Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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A Est, l’arcobaleno

scritto da MATTEO ANGELI

È ufficiale: la Slovenia è il primo paese dell’ex Jugoslavia e più in generale dell’Europa dell’Est a introdurre il matrimonio egualitario. La notizia era nell’aria da fine luglio, quando la corte costituzione di Lubiana aveva additato le norme che definivano il matrimonio solo come un’unione tra uomo e donna discriminatorie verso le coppie gay e lesbiche e quindi incostituzionali. La sentenza della corte sospendeva gli articoli contestati e intimava al governo di modificare entro sei mesi la legge.

Ne sono bastati poco più di due. Ieri il parlamento sloveno ha votato un emendamento che permetterà alle coppie dello stesso sesso di sposarsi e di adottare. A votare in favore sono stati 48 parlamentari, contro 29 che si sono opposti e uno che si è astenuto. 

La Slovenia è il primo paese post-comunista nell’Europa dell’Est ad abbracciare questa svolta. Come l’Italia, Lubiana aveva precedentemente introdotto le unioni civili per le persone dello stesso sesso, come del resto hanno fatto anche le vicine Croazia, Montenegro, Repubblica ceca e Ungheria. Le unioni civili sono in questo senso una sorta di limbo verso la piena equiparazione. Un passo avanti non scontato, se si tiene conto che nell’Unione europea ci sono ancora sei stati a non averle introdotte, tutti nell’Europa dell’Est. Si tratta di Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia. 

La svolta slovena è poi particolarmente significativa se si tiene conto che in questa parte del continente i diritti LGBTQ+ sono oggetto di un attacco frontale, guidato dall’Ungheria di Viktor Orbán. Benché Budapest riconosca le unioni civili, lo stato magiaro ha adottato negli ultimi anni varie leggi che riducono le libertà delle persone LGBTQ+, come l’odiosa norma che vieta di parlare dell’omosessualità alle persone con meno di diciott’anni. 

“Con questi cambiamenti, riconosciamo alle coppie dello stesso sesso diritti che avrebbero essere loro conferiti già da molto tempo”, ha detto il segretario di stato Simon Maljevac, esponente della sinistra e responsabile del portafoglio che incorpora lavoro, famiglia, affari sociali e pari opportunità. 

Non tutti sono d’accordo. A votare contro è stato il principale partito di opposizione, il Partito democratico sloveno, che ha organizzato anche varie manifestazioni di protesta. “Il migliore dei padri non potrà mai sostituire una madre e viceversa”, ha affermato la capogruppo Alenka Jeraj in apertura del dibattito. 

Sta di fatto che ora le coppie omosessuali potranno adottare, secondo le stesse regole valide per quelle eterosessuali, poiché esiste ormai una sola forma di matrimonio, che non presta attenzione al sesso degli sposi. 

Il parlamento di Lubiana aveva tentato d’introdurre la possibilità di adottare (benché limitata a fattispecie specifiche) già nel 2011 e il matrimonio gay nel 2014. Due referendum popolari, rispettivamente nel 2012 e nel 2015, avevano però bocciato le iniziative legislative. 

Questa volta non si torna indietro. La Slovenia fa la storia e, si spera, trainerà la corsa di altri stati dell’Europa dell’Est in questa battaglia di civiltà. In coraggiosa controtendenza, contro le dinamiche che predominano nella regione, a Est spunta l’arcobaleno.

ORGOGLIO ARCOBALENO

di Matteo Angeli

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A Est, l’arcobaleno ultima modifica: 2022-10-06T07:36:21+02:00 da MATTEO ANGELI