Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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razzismo senza razza

scritto da MATTEO ANGELI

Nel suo editoriale del 30 luglio, il direttore di Repubblica Maurizio Molinari ha proposto di cancellare il termine “razza” dal lessico delle istituzioni italiane. “È una della parole più malate della Storia d’Europa”, sostiene Molinari, il quale invoca una revisione dell’articolo 3 della costituzione, quello che dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Le razze umane per la scienza non esistono, si tratta di un concetto ampiamente superato. Per questo, l’appello di Molinari è solo l’ultimo di una lunga serie, che ha visto pure l’intervento della senatrice a vita Liliana Segre. Nel 2018, anche lei auspicò che il termine venisse stralciato dal nostro ordinamento. In quell’occasione, l’allora presidente della corte costituzionale, Paolo Grossi, s’espresse contro la modifica, spiegando che: “Si scrisse la parola razza perché essa venisse cancellata dalla vita della nuova democrazia italiana e proprio perché la menzione della razza nella carta costituzionale ha il significato dell’ammonimento”, memori dell’idea di razza promossa dai regimi fascista e nazista. In altri termini: la parola è un monito contro l’odio, deve restare finché resteranno i razzismi. 

“Ma continuare a utilizzare questo termine potrebbe incoraggiare atteggiamenti culturali discriminatori”, ribattono coloro che vogliono abolirlo. Il dilemma rimane: si può combattere il razzismo senza parlare di “razze”? 

La questione agita due nostri vicini, Francia e Germania. Oltralpe c’è un dibattito che va avanti da anni. Prima di essere eletto nel 2012, François Hollande aveva promesso di cancellare il termine, ma una volta presidente abbandonò questa battaglia. Emmanuel Macron riprese il testimone e perseguì il progetto di riscrittura dell’articolo 1 della costituzione francese, il quale sancisce che: “La Francia è una repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale. Essa assicura l’uguaglianza dinanzi alla legge a tutti i cittadini senza distinzione di origine, di razza o di religione”. Nel 2018, l’assemblea nazionale votò a favore di una nuova versione, togliendo il riferimento alla “razza”: “La Francia… assicura l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, origine e religione”. Ciononostante, la formulazione di fatto non è ancora cambiata, perché il progetto di riforma costituzionale resta in cantiere.

E probabilmente anche perché è terribilmente complesso sostituire il termine con un altro, che garantisca un’uguale protezione di fronte alle discriminazioni razziali. Colore della pelle? Origini? Non basta, è sufficiente pensare alla persecuzione nei confronti degli ebrei o dei rom e sinti. 

In Germania, quest’anno il governo aveva trovato un accordo per modificare l’articolo 3 della costituzione, che in maniera analoga a quella italiana e francese stabilisce: “Nessuno può essere avvantaggiato o penalizzato a causa del suo genere, della sua origine, della sua razza, della sua lingua, della sua patria e origine, delle sue convinzioni, delle sue opinioni religiose o politiche. Nessuno deve essere svantaggiato a causa della propria disabilità”. L’idea è di dire, al posto di razza: “Nessuno può essere penalizzato per motivi razzisti”.

“Attenzione, in questo modo si rischia di dover dimostrare l’intenzione discriminatoria e si riduce così il livello di protezione”, ha lamentato la deputata ecologista Katja Keul. Insomma, anche qui il dibattito è un ginepraio. Se ne riparlerà dopo settembre, in seguito al voto per il rinnovo del Bundestag. 

Questi esempi mostrano che, per quanto di per sé molto simbolica, l’abolizione della parola “razza” non basta. Combattere la discriminazione senza parlare di “razze” è possibile solo attraverso un riconoscimento netto del razzismo sistemico che attraversa le nostre società. Non va attaccato solo il termine. Vanno presi di mira, con altrettanta veemenza, il costrutto sociale e gli stereotipi a cui questo rimanda. Altrimenti mettere mano alla costituzione rischia, involontariamente, di contribuire a insabbiare il dibattito. 

razzismo senza razza ultima modifica: 2021-08-04T23:05:12+02:00 da MATTEO ANGELI