Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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donne capolista

scritto da MATTEO ANGELI

In Germania, nelle elezioni di settembre per il rinnovo del Bundestag, i Verdi di Annalena Bearbock non potranno contare sui voti degli abitanti della Saarland, uno dei più piccoli Land tedeschi. Lo ha stabilito settimana scorsa la Commissione elettorale federale, la quale si è espressa in seguito a una lotta intestina che ha spaccato la sezione locale del partito.

Tutto è cominciato in giugno, quando Hubert Ulrich, figura di spicco degli ecologisti nella Saarland, è riuscito a farsi eleggere alla testa della lista locale per il rinnovo del parlamento federale. In questo modo, egli si è assicurato quello che con ogni probabilità sarebbe stato l’unico seggio destinato ai Verdi. 

Anche se l’affermazione di Ulrich è figlia di un processo democratico, essa ha costituito una violazione del Frauenstatut, lo “statuto delle donne”. Si tratta di un documento che regola la vita del partito dei Verdi tedeschi dal 1986. Esso stabilisce che, nella distribuzione delle posizioni su una lista elettorale ecologista, alle candidate donna spettano di diritto i posti dispari, quindi anche il ruolo di capolista. Questo è uno strumento che garantisce una “quota minima” – ovvero, almeno il 50 per cento – di rappresentazione femminile. I posti pari sulla lista, invece, sono “aperti” e la loro distribuzione non è vincolata al genere dell’aspirante candidato.

La violazione del Frauenstatut, insieme ad altri ragioni minori, è stata usata da un tribunale arbitrale per invalidare la vittoria di Ulrich. Si è così rivotato in luglio. Questa volta, finalmente, si è imposta una capolista donna: la venticinquenne Jeanne Dillschneider, portavoce della sezione giovanile del partito nel Land. Ciononostante, la sua è stata una vittoria dimezzata, perché avvenuta senza il voto dei quarantanove delegati della sezione di Saarlouis, quella di cui Ulrich è portavoce. Il tribunale federale del partito li aveva precedentemente esclusi, adducendo che la loro nomina presentava delle irregolarità. Tale scelta è stata pagata cara: la Commissione elettorale federale vi ha visto una violazione delle regole democratiche e ha messo fuori gioco la lista degli ecologisti nella Saarland. 

Baerbock e compagni perdono potenzialmente varie decine di migliaia di voti. Il danno dovrebbe tuttavia restare contenuto, visto che si tratta di uno dei Land più piccoli. Alle elezioni del 2017, la Saarland contribuì con solo lo 0,1 per cento all’8,9 per cento realizzato dai Verdi su scala nazionale. 

La maniera pasticciata in cui il partito ha gestito la questione getta ombre sul funzionamento del Frauenstatut, il quale è garanzia dell’ancoraggio femminista del partito. Ulrich ha denunciato un meccanismo che nei piccoli Länder – dove i Verdi hanno poche chance di assicurarsi più di un seggio – esclude di fatto i candidati uomini. 

La vicenda della Saarland si somma a un altro inciampo: qualche giorno fa i Verdi di Berlino – sezione Mitte – sono stati criticati a livello nazionale per aver pubblicato su Twitter una foto dei candidati ritoccata, che escludeva i tre uomini presenti sulla lista. L’obiettivo era mostrare una squadra di sole donne e prendersi gioco degli avversari cristiano democratici, accusati di presentare solo “vecchi uomini”. 

Nella Saarland e a Berlino, gli ecologisti hanno fatto due errori che rischiano di far passare per farsesco il loro contributo, invece significativo, in chiave femminista. L’obbligo di scegliere una donna capolista non è un aut aut per gli esponenti politici di sesso maschile, come vorrebbe far credere Ulrich. Da un punto di vista di parità di genere, lo “statuto delle donne” è sicuramente uno strumento efficace: nel parlamento attuale, i Verdi contano su 38 esponenti donna e 29 uomini.

Inoltre, il Frauenstatut non solo ha contribuito a cambiare la cultura politica del paese ma ha anche favorito l’ascesa di una nuova generazione di uomini politici, dotati di sensibilità e comprensione per le questioni di genere. Robert Habeck, il co-leader dei Verdi, ne è il migliore esempio. Lui, scrittore e traduttore, carismatico politico e filosofo, già vicepresidente del Land Schleswig-Holstein, è stato e, forse, continua a essere la stella più brillante del partito.

Ciononostante, quando si è trattato si scegliere il candidato alla cancelleria, egli ha ceduto il passo, con eleganza, ad Annalena Baerbock. Lo ha fatto anche perché lei è donna, conscio dell’importanza, in termini di emancipazione, di avere una candidata cancelliere, che – diversamente da Angela Merkel – è convintamente femminista. Da buona spalla, Habeck sostiene Baerbock, con lealtà, anche nei momenti più bui della sua campagna. Dà forza e completezza alla sua candidatura. Questi uomini, veri alleati delle donne, non vanno nascosti dalle foto, ma valorizzati. 

donne capolista ultima modifica: 2021-08-11T14:36:51+02:00 da MATTEO ANGELI