Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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Ipocrisia mondiale

scritto da MATTEO ANGELI

Seconda giornata dei mondiali in Qatar. È una delusione per chi spera che i giocatori in campo diano un calcio alle ipocrisie che macchiano questa competizione. Nella sfida tra Inghilterra e Iran, il capitano dei Tre Leoni, Harry Kane, avrebbe dovuto portare al braccio la fascia “One Love”. Un omaggio ai diritti civili e in particolare alla comunità LGBTQ+. Kane doveva fare da apripista, seguito dai capitani di una serie di nazionali che avevano promesso di sfidare l’omofobia del regime qatarino.

Come altri paesi della regione, l’emirato infatti perseguita gli omosessuali, che rischiano multe e prigione. Le federazioni calcistiche di Belgio, Olanda, Galles, Inghilterra, Svizzera, Danimarca e Germania s’erano impegnate a far indossare ai loro capitani la fascia “One Love”. Un cuore coi colori dell’arcobaleno e al centro, appunto, la scritta “1 love”. Ovvero: basta discriminazioni, l’amore è amore! Si tratta di un’idea lanciata dalla nazionale olandese nel 2020 e poi ripresa da Inghilterra, Germania, Belgio, Francia, Galles, Svizzera, Danimarca e Norvegia. 

Nonostante il rifiuto della Fifa di autorizzare l’utilizzo della fascia, Belgio, Olanda, Galles, Inghilterra, Svizzera, Danimarca e Germania s’erano mostrate convinte ad andare avanti, anche a rischio di essere multate. Emblematiche in tal senso le parole di Manuel Neuer, portiere e capitano della nazionale tedesca:

Mettermi in Qatar questa fascia da capitano con i colori dell’arcobaleno è una dichiarazione a favore dei diritti umani. E se dovessero esserci delle multe, sono personalmente pronto a pagarle.  

Cos’è cambiato? Nel frattempo la Fifa ha fatto capire che chi indosserà la fascia rischierà non un’ammenda qualsiasi, ma una multa pesante o un’ammonizione a inizio partita. È l’ennesima prova dell’ambiguità della federazione internazionale del calcio, il cui capo, Gianni Infantino, qualche giorno fa era arrivato pure a dire “oggi mi sento gay”, per spegnere le polemiche nate attorno al mondiale. 

Kane, che era stato tra i principali sostenitori dell’iniziativa a favore dell’inclusione della comunità LGBTQ+, non se l’è sentita di rischiare il cartellino giallo, ed è sceso in campo con la fascia preconfezionata dai censori della Fifa, recante un vago “no discrimination”.  

In una nota congiunta, le sette nazionali hanno spiegato che tutti

erano pronti a pagare multe che normalmente si applicherebbero alle violazioni dei regolamenti sui kit e avevamo preso l’impegno d’indossare la fascia One Love al braccio. Tuttavia, non possiamo permetterci che i nostri giocatori vengano ammoniti, rischiando di dover lasciare il campo.  

Anche Virgil van Dijk, capitano della nazionale olandese, e Gareth Bale, capitano del Galles, hanno fatto marcia indietro sulla fascia. 

Una decisione quantomeno discutibile. Come ha detto Roy Keane, leggendario centrocampista del Manchester United e ora opinionista: 

I capitani avrebbero potuto portare la fascia durante la prima partita, e prendersi la punizione. Si è detto che Kane rischiava un cartellino giallo. Ma il cartellino sarebbe stato una potente affermazione… Nella partita successiva, poi, avrebbero potuto evitare di mettere la fascia, per evitare di essere espulsi… Penso che i capitani avrebbero dovuto portare la fascia, indipendentemente dalle pressioni esterne. Se ciò era davvero quello in cui credevano, avrebbero dovuto andare fino in fondo. 

Ci credevano, ci credono davvero? Basta il rischio di un cartellino giallo per fare dietrofront sui diritti?

La mancanza di coraggio (e di coerenza) dei calciatori europei è ancora più imbarazzante se comparata all’eroismo della squadra iraniana, i cui membri – loro sì – hanno molto da perdere. Prima dell’inizio della partita con l’Inghilterra, gli undici componenti della compagine iraniana sono restati in silenzio durante l’inno nazionale, le bocche cucite in protesta contro il regime degli ayatollah. Questo continua a reprimere con violenza il dissenso scoppiato nelle piazze sull’onda dell’indignazione causata dall’assassinio di Mahsa Amini, giovane pestata a morte dalla polizia, dopo essere stata arrestata perché non indossava “correttamente” il velo islamico. 

Gli undici allenati da Carlos Queiroz hanno sfidato il regime, che ora potrebbe punire severamente loro e le loro famiglie. Onore al loro coraggio. Sono stati finora gli unici a dimostrare che il Qatar potrà pure comprare i mondiali, ma non il silenzio di chi crede nei diritti umani universali.

ORGOGLIO ARCOBALENO

di Matteo Angeli

2022 – ytali editore

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Ipocrisia mondiale ultima modifica: 2022-11-21T23:43:34+01:00 da MATTEO ANGELI