Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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dilemmi di genere e autogol politici

MATTEO ANGELI

“Do I know what a woman is?” “So cos’è una donna?”, rispondendo a questa domanda, Penny Mordaunt ha cercato di mettere a tacere su Twitter chi l’accusa di essere “woke”, cioè troppo “politicamente corretta”. Sondaggi e bookmaker danno Mordaunt come netta favorita per la successione a Boris Johnson, premier britannico costretto a dimettersi. La quarantanovenne ministra del commercio e già titolare del dicastero della difesa è stata a lungo una delle poche alleate della comunità Lgbt in campo conservatore. Ora, voltando le spalle alle persone trans, Mordaunt cerca di parare gli attacchi che vengono dall’ala destra del partito. 

Sono biologicamente una donna. Se subissi un’isterectomia o una mastectomia sarei comunque una donna. E legalmente sono una donna. Alcuni individui nati uomo e passati dal procedimento di rettifica del genere sono anche loro legalmente donna. Ciò non vuole dire che essi siano donne biologiche, come lo sono io,

ha precisato su Twitter Mordaunt sei giorni fa. 

Un dietrofront rispetto a quanto affermato nel 2018 in un’intervista e ribadito lo scorso anno davanti alla Camera dei comuni. Mordaunt, che è stata anche ministra per le pari opportunità, disse infatti a più riprese che “gli uomini trans sono uomini e le donne trans sono donne”. Affermazioni che hanno portato alcuni commentatori conservatori a bollarla come “una guerriera impegnata a favore della lobby trans” e a dire che “si è bruciata le chance per diventare premier con queste dichiarazioni”. 

Il post su Twitter ha inasprito la polemica, invece di placarla. Intervenendo alla radio su LBC il 12 luglio, incalzata dall’intervistatore, Mordaunt ha argomentato di non aver mai voluto riformare il gender recognition act, la legge che determina il percorso con cui chi soffre di disforia di genere può cambiare il proprio genere legale. “Non ho mai promosso la self-id”, si è difesa Mordaunt, facendo riferimento alla possibilità per le persone trans di cambiare liberamente il proprio genere legale, senza dover passare per interventi chirurgici o diagnosi mediche. Una possibilità che, per il momento, nel Regno Unito non esiste ancora. 

Il tentativo di tornare sui propri passi non solo ha deluso la comunità Lgbt, ma non ha nemmeno convinto chi si oppone all’inclusione delle persone trans, come l’organizzazione “Fair Play For Women”, che ha dato a Mordaunt della bugiarda: “Dire che non ha mai sostenuto la self-id è una sciocchezza. Ti prendi gioco di noi?”. 

Gli sfidanti nella corsa alla successione di Johnson hanno ora gioco facile. Il primo dibattito tv si è tenuto ieri e la questione delle posizioni di Mordaunt sui diritti trans ha tenuto banco. Due dei quattro avversarsi, Kemi Badenoch e Liz Truss, l’hanno incalzata a proposito. La prima, anche lei ex ministra per le pari opportunità, ha detto:

Quando ho preso in mano questo dicastero nel 2020, c’erano sollecitazioni per far introdurre la self-id… La mia impressione è che la mia predecessora (Mordaunt) volesse la self-id.

Una ricostruzione confermata anche da Truss, titolare degli esteri oltre che attuale ministra per le pari opportunità, contraria anche lei all’adozione dell’autocertificazione di genere. 

La capriola sui diritti delle persone trans potrebbe quindi rivelarsi un autogol per Mordaunt. La sua credibilità è compromessa, così come lo è la stima che era riuscita a guadagnarsi tra i membri della comunità Lgbt. Da ministra per le pari opportunità, Mordaunt aveva infatti raccontato di avere un fratello gemello gay, che avrebbe ispirato il suo impegno per la causa, spingendola a partecipare alle sfilate del gay pride e lottare politicamente per vietare le terapie di conversione. Alla Camera dei comuni, poi, l’attuale ministra del commercio ha sempre votato a favore dei diritti Lgbt, incluso in occasione dell’introduzione del matrimonio per tutti.

Mentre Mordaunt rinnega quindi il suo passato politico, cedendo alle sirene delle guerre culturali che hanno preso in ostaggio una parte dei Tories, un altro candidato alla premiership, Tom Tugendhat, ha invitato a “ripartire da zero” nel dibattito sui diritti delle persone trans. Tugendhat, deputato presidente della commissione affari esteri, discutendo su cos’è o meno una donna, ha affermato:

Una donna è una femmina umana adulta, ma questo non significa in alcun modo che le donne trans siano meno degne di rispetto o diritti… È falsa l’idea che si possa rispondere a questa domanda con una mazza, quando in realtà si sta parlando di una concezione molto delicata dei diritti delle persone, della loro dignità e del rispetto reciproco che si devono le une alle altre.

Tugendhat, che è tra l’altro anche un oppositore della Brexit, è stato la sorpresa del dibatto tv di ieri. Secondo un sondaggio, i telespettatori hanno giudicato la sua performance come di gran lunga la migliore. In tal modo, anche se le sue chance restano risicate, Tugendhat ricorda al suo partito che per convincere non bisogna per forza cedere alla spinta delle guerre culturali.

dilemmi di genere e autogol politici ultima modifica: 2022-07-16T17:06:46+02:00 da MATTEO ANGELI
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