei nulla,

non mi parrebbero necessarie

come agli uomini, per frenarne l’impeto

di correre nella morte,

le scalze farebbero meno rumore e meno paura

tornando una notte a casa,

dove le amano ancora,

senza semafori e limiti da violare.

“Donne scalze”, di Roberto Pazzi

“Donne scalze”, di Roberto Pazzi ultima modifica: 2017-01-03T11:17:52+00:00 da GUIDO MOLTEDO

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