Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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la trappola del woke

MATTEO ANGELI

Woke, una parola sconosciuta alla maggior parte degli italiani, è la linea di frontiera sulla quale si sta consumando lo scontro culturale che dagli Stati Uniti si estende a macchia d’olio nel resto del mondo. È la storia di un termine il cui significato è stato deformato dalla destra americana, al fine di delegittimare le istanze degli avversari.

L’espressione woke nasce nella comunità africano americana. Nella sua accezione originaria, vuol dire “stare all’erta”, essere “consapevoli” rispetto a una serie d’ingiustizie sociali, causate principalmente da discriminazioni come il razzismo, il sessismo e l’omofobia. Con questo significato la parola è salita alla ribalta durante le proteste di Black Lives Matter. 

Donald Trump e seguaci sono riusciti però a stravolgerne il senso a loro favore. Secondo la loro interpretazione, woke diventano tutti gli eccessi dei movimenti che si battono per le donne e le minoranze. O meglio, per i conservatori, semplicemente, tutte queste lotte sono woke. Eccessive, estremiste, perché è così che a loro conviene. È la stessa logica che sta dietro agli spauracchi del “politicamente corretto” e della “cultura della cancellazione”. Woke, politically correct, cancel culture, sono tutte frecce nell’arco di una strategia reazionaria, che mira a conservare il privilegio del maschio bianco eterosessuale, banalizzando le richieste degli altri gruppi.

La strategia dei conservatori americani è chiara. La loro base elettorale è sempre più bianca e maschile. E loro continuano a ergersi a paladino del maschio bianco. L’identità conservatrice scivola così pericolosamente verso un’identificazione con l’eteropatriarcato. Quel che è peggio, al momento non s’intravede una via d’uscita da questa pericolosa spirale.

Esportata in Europa, la tattica dei conservatori muta, nutrendosi della confusione legata all’intraducibilità del termine inglese. La parola woke da noi è arrivata proprio nell’accezione che le è stata data dai repubblicani americani. È un’arma conservatrice per denunciare le presunte derive progressiste. Si tratta, cioè, di un insulto. Il problema è che i progressisti europei cadono nel tranello. Parte di essi si scaglia contro il woke e la cancel culture, impiega la terminologia della destra americana. Così però dimostra arretratezza riguardo ai temi che il dibattito sul woke sottende. Temi sui quali, al contrario, è atteso uno sforzo progressista.

Il caso della Francia è emblematico. Vari esponenti del governo di Emmanuel Macron – non proprio dei conservatori – invece di aprire una discussione sulla rinnovata vitalità delle battaglie femministe, antirazziste e Lgbt, denunciano un’importazione culturale tossica. Ad esempio, la ministra alle pari opportunità Élisabeth Moreno ha affermato che “la cultura woke è qualcosa di molto pericoloso, che non dovremmo portare in Francia”. Pure la candidata socialista alle presidenziali, Anne Hidalgo, ha detto che non farà campagna su quello che qui chiamano wokisme

Il ministro dell’istruzione, Jean-Michel Blanquer, poi, ha fondato un gruppo di riflessione dedicato alla tutela dei valori francesi dalla minaccia woke. E ha patrocinato un convegno che si è tenuto in questi giorni alla Sorbona, dal titolo “Dopo la decostruzione: ricostruire le scienze e la cultura”. Un’iniziativa espressamente contro il famigerato pensiero woke, che nel campo dell’istruzione sarebbe in contraddizione con “lo spirito di apertura, pluralismo e laicità”. 

Parlare di woke è quindi un modo per caricaturare le istanze delle minoranze, presentandole come delirante nonsenso. Il termine esprime un giudizio di valore, mirato ad escludere, non una categoria oggettiva.

A pochi mesi dalle presidenziali, il governo francese cerca forse in questo modo d’inseguire la destra sul suo terreno e neutralizzarne così in parte il potenziale. Attenzione però a fare la brutta copia di chi sventola il fantasma della minaccia woke. Alla fine gli elettori potrebbero preferire l’originale. Con Pécresse, Le Pen e Zemmour, a destra la scelta non manca. 

la trappola del woke ultima modifica: 2022-01-08T19:57:33+01:00 da MATTEO ANGELI
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