Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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punire il cliente

scritto da MATTEO ANGELI

Da settembre, in Texas, chi paga per ricevere servizi sessuali rischierà fino a dieci anni di carcere. Per la prima volta, negli Stati Uniti, andare con una prostituta diventa così un felony, cioè un crimine grave, passibile di uno o più anni di prigione. L’obiettivo dichiarato della nuova legge è di criminalizzare il cliente, spostando su di lui il peso della punizione, invece che su chi esercita la prostituzione. 

“Sappiamo che è la domanda a spingere la tratta degli esseri umani. – ha dichiarato la relatrice della proposta di legge, la democratica Senfronia Thompson, facendo riferimento allo sfruttamento della prostituzione – Se riusciamo a ridurre questa domanda, potremmo salvare la vita di molte persone”.

La nuova legge texana pone quindi l’accento sulla criminalizzazione del cliente. Un approccio che ricorda il “modello svedese”, ispirato alla legge adottata dalla penisola scandinava nel 1998. Qui è appunto il cliente che commette un crimine, non la prostituta. Successivamente, legislazioni simili sono state introdotte anche da Norvegia, Islanda e Francia. 

Si tratta di una soluzione agli antipodi rispetto alla situazione, ad esempio, nei Paesi Bassi e in Germania, dove esiste un modello normativo che punta alla decriminalizzazione della pratica, definendo regole mirate a impedire lo sfruttamento. In Italia, c’è invece una via di mezzo: si tenta di scoraggiare la prostituzione non sanzionando cliente e prostituta, ma criminalizzando una serie di condotte collaterali, come il favoreggiamento, lo sfruttamento, l’organizzazione in luoghi chiusi e, più in generale, l’intervento di parti terze.

Dietro a questi modelli normativi, ci sono due modi completamente diversi d’intendere il fenomeno della prostituzione. Nei Paesi Bassi e in Germania, c’è la convinzione che si tratti di un lavoro e, in quanto tale, che la dimensione di violenza, sfruttamento e sofferenza che l’accompagna possa essere eliminata definendo un adeguato quadro legislativo. 

La nuova norma del Texas, così come il modello svedese, poggia invece sull’assunto che la prostituzione è sempre una violenza contro chi vende il proprio corpo, il peggiore retaggio di una cultura patriarcale che sfrutta le donne, schiavizzandole. La soluzione proposta vuole soffocare il fenomeno, colpendo il cliente – nella maggior parte dei casi, “il maschio”, nella speranza di arrivare a modificare radicalmente l’atteggiamento culturale soggiacente. 

L’intenzione è sacrosanta, ma riapre un vecchio dibattito. È facile essere d’accordo nel definire la prostituzione violenza quando c’è l’obbligo, la costrizione. Ed è indubbio che, su scala mondiale, questa sia ancora la fattispecie più diffusa. Lo stato deve fare di tutto per combattere lo sfruttamento della prostituzione e aiutare le vittime a riconquistare la libertà. 

Tuttavia, non è possibile ridurre l’intero spettro dei rapporti a pagamento a relazioni sessuali non consenzienti. Ciò equivale a denigrare il libero arbitrio di quelle donne e uomini adulti, che scelgono volontariamente di commercializzare il proprio corpo. Le rivendicazione di coloro che si definiscono “sex worker”, lavoratrici – ma anche lavoratori – del sesso, stanno assumendo infatti sempre più rilevanza, ora che scema la coltre d’ipocrisia che le ha a lungo avvolte e imprigionate. 

Punire il cliente, come farà la legge texana, nega tale realtà, e questo non è senza rischi. Tra qualche mese, lavoratrici e lavoratori del sesso dello stato americano si ritroveranno probabilmente costretti in spazi ancora più clandestini, più pericolosi e più umilianti. Avrà vinto una certa morale, ma perderanno le persone che si dice di voler proteggere. 

punire il cliente ultima modifica: 2021-08-16T14:08:32+02:00 da MATTEO ANGELI