Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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Il benessere animale non conosce religione

MATTEO ANGELI

La Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) s’è espressa, per la prima volta nella sua storia, contro la macellazione religiosa. Martedì ha dato ragione alle Fiandre e alla Vallonia, le quali, rispettivamente nel 2017 e nel 2018, hanno vietato la macellazione degli animali senza previo stordimento, che contraddistingue le pratiche rituali ebraiche (la  Shecḥitah) e musulmane (la Dhabihah). 

I rappresentanti delle comunità musulmane ed ebraiche del Belgio avevano già fatto appello contro questi due decreti, davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea e alla corte costituzionale belga, ma entrambe avevano rigettato il loro ricorso. 

Martedì la corte di Strasburgo ha assunto una posizione che s’iscrive in questo solco, con una sentenza che avalla la decisione delle autorità belghe di limitare i rituali halal e kosher. 

Nel caso “Executief van de Moslims van België e altri, contro lo stato del Belgio”, i giudici della Corte EDU hanno sancito che il divieto di macellazione rituale degli animali senza previo stordimento non viola né la libertà di religione, né il divieto di discriminazione. Questi ultimi due diritti sono garanti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, rispettivamente all’articolo 9 (libertà di religione) e all’articolo 14. All’unanimità i giudici hanno spiegato che, autorizzando la pratica dello stordimento reversibile, ma bandendo quelle che non ricorrono ad alcun tipo di procedimento che determina rapidamente nell’animale uno stato d’incoscienza, le regioni della Fiandre e della Vallonia hanno agito in maniera “proporzionata”, nel rispetto del margine previsto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. 

Lo stordimento reversibile consiste in una scarica elettrica che priva di sensi l’animale immediatamente prima della macellazione. Nel contesto della macellazione rituale, questo allevia le sofferenza dell’animale nella fase del taglio della gola e del successivo dissanguamento. Si tratta di una misura di compromesso, che consente, secondo la giurisprudenza europea, di macellare l’animale senza infrangere la regola religiosa, che impone la macellazione solo di animali vivi e sani. 

Più nel dettaglio, la Corte EDU si spinge fino a dire che il benessere animale è una ragione sufficiente per restringere il diritto alla libertà religiosa. Il riferimento è al concetto di “morale pubblica”, che l’articolo 9 della convenzione elenca come una delle possibili giustificazioni per le limitazioni alla libertà di manifestare il proprio credo. Secondo la sentenza del tribunale di Strasburgo, la tutela della morale pubblica non può essere circoscritta solo alla protezione della dignità umana, ma deve essere estesa anche a quella animale e tenere così conto della sofferenza animale, rispetto alla quale le nostre società sono oggi sempre più sensibili.  

La decisione è innanzitutto una vittoria delle associazioni animaliste, che a suo tempo avevano istigato il divieto delle regioni belghe. 

La legge europea sulla macellazione, entrata in vigore nel 2013, impone a tutti i paesi il principio dello stordimento, ma prevede comunque delle deroghe per le pratiche religiose. Ciò tuttavia non vieta agli stati membri di assumere regole più stringenti, come hanno fatto le regioni belghe. Ora, dopo la vittoria davanti alla Corte EDU, il divieto di valloni e fiamminghi potrebbe fare scuola. 

C’è però un doppio rischio. Nell’immediato, la decisione della corte EDU potrebbe essere politicamente strumentalizzata da chi in Belgio promuove politiche nazionaliste islamofobe e antisemite, in vista delle elezioni federali del prossimo giugno. Può succedere anche nel resto d’Europa, visto il clima attuale. 

C’è poi il pericolo che il dibattito sulle tecniche di stordimento venga messo in secondo piano. E questo sarebbe un grave errore. Le pratiche attuali sono lungi dal rispettare la dignità degli animali. In Europa i suini, ad esempio, vengono ancora anestetizzati con alte concentrazioni di anidride carbonica, che causano loro una profonda agonia. Ai polli tocca invece l’elettrocuzione. Incatenati dalle zampe, vengono trascinati a testa in giù verso una vasca d’acqua elettrificata. 

Di fronte a tutto ciò, la decisione della Corte EDU è un sussulto di umanità. In un mare di indifferenza. 

Il benessere animale non conosce religione ultima modifica: 2024-02-16T00:19:02+01:00 da MATTEO ANGELI
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