Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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“non dire gay”

MATTEO ANGELI

Le identità Lgbt sono al centro di una guerra culturale che prende in ostaggio le scuole americane. A soffiare sul fuoco è il partito repubblicano, che sogna di riconquistare la Casa bianca con la promessa di portare indietro le lancette della storia. La Florida è uno degli epicentri dello scontro. Nel “sunshine state”, martedì 8 marzo, il senato ha dato il via libera alla proposta di legge sui “diritti dei genitori nel campo dell’istruzione”, definita più accuratamente dai detrattori come “don’t say gay law”, legge “non dire gay”. 

Questa legge vieta alle scuole pubbliche dello stato di parlare di orientamento sessuale e identità di genere dall’asilo alla terza elementare. Inoltre, quel che è peggio, il divieto in principio può estendersi fino ai diciott’anni, perché la legge impone che un insegnante parli del tema in “maniera appropriata all’età”. Una estrema vaghezza, che è volontaria perché punta a spingere gli educatori ad autocensurarsi, pena il rischio di essere citati in giudizio dai genitori più conservatori. 

I professori dovranno ben guardarsi dall’esprimersi su una serie di temi molto disparati, dalla storia dell’epidemia di Aids a quella del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Di fronte a una domanda di uno studente su come si sposano due uomini, gli insegnanti rischieranno di chiedersi: “Sto spiegando quanto dice la costituzione o sto parlando di orientamento sessuale?”.

Per di più, la nuova legge impone al personale scolastico di “informare i genitori sui cambiamenti nello stato fisico, mentale o emozionale dei loro figli”. In altre parole, se uno studente s’interroga a scuola riguardo alla propria identità sessuale, l’insegnante è tenuto a dirlo ai genitori. In tal modo, uno studente Lgbt che non si sente a suo agio a parlare di questi temi in famiglia verrà privato della possibilità di confrontarsi in maniera riservata col proprio professore. 

L’obiettivo dichiarato della legge è infatti ristabilire il controllo totale dei genitori sui loro figli, in un atto revisionistico che vuole riportare la responsabilità genitoriale alla potestà. L’assunto dei legislatori repubblicani è che i genitori saprebbero sempre ciò che è meglio per i loro figli. In molti casi questo è vero, ma non sempre. Diversamente dai professori, non hanno ricevuto una formazione specifica per trattare tali questioni, spesso molto complesse e delicate. 

La nuova legge renderà così un cattivo servizio ai genitori dei giovani Lgbt, non solo perché li priverà di un prezioso supporto, ma anche e soprattutto perché contribuirà al deterioramento del contesto in cui cresceranno i loro figli. La norma a firma repubblicana è in effetti un attentato alla normalizzazione della diversità sessuale e di genere. 

Dire che è vietato parlare di orientamento sessuale e identità di genere a scuola equivale infatti ad affermare che c’è qualcosa d’intrinsecamente sbagliato nelle identità di giovani gay, bi o trans. Lo stato della Florida interviene così per rafforzate lo stigma, per legittimare l’omofobia nelle scuole. Da un lato, i piccoli bulli, che se la prendono con i compagni perché diversi, si sentiranno confortati. Dall’alto, le vittime avranno ancora più paura e saranno costrette a nascondersi. Il coming out continuerà a essere un appuntamento ritardato, una strada lastricata di timori, umiliazioni e sofferenze. 

La nuova legge mette quindi a tacere due volte i ragazzi e le ragazze Lgbt, perché li priva di un confronto con i loro insegnanti e, soprattutto, perché saranno ancora più portati a nascondersi, di fronte a un quadro giuridico che li considera inevitabilmente sbagliati, al punto che la loro differenza non può neanche essere nominata a scuola.

Per entrare in vigore, l’odiosa norma necessita solo la firma del governatore Ron DeSantis, che ha già detto più volte di essere a favore. DeSantis è dato come uno degli aspiranti più quotati in vista della candidatura repubblicana per le elezioni presidenziali del 2024. Questo la dice lunga sulla strategia del Grand Old Party per capitalizzare sull’omofobia e fare della comunità Lgbt un capro espiatorio. 

“non dire gay” ultima modifica: 2022-03-21T09:03:47+01:00 da MATTEO ANGELI
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