Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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la banalizzazione del male

MATTEO ANGELI

Dédiabolisation, de-demonizzazione, è il termine che indica gli sforzi di Marine Le Pen e del suo partito per staccarsi di dosso l’etichetta d’estrema destra, per apparire più miti e, in tal senso, pronti a governare. Quest’anno, al terzo tentativo di conquistare la presidenza, Le Pen ha potuto contare su un aiuto insperato: la discesa in campo del giornalista-polemista Éric Zemmour, che, posizionandosi ancora più a destra di lei, ha contribuito di fatto a banalizzare la sua retorica nazionalista e reazionaria. Rispetto a lui, Le Pen, fa la parte della moderata, senza però indietreggiare di un millimetro sul suo messaggio di fondo. Paradossalmente, poi, il fatto di presentarsi per una terza volta la aiuta: la gente conosce la sua posizione su sicurezza e immigrazione, non c’è bisogno di ripeterla. Ciò le permette di martellare in continuazione sulla questione del “potere d’acquisto”, grande assillo dei francesi. 

La “priorità nazionale” resta la chiave dell’intera strategia del Rassemblement National (RN). L’impegno è scritto nero su bianco nel programma del partito, con riferimento alle case popolari e all’occupazione. Secondo quanto ripetuto più volte dai vari quadri del RN, l’obiettivo è addirittura più vasto. Si punta a instaurare una discriminazione legale tra francesi e stranieri, per quanto riguarda le assunzioni nei settori privato e pubblico, e l’accesso agli ospedali, alle prestazioni sociali e alle case popolari. “Priorità ai francesi”, tale logica verrebbe scalfita nella costituzione. 

A colpi di referendum, Le Pen presidente vorrebbe snaturare la legge fondamentale, introducendo, ad esempio, il divieto “all’arrivo di un numero di stranieri sul territorio nazionale tale da modificare la composizione e l’identità del popolo francese”. Il Rassemblement National vuole anche abrogare la naturalizzazione “automatica” in seguito a matrimonio, e sopprimere lo ius soli per chi nasce in Francia da genitori stranieri, anche loro nati sul territorio transalpino – una norma che esiste dal 1889. 

Altre proposte inverosimili figurano sul programma di Le Pen, come l’esternalizzazione delle procedure di asilo nei paesi di origine o terzi e la volontà di vietare il velo negli spazi pubblici, sanzionando chi si opporrà con una multa. 

Sulle questioni di società, invece, la leader di estrema destra ha fatto in questi anni molta attenzione a non sporcarsi le mani. Meglio lasciare a Zemmour le politiche identitarie, considerate come troppo divisive. Le Pen non propone più di cancellare il matrimonio per le persone dello stesso sesso – come invece fece nel 2017 – o la procreazione medicalmente assistita per tutte le donne, introdotta da Emmanuel Macron. Astutamente, lei suggerisce una moratoria di tre anni su tali questioni, “perché la società francese non ha bisogno di fratture supplementari”. 

Resta il ricordo recente di posizioni molto più radicali. Solo nel 2017 ha ritirato la pena di morte dal suo programma. Inoltre, ha denunciato a lungo il ricorso alla pratica dell’aborto “per comodità” e, in continuità con questo approccio, ancora lo scorso dicembre si recava in Polonia, dove il suo alleato, il primo ministro Mateusz Morawiecki, aveva appena deciso di vietare l’aborto, fatta eccezione per i casi di stupro o di pericolo per la vita della donna incinta. In quell’occasione, le Pen sostenne che “in Polonia esistono i margini per abortire”.

Un altro suo grande alleato in Europa, l’ungherese Viktor Orban, ha firmato nell’ottobre 2020 un appello con trentuno paesi, in cui si affermava che non esiste un diritto internazionale all’aborto e nemmeno un obbligo in capo agli stati di finanziare o facilitare questa pratica. A inizio 2022, poi, Le Pen s’è pubblicamente espressa contro il prolungamento da dodici a quattordici settimane del lasso di tempo per interrompere volontariamente la gravidanza.

Sui diritti Lgbt, Le Pen resta tradizionalmente su posizioni moderate, almeno rispetto al padre Jean-Marie noto per le sue uscite omofobe. Nel 2013, quando si manifestava contro il matrimonio per tutti, lei decise di non scendere in piazza. Forse ha influito il fatto che nella sua cerchia ristretta ci sono stati e ci sono ancora vari uomini omosessuali, dall’ex braccio destro Florian Philippot, al sindaco di Hénin-Beaumont Steeve Briois, dal deputato Bruno Bilde, fino a Sébastien Chenu, già attivista per i diritti Lgbt, prima di integrare il partito di Le Pen, fino a diventarne portavoce e deputato. 

Da un lato infatti, la leader del Rassemblement National è l’interprete di un “omonazionalismo” che attira una parte significativa dell’elettorato Lgbt. Sostiene che i diritti delle persone gay, bi e trans non sarebbero rispettati in “una serie di zone senza legge in Francia”, con riferimento ai quartieri abitati in maniera maggioritaria dalla popolazione musulmana. In questo modo cerca di dipingere le persone di fede islamica come un pericolo per la comunità Lgbt, una minaccia dalla quale lei s’impegna a proteggerla. 

Dall’altro lato, Le Pen non ha esitato a difendere l’alleato ungherese Viktor Orbán quando questo lo scorso anno ha approvato una legge che mischia pericolosamente la lotta contro la pedofilia e il divieto di parlare a scuola o alla tv di omosessualità e identità di genere ai minori. Per i legislatori ungheresi, l’educazione sessuale deve essere monopolio dei genitori. “L’Ungheria è un paese tollerante, paziente nei confronti dell’omosessualità. Ma c’è una linea rossa che non va attraversata: lasciate i nostri bambini in pace!”, disse Orbán tirando un parallelo tra omosessualità e pedofilia. Le Pen lo ha giustificato facendo proprio il suo discorso: “Non penso che si debba promuovere alcun tipo di sessualità tra i minori. Lasciamoli in pace”. 

La dédiabolisation è quindi solo un’illusione. L’estrema destra ha sì smorzato i toni, ma non è per questo che essa oggi è più vicina al potere che mai. La ragione principale è la banalizzazione di cui sta beneficiando il discorso di Le Pen. La banalizzazione del male. 

la banalizzazione del male ultima modifica: 2022-04-09T22:08:43+02:00 da MATTEO ANGELI
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