Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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femministi

scritto da MATTEO ANGELI

Gli ecologisti francesi sceglieranno a settembre, con le primarie, il candidato che li rappresenterà alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Tra gli sfidanti c’è anche Sandrine Rousseau, economista, già vice-segretaria del partito. Questa è nota soprattutto per essere stata una delle prime politiche ad accusare un collega di aggressione sessuale. Nel 2016, un anno prima dello scoppio del MeToo, la quarantanovenne denunciò, insieme ad altre, Denis Baupin, allora figura ecologista di spicco, il quale fu in seguito costretto a dimettersi dalla vice-presidenza dell’Assemblea nazionale. 

Lo scandalo Baupin non ha portato solo all’affermazione di nuove figure femminili ai vertici del partito. Esso ha segnato anche l’ascesa di uomini “alleati delle femministe” – per usare il lessico impiegato tra i ranghi di Europe Ecologie-Les Verts, così si chiamano i verdi in Francia. Uno di questi è, ad esempio, Eric Piolle, sindaco di Grenoble, anche lui in corsa per le primarie di settembre. Egli ama dire di sé: “Sono figlio di una femminista, fratello di una femminista, padre di una femminista”. Un buono slogan per cavalcare una delle battaglie chiave del partito. 

Rousseau precisa: “Riesco a considerare un uomo come un alleato solo se non utilizza il femminismo per mantenere il potere”. E ancora: “Non voglio che le lotte ecologiste abbiano per rappresentanti degli uomini bianchi, in bici, che vivono in città… Per combattere la battaglia [contro il costume diffuso di molestie sessuali] che abbiamo davanti, non posso affidarmi a politici, in questo caso degli uomini, che non hanno vissuto degli eventi che li hanno traumatizzati nella loro vita”. Affermazioni che intimano al personale politico di sesso maschile un reale passo indietro e che s’inseriscono nella polemica che da qualche anno scuote la politica francese. 

Il caso più eclatante: la denuncia che dal 2017 insegue l’attuale ministro dell’Interno, Gérald Darmanin. Sophie Patterson-Spatz lo accusa: mi ha aiutato pretendendo in cambio favori sessuali. La scorsa estate la nomina di Darmanin è stata accompagnata da pesanti proteste, che hanno portato alcuni a dire che il governo di Emmanuel Macron promuove la “cultura dello stupro”. 

Il presidente della Repubblica francese è intervenuto in quell’occasione in difesa del suo ministro, spiegando di avere avuto con lui “una discussione da uomo a uomo” e invocando la presunzione di innocenza. “Fiducia da uomo a uomo. Capiamo meglio perché Macron non comprende il problema”, aveva commentato allora Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra-sinistra francese. 

Macron è tornato di recente a esprimersi sulla questione femminista, in un’intervista concessa alla rivista Elle. Ha detto che il suo è un approccio “umanista, universalistico”, in quanto egli non si riconosce in “una lotta che confina ognuno nella sua identità o nel suo particolarismo”. I suoi detrattori ci vedranno il tentativo di depotenziare le battaglie delle donne, declassando le loro rivendicazioni ad azioni settarie. Altri, invece, applaudiranno allo sforzo di gettare acqua sul fuoco di uno scontro che polarizza sempre più la società francese. In ogni caso, il suo resta l’ennesimo intervento di un esponente politico di sesso maschile in un dibattito che dovrebbe invece vedere le donne protagoniste. 

femministi ultima modifica: 2021-07-31T20:18:02+02:00 da MATTEO ANGELI