Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
Condividi
PDF

Giochi da donne

scritto da MATTEO ANGELI

Le Olimpiadi s’apprestano a iniziare e un nuovo record è già stato battuto: per la prima volta nella storia della competizione, i Giochi rispetteranno l’equilibrio di genere.  Degli 11mila atleti arrivati a Tokyo, quasi il 49 per cento saranno donne, contro il 45,6 per cento a Rio de Janeiro nel 2016 e il 44,2 per cento a Londra nel 2012. 

C’è voluta tanta strada e tanto tempo. Per volontà espressa del fondatore del comitato olimpico internazionale, il barone Pierre de Coubertin, i primi Giochi olimpici dell’era moderna – quelli di Atene nel 1986, non videro la partecipazione di atlete donne. De Coubertin credeva che la partecipazione delle donne non fosse “né pratica, né interessante, né estetica, né appropriata”. Le cose sono lentamente cambiate. Nel 1900, solo 22 donne presero parte ai Giochi – relegate a cinque “sport da donna”, contro 975 uomini. La rappresentanza femminile costituì non più del 10 per cento dei partecipanti fino al 1952. Da allora, per fortuna, essa ha continuato a crescere. Tuttavia, solo nel 2012 venne concesso alle donne di gareggiare in ogni sport e, ancora, solo nel 2014 il comitato olimpico internazionale inserì tra i suoi obiettivi il raggiungimento del 50 per cento di partecipazione femminile. 

Per l’edizione di quest’anno, molti paesi porteranno a Tokyo più atlete donne che uomini. Tra questi ci sono Stati Uniti, Australia, Regno Unito, Canada e Cina. Anche l’Italia ha quasi raggiunto la parità di genere: dei 384 atleti qualificati, 197 sono uomini e 187 donne. 

Da un punto di vista più simbolico, per la prima volta nella storia il comitato olimpico internazionale ha incoraggiato i paesi partecipanti a nominare una donna e un uomo in quanto portabandiera durante la cerimonia inaugurale che si terrà oggi. Ciò significa che alcune nazioni, come la Cina e la Mongolia, avranno per la prima volta una portabandiera donna. 

La partecipazione delle donne alle Olimpiadi e, più in generale, nello sport è soprattutto una questione di finanziamenti. Spesso i paesi sostengono i loro atleti sulla base dei successi precedenti. Là dove manca l’equilibrio di genere nello sport, diventa quindi particolarmente difficile rompere questo circolo vizioso. 

Segno che qualcosa sta veramente cambiando, il presidente del comitato organizzativo delle Olimpiadi di Tokyo – l’ex primo ministro giapponese Yoshiro Mori, ha abbandonato il suo incarico in febbraio, dopo essere stato travolto da una valanga di proteste per aver detto: “Le riunioni a cui partecipano troppe donne in generale vanno avanti più del necessario”. Un mese dopo, pure il direttore artistico Hiroshi Sasaki s’è dimesso, per aver fatto una battuta spiacevole sull’aspetto fisico della famosa attrice e stilista Naomi Watanabe. 

Restano però progressi da fare. Il direttivo esecutivo del comitato olimpico è ancora composto principalmente da uomini: le donne rappresentano solo il 33 per cento. A ciò si aggiungono le lamentele delle atlete madri, le quali, a causa delle restrizioni legate al Covid, non hanno potuto portare in Giappone i loro figli. È stata fatta un’eccezione solo per coloro che allattano.

Infine, alcune atlete continuano a essere scrutinate per la loro tenuta. Per esempio, solo qualche giorno fa, la due volte campionessa del mondo dell’atletica paralimpica Olivia Breen s’è sentita dire che i suoi slip da gara sono troppo corti e inappropriati, mentre la nuotatrice britannica Alice Dearing non potrà indossare una cuffia da nuoto appositamente concepita per i capelli afro. Ci vorranno un altro sprint, un’altra rincorsa, per saltare definitivamente oltre la coltre di misoginia che ancora aleggia intorno ai Giochi.

Giochi da donne ultima modifica: 2021-07-23T12:23:12+02:00 da MATTEO ANGELI