Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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la Bestia e le bestie

scritto da MATTEO ANGELI

Luca Morisi è l’uomo dietro la Bestia, il potente sistema di propaganda sui social a cui Salvini e la Lega devono molta della loro popolarità. Una macchina del fango, impietosa con i nemici e al contempo in grado di far passare il leader leghista per un (più o meno) simpatico italiano medio. Ora, nella tempesta del fango c’è proprio Morisi, che nel frattempo s’è dimesso dalla dirigenza del partito.

Morisi è indagato per cessione e detenzione di stupefacenti. Più di un mese fa, i carabinieri hanno trovato due ventenni in possesso di una boccetta di liquido, secondo loro Ghb, droga utilizzata nei rapporti sessuali, consenzienti e non. I giovani, di origini rumena, dichiarano di averla ricevuta da Morisi. In una perquisizione successiva, le forze dell’ordine avrebbero constatato che l’architetto della comunicazione leghista aveva con sé anche una piccola quantità di cocaina. 

Un caso di spaccio? Si direbbe di no. L’ipotesi al momento più accreditata è che i due ragazzi avrebbero partecipato a un festino a base di sesso e droga, con Morisi, in una casa di sua proprietà. Si sarebbero trattenuti per circa dodici ore, nella notte tra il 13 e il 14 agosto, facendo rumore e scatenando così la reazione infastidita dei vicini. 

I fatti non sono stati ancora confermati dalla giustizia. Morisi si è limitato a chiedere scusa alla Lega e alla sua famiglia e a dire: “È un momento molto doloroso della mia vita, rivela fragilità esistenziali irrisolte”. Fragilità, o meglio palesi contraddizioni rispetto a quella propaganda anti-immigrati, omofoba e di pugno duro contro la droga, che Morisi ha contribuito in maniera decisiva a plasmare e diffondere. Il popolo dei social, che credeva aver addomesticato, s’è rivoltato contro di lui. Morisi è stato attaccato con testi e sottotesti per la sua vita d’omosessuale “nascosto”. Sono state avanzate analogie con József Szájer, il parlamentare ungherese del partito di Orbán, beccato lo scorso anno a Bruxelles durante un’orgia gay. 

Il collega di partito, Simone Pillon, ha parlato addirittura di “giustizia divina”, sempre con riferimento alla presunta omosessualità di Morisi, in un’intervista al Foglio, poi ritrattata. In essa il senatore s’è scagliato pure contro “più di dieci” omosessuali leghisti, tra Camera e Senato, rei a suo avviso di tenere nascosto il loro orientamento. 

Essere gay e rappresentare un partito che si lascia andare regolarmente a uscite omofobe, è innegabilmente un’incoerenza. Ma questo non giustifica in nessun modo l’orrendo outing mediatico fatto in queste ore. Scegliere di rivelare la propria omosessualità è una scelta. Lodevole. Ma resta una scelta. Punto. Chi non lo fa – come i leghisti “nascosti” – ha le sue ragioni, che vanno semplicemente rispettate. Rendere pubblico l’orientamento sessuale di una persona senza il suo consenso è sempre un errore inaccettabile. Come lo è perseguire le posizioni politiche di qualcuno attaccandosi alla sua condotta privata.

È vero, è probabilmente quello che avrebbero fatto la Lega e Morisi. Ma noi siamo diversi da loro.

la Bestia e le bestie ultima modifica: 2021-09-29T11:36:33+02:00 da MATTEO ANGELI