Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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L’arcobaleno nella spazzatura 

MATTEO ANGELI

A due settimane dalle elezioni anticipate del 23 luglio per il rinnovo delle Corti Generali, vacilla l’immagine di una Spagna avamposto dei diritti LGBTQ+, così come si è affermata a partire dagli anni Duemila. Nel 2005, il paese iberico fu il terzo stato europeo a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il secondo a introdurre le adozioni per le coppie gay. Quest’anno poi, il governo guidato dal socialista Pedro Sánchez si è distinto per l’introduzione della “ley trans”, una delle prime leggi per l’autodeterminazione di genere in Europa e una delle più avanzate al mondo. 

Dal voto che poterà al rinnovo del parlamento bicamerale è però realistico che esca un esecutivo di un altro colore. I sondaggi danno favorito il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo, il quale, ciononostante, per il momento è lontano dalla maggioranza assoluta. Probabilmente, per governare il leader di centrodestra dovrà far ricorso alla stampella di Vox, partito della destra identitaria. Con la formazione guidata da Santiago Abascal, i popolari hanno recentemente stretto una serie di accordi a livello locale, in seguito alle elezioni regionali e amministrative del 28 maggio. Uno scrutinio, quest’ultimo, che ha segnato una clamorosa sconfitta per Sánchez, il quale ha deciso di giocarsi il tutto per tutto convocando le elezioni anticipate del 23 luglio. 

Nelle ultime settimane, Vox e il Partito Popolare hanno già dato un’idea di quello che possono fare insieme. In molti dei comuni e delle regioni dove ha preso il potere, la nuova alleanza ha vietato d’issare la bandiera arcobaleno sulle facciate dei consigli comunali e dei parlamenti regionali. Cosa che in giugno, mese del pride, fanno al contrario molti edifici pubblici spagnoli. 

Non c’è dubbio che Vox sia un partito che soffia sul fuoco dell’omofobia. Durante le elezioni amministrative ha creato polemica affiggendo nel centro di Madrid un poster elettorale in cui una mano getta la bandiera arcobaleno e quella femminista nel cestino della spazzatura. Il soggetto politico di Abascal si oppone al matrimonio tra persone dello stesso sesso – che in Spagna esiste dal 2005 – e vorrebbe abrogarlo per introdurre le “unioni civili”. Queste secondo il leader di Vox, non dovrebbero essere necessariamente formate da persone che hanno una relazione amorosa, ma anche da amici, fratelli, cugini e qualunque altra combinazione immaginabile. Ovviamente in questo modo il partito della destra identitaria vorrebbe abrogare il diritto delle coppie gay (e delle persone single) di adottare i bambini. Vox fa anche campagna per eliminare la “ley trans”, per rimuovere gli interventi di cambio di sesso dai servizi sanitari pubblici (in modo che ad accedervi possa essere solo chi ha le risorse finanziarie per far ricorso alla sanità privata) e, soprattutto, si oppone in maniera fervente all’educazione affettiva nelle scuola, che Abascal compara all’adescamento dei minori e alla pedofilia. 

Il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, si considera invece un “moderato” e ha ribadito a più riprese che non si farà dettare l’agenda da Vox, se questo diventerà il suo junior partner. 

Nel 2005 i popolari avevano votato contro il matrimonio egualitario e nei setti anni successivi lo avevano combattuto in tribunale, fino a quando nel 2012 la corte costituzionale avvallò la legge approvata da José Luis Rodríguez Zapatero. 

Da un lato, il Partito Popolare è stato obbligato negli ultimi dieci anni ad ammorbidire le proprie posizioni conservatrici, seguendo il baricentro della società spagnola, che ha dimostrato molta apertura nei confronti della comunità LGBTQ+. In questo modo si spiega la decisione dei popolari di illuminare con un arcobaleno il proprio quartier generale, in occasione del mese del pride, o di appoggiare a livello locale e regionale leggi a sostengno della comunità LGBTQ+.

Dall’altro lato, il Partito Popolare ha l’ambizione di restare la grande tenda della destra. Perciò, per quanto Feijóo si professi un moderato, egli deve comunque soddisfare un elettorato molto diversificato, per cercare di sottrarre voti a Vox. 

Da questo punto di vista, ha fatto rumore la sua uscita in cui dichiara che, se riuscirà a formare un governo, eliminerà il ministero dell’Uguaglianza. “Non è il nostro scopo”, ha detto Feijóo facendo riferimento agli obiettivi perseguiti da questo dicastero e sostenendo che ai tempi di José María Aznar esso sarebbe stato solo “una sotto-direzione generale”.

Ancora peggio è la promessa di abrogare la “ley trans”, passo in avanti che è costato a Sánchez l’unità della sue truppe. Nella fase di elaborazione della norma, l’ex vice-premier Carmen Calvo bollò l’iniziativa come un affronto al movimento femminista. Alla fine Sánchez è riuscito a portare in porto la legge lo scorso febbraio. Essa consente a chiunque abbia almeno sedici anni di rettificare il proprio genere sui documenti, senza dover passare da una terapia ormonale o ottenere il benestare di un tribunale o di un medico, che attesti l’esistenza di una disforia di genere. 

Come Vox, anche Feijóo ha promesso di abrogare tale legge, che lui qualifica come “eredità del sanchismo”.

Per il leader del Partito Popolare la “ley trans”

insidia i diritti della maggioranza… minaccia i minori, la tutela e la patria potestà dei genitori e il buonsenso. Va contro i gruppi femministi, contro i medici e contro il senso comune più elementare, perché è molto più facile cambiare legalmente il proprio sesso che superare l’esame di ammissione all’università o prendere la patente.

Questa è un’omofobia politica a geometria variable, che non se la prende coi diritti più assodati, come il matrimonio egualitario, per paura di perdere voti, ma che, sempre per conquistare il potere, non si fa nessun problema a gettare nella spazzatura diritti nuovi e meno conosciuti.  

L’arcobaleno nella spazzatura  ultima modifica: 2023-07-08T17:23:50+02:00 da MATTEO ANGELI
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