“Musée des Beaux Arts”, di W. H. Auden

scritto da Studio MAB21

Non sbagliavano mai i vecchi Maestri
Quando si trattava di sofferenza. Come capivano bene
La sua condizione umana: come essa càpiti
Mentre qualcun altro sta mangiando o aprendo una finestra
O anche solo passeggiando indifferente.

Come, mentre i vecchi inginocchiati con fervore aspettano
La nascita miracolosa, ci siano sempre dei bambini
Che non vi badano, e continuano a pattinare
Sullo stagno all’angolo del bosco.
No, non se lo scordavano mai
Che persino il martirio più tremendo doveva avvenire
In qualche modo in un angolo, in un brutto posto
Dove i cani continuano la loro vita da cani
E il cavallo del torturatore si gratta il culo contro un albero.

Nell’Icaro di Brueghel, per esempio: come tutto pigramente tende
A ignorare il disastro. L’aratore
Può anche aver sentito il tonfo, il grido disperato,
Ma per lui quella sconfitta non contava: il sole splendeva
Proprio come doveva su quelle gambe bianche che sparivano
Nell’acqua verde. E la bella e ricca nave
Che qualcosa doveva pure avere visto – un ragazzo
Cadere giù dal cielo – aveva qualche parte dove andare
E fece vela, quietamente, lì.

“Musée des Beaux Arts”, di W. H. Auden

 

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