“Omone grande e rosso che legge”, di Wallace Stevens

scritto da Studio MAB21

C’erano spettri tornati sulla terra per sentire le sue frasi,
Lui seduto che leggeva ad alta voce le grandi tabulae azzurre.
Erano quelli del deserto delle stelle che avevano atteso di più.

C’era chi tornava per sentirlo leggere dal poema della vita,
Della pentola sulla stufa, la brocca sul tavolo, i tulipani.
Erano quelli che avrebbero pianto pur di entrare scalzi nella realtà,

Avrebbero pianto di gioia, tremato di freddo nel gelo,
E gridato pur di sentirlo ancora, avrebbero accarezzato con le dita le foglie,
Le spine più acuminate, afferrandosi al brutto,

E ridendo, mentre lui seduto leggeva, dalle tabulae di porpora,
I lineamenti dell’essere, le sue espressioni, le sillabe della sua legge:
Poesis, poesis, le lettere, i caratteri, i versi ispirati,

Che in quegli orecchi e in quei cuori sottili, esausti,
Prendevano forma, colore, e la misura delle cose così come sono,
E dicevano per loro l’emozione, che era ciò che era loro mancato.

“Omone grande e rosso che legge”, di Wallace Stevens

“Omone grande e rosso che legge”, di Wallace Stevens ultima modifica: 2017-01-21T08:00:13+00:00 da Studio MAB21

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