Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
Condividi
PDF

Femministe e trans. Le ragioni dell’altro

MATTEO ANGELI

Femministe contro transgender. Lo scontro si ripete, secondo un copione ormai noto. Siamo in Regno Unito. Kathleen Stock, professoressa di filosofia all’università del Sussex, è vittima delle minacce di un gruppo di studenti che preme per farla licenziare. Su di lei pende la terribile accusa di transfobia. La questione ha assunto rilevanza nazionale. Pure la politica sta prendendo posizione. C’è chi difende il sacrosanto diritto alla libertà accademica della professoressa, che dovrebbe poter dire e pensare ciò che vuole. C’è chi invece punta il dito contro la sua presunta transfobia, affermando che Stock approfitta della sua posizione “per diffondere l’ignoranza”.

Stock rigetta con veemenza la critica, ma questa le è stata appicciata addosso già da un po’. In gennaio, centinaia di suoi colleghi avevano contestato con una lettera aperta la decisione del governo – a guida conservatrice – di attribuirle un’onorificenza per il suo lavoro universitario. Essi rimproveravano alla professoressa di filosofia di opporsi al self-id – l’autocertificazione del genere – e alla possibilità per le persone trans di frequentare spogliatoi femminili o centri-antiviolenza per donne. 

La vicenda di Stock va ben al di là della sua storia personale. Lei è una di quelle che si definiscono femministe “gender-critical”, ovvero critiche del concetto di “genere”. Sul tema, ha pubblicato recentemente un libro, “Material Girls: Why Reality Matters for Feminism” (Ragazze materialiste: Perché la realtà conta per il femminismo”). In questo testo, mette in discussione l’assunto secondo cui l’identità di genere sarebbe “socialmente più significativa” del sesso biologico. Lo fa sostenendo che le persone trans sono immerse in una finzione, che le porta a negare la loro realtà biologica e a insistere affinché anche gli altri facciano lo stesso. 

Stock, così come le altre pensatrici della sua corrente, rigetta il concetto di “genere”, perché ritiene che esso sia un costrutto imposto dagli uomini alle donne. Il “genere” definirebbe come le donne dovrebbero essere e comportarsi. Sarebbe in questo senso una prigione costruita ad arte dal patriarcato. Per le persone trans, invece, la nozione d’identità di genere rappresenta l’opposto. Si tratta di una liberazione. Indica la loro percezione innata in quanto uomo o donna. Permette quindi loro di prendere le distanze dal sesso assegnato alla nascita. Perciò, solitamente gli attivisti trans bollano come transfobia ogni rifiuto di accettare la loro percepita identità di genere.

Le femministe che non vogliono vedere cancellato il proprio sesso non sono tutte delle reazionarie. Tuttavia, lo scontro frontale con il movimento per i diritti delle persone trans sta logorando i loro argomenti. Vengono spesso bollate come TERF, acronimo che sta per “femministe radicali transescludenti”. Finiscono per essere costrette nell’angolo delle forze conservatrici e bigotte. Lontane anni luce dal progressismo insito nel discorso che mette al centro la “differenza sessuale”.

Non sono però le uniche a rimetterci. La spaccatura del fronte femminista – alleato storico dei movimenti Lgbt – potrebbe avere dei riflessi negativi anche per le persone trans e, più in generale, per le minoranze sessuali. Presentare diritti delle donne e quelli Lgbt come se fossero gli uni alternativi agli altri, depotenzia infatti entrambi.

Riconoscere la legittimità delle ragioni dell’altro, sarebbe già un buon punto di partenza per contenere i danni di questa lotta fratricida. Da un lato, è vitale che le persone trans vengano accettate nel genere che desiderano. Senza “se” e senza “ma”: ogni compromesso al ribasso rispetto al self-id è disumanizzante. Dall’altro, vanno trovate soluzioni inclusive e innovative per rispondere a coloro che ancora chiedono di prestare attenzione alla differenza sessuale. Partendo dall’ascoltare la richiesta di chi vuole che la separazione dei sessi venga rispettata ancora in certi spazi, come bagni o spogliatoi. Questa non può essere semplicemente derubricata a “panico morale”.

Il confronto tra femministe “gender-critical” e movimenti trans non deve per forza essere un gioco a somma negativa. Altrimenti, a vincere sarà ancora il patriarcato. 

Femministe e trans. Le ragioni dell’altro ultima modifica: 2021-10-17T13:17:30+02:00 da MATTEO ANGELI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!