Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
Condividi
PDF

La transfobia detta legge

MATTEO ANGELI

Sui diritti della comunità trans si gioca uno scontro costituzionale tra Regno Unito e Scozia, che potrebbe ridare vigore alle ambizioni secessioniste di Edimburgo. Una legge approvata dal parlamento scozzese il 22 dicembre, destinata a rendere più semplice la vita a una minoranza di persone ancora profondamente discriminate, ha spinto il governo di Rishi Sunak a utilizzare l’opzione nucleare. Il 16 gennaio Londra ha messo il veto sulla norma scozzese. È la prima volta che accade. 

Con la “Gender Recognition Reform Bill”, il governo della first minister Nicola Sturgeon ha alleggerito i requisiti necessari per ottenere un “gender recognition certificate”, cioè un “certificato di riconoscimento di genere”. Tale documento esiste in tutto il Regno Unito dal 2004 e permette alle persone di trans di vedere riconosciuto legalmente il genere in cui si identificano.

La nuova legge elimina l’obbligo di una diagnosi medica che attesti l’incongruenza di genere, abbassa l’età minima alla quale si può fare richiesta del documento dai diciotto ai sedici anni, e riduce i tempi di attesa. Per ottenere il certificato, il richiedente ora deve dimostrare di aver vissuto tre mesi nel nuovo genere, mentre prima erano necessari due anni.

I critici della nuova norma puntano il dito contro l’abbassamento del limite d’età e la riduzione dei tempi d’attesa. Il governo britannico ha posto il veto adducendo che con la legge scozzese si creano di fatto due standard di riconoscimento di genere nel Regno Unito.

L’opposizione, anche di parte dell’opinione pubblica, a questa riforma è alimentata però soprattutto dalla disinformazione.

La normativa scozzese non tocca quelli che sono i temi solitamente più divisivi, nonostante ci sia chi vorrebbe far credere il contrario. Ad esempio, nel Regno Unito e più in particolare in Scozia i rifugi per le vittime di violenza domestica potranno in certi casi continuare a rifiutare le persone trans. Per quanto riguarda invece gli altri spazi comunemente riservati a un solo sesso, come spogliatoi e servizi igienici, va notato che sono anni che le persone trans possono usare le strutture che corrispondono al loro genere. La legge scozzese quindi non cambia nulla a riguardo.

Nel dibattito pubblico c’è poi molta confusione sui temi legati alle terapie ormonali e alla chirurgia di riassegnazione del genere. Il riconoscimento legale del genere è una questione separata rispetto all’assistenza sanitaria a cui possono scegliere di far ricorso le persone trans. Non è necessario un “certificato di riconoscimento di genere” per accedere a una terapia ormonale e, viceversa, non è previsto che una persona si sottoponga ad alcun trattamento medico o intervento chirurgico per ottenere il riconoscimento legale del genere. In Scozia, l’età legale per accedere alla chirurgia di riassegnazione e alle terapie ormonali senza il consenso dei genitori continuerà ad attestarsi a sedici anni.

Ora lo scontro tra Londra ed Edimburgo sui diritti delle persone trans potrebbe incredibilmente riaprire un fronte molto più ampio, quello sull’indipendenza scozzese. Il veto del governo Sunak è una flagrante ingerenza, sulla quale Sturgeon potrebbe riuscire a capitalizzare. È tuttavia ancora troppo presto per capire la direzione che prenderà questo braccio di ferro.

Sta di fatto che esso è l’ennesima dimostrazione che i diritti LGBTQ+ sono sempre più al centro del dibattito politico. La questione trans è particolarmente strumentalizzata per opporsi alla gamma di rivendicazioni della comunità arcobaleno.

Questo diventa ancora più evidente se si sposta lo sguardo dall’altra parte dell’Atlantico. Secondo un comunicato stampa pubblicato il 19 gennaio dalla American Civil Liberties Union, dall’inizio dell’anno negli Stati Uniti sono state introdotte ben 124 proposte di legge anti-LGBTQ+. Ovvero già quasi la metà delle 278 del 2022, cifra di per sé record registrata lo scorso anno dalla stessa organizzazione. Si tratta di una pericolosa caccia alle streghe che ha come bersaglio principale i giovani transgender.

Ben 35 di queste proposte di legge mirano a ridurre l’accesso ai servizi sanitari di cui hanno bisogno le persone transgender, spingendosi fino a proporre il divieto per i minori delle cure mediche per la riassegnazione del genere e sanzioni per chi le somministra. 58 proposte di legge riguardano invece il campo della scuola: si va dal tentativo di impedire agli studenti trans di gareggiare in competizioni riservate al loro genere di elezione, alle proposte per imporre ai professori di rivelare ai genitori cambiamenti nel comportamento dei figli legati alla loro identità di genere, fino agli sforzi per bandire ogni discussione sui temi LGBTQ+ nelle classi.

Numerose sono poi le proposte per classificare gli spettacoli delle drag queen come attività economiche a carattere sessuale, vietate ai minori. Proposte che denotano una scarsa conoscenza di questo tipo di spettacoli e non tengono conto del loro successo, anche televisivo. Basti pensare a RuPaul’s Drag Race, format che gode di una fama planetaria e arrivato anche in Italia, dov’è alla sua seconda stagione.

La lista dei potenziali divieti si allunga con proposte di legge che vanno dai tentativi di negare la possibilità di rettificare il sesso sui documenti d’identità, a quelli per permettere ai medici di non garantire un trattamento egualitario alle persone LGBTQ+, fino alla sempiterna crociata per impedire alle persone trans di accedere a toilette e spogliatoi riservati al genere di elezione.

L’omotransfobia detta così legge. E questo non avviene solo in quei paesi che prestano tradizionalmente poca attenzione alle istanze della comunità LGBTQ+. Il problema è che anche nel mondo occidentale si diffonde un sentire ingannevole ma sempre più diffuso, ben riassunto da Andrew Sullivan, noto commentatore conservatore, che qualche giorno fa su Twitter ha scritto:

Il movimento per i diritti gay mirava alla liberazione delle persone. Il movimento LGBTQIA+ punta a controllarle.

Il fatto che Sullivan sia gay non dà più valore alle sue parole. La scusa del voler controllare gli altri è lo stesso argomento a lungo usato contro il movimento gay, quando questo cercava di estendere l’istituto del matrimonio alle coppie omosessuali o mettere fine alle discriminazioni e gli insulti contro gay e lesbiche. È un triste copione che si ripete. Come si fa a dire che sono le persone LGBTQ+ a voler controllare la società quando, solo dall’inizio dell’anno, in America sono state introdotte ben 124 proposte di legge che minacciano i loro diritti fondamentali?

La transfobia detta legge ultima modifica: 2023-01-25T21:30:20+01:00 da MATTEO ANGELI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!