Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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si può fare di più

scritto da MATTEO ANGELI

Controcorrente. Luca Zaia rompe con l’ortodossia conservatrice della destra italiana sui diritti Lgbt e in una intervista pubblicata oggi sulla Stampa sprona i membri della coalizione fatta da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia a uno slancio di modernità: 

Il centrodestra deve cambiare pelle rispetto a trent’anni fa, mi aspetto che sia più inclusivo e attento ai cambiamenti, libero dai complessi di inferiorità sul versante culturale e dai tabù in materia di diritti, nuove famiglie e sessualità. Lo dico in un altro modo: l’omosessualità non è una patologia, l’omofobia invece sì. Questione di libertà e di rispetto, chi non lo comprende è fuori dalla storia e offre agli avversari l’opportunità di imbastire battaglie ideologiche, magari con finalità diversive,

queste le parole del presidente della Regione Veneto.

Non dovrebbe stupire che un esponente della destra di governo si esprima in questo modo. Le parole di Zaia coincidono con la posizione ufficiale del Partito Popolare Europeo, il grande gruppo di raccolta dei partiti di centrodestra in Europa, nel quale la Cdu tedesca fa da traino. Ma non corrispondono affatto né con l’approccio di Forza Italia, che al Parlamento europeo s’è astenuta in molte votazioni cruciali sulla tutela dei diritti Lgbt, né con quello di Lega e Fratelli d’Italia, che sugli stessi dossier hanno addirittura votavano contro. Per non parlare dell’unità mostrata dai tre partiti il 27 ottobre 2021, quando essi furono decisivi nell’affossare il ddl Zan, con tanto di esultanza sguaiata dell’aula. A riprova che sui diritti Lgbt la destra italiana è ancora molto più vicina a Viktor Orbán che a Ursula von der Leyen. 

E all’orizzonte non s’intravede alcuna conversione sulla via di Damasco. Senza sorpresa, nel programma di quindici punti presentato ieri dalla coalizione capeggiata da Meloni, Salvini e Berlusconi non c’è nessun accenno innovativo alla questione dei diritti. 

Quella di Zaia è destinata a restare una vox clamantis in deserto? O, ancora peggio, il suo è forse un tentativo di camouflage, parte di una tattica finalizzata a depotenziare le eventuali “battaglie ideologiche” degli avversari, rispetto alle quali egli mette in guardia i colleghi? 

Per essere credibile su questi temi, il governatore veneto non può limitarsi a denunciare il ritardo della propria parte politica. Se fa sul serio, abbia il coraggio e la coerenza di dire su quali proposte il centrodestra dovrebbe essere disposto a scendere a compromessi.  

La lista delle cose ancora da fare è lunga. Secondo il rapporto Ilga Europe, che monitora l’avanzamento dei diritti Lgbt nel continente, l’Italia si piazza infatti a un misero trentatreesimo posto su quarantanove paesi. 

Per uscire dall’impasse, quest’anno le forze politiche italiane possono contare su uno strumento supplementare. Si tratta de “La strada dei diritti”, progetto realizzato da vari movimenti Lgbt e associazioni, tra cui: AGEDO – Associazione genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBT+; ARCIGAY – Associazione LGBTI+ Italiana; il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli; Famiglie Arcobaleno – Associazione genitori omosessuali; MIT – Movimento Identità Trans e l’Ufficio Nuovi Diritti CGIL Nazionale. 

L’iniziativa mette a disposizione dei partiti una serie di rivendicazioni, che includono: 

  1. l’introduzione del matrimonio egualitario, cioè l’estensione dell’istituto del matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso, le quali per ora devono accontentarsi delle unioni civili; 
  2. l’accesso all’adozione per single e coppie dello stesso sesso, anche non sposate, a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;
  3. il riconoscimento dei figli e delle figlie alla nascita, e di quelli già nati, alle coppie dello stesso sesso, anche non sposate;
  4. dopo l’affondo del ddl Zan, l’introduzione di una legge contro l’omotransfobia, che istituisca delle aggravanti per punire le violenze e le discriminazioni motivate da orientamento sessuale, identità di genere, sesso, genere e disabilità;
  5. l’introduzione strutturale dell’educazione sessuale, affettiva e al consenso, in tutte le scuole di ordine e grado;
  6. una legge per introdurre un procedimento amministrativo di autodeterminazione del nome e del genere di appartenenza, che prescinda da trattamenti medici, che valorizzi la socializzazione del genere d’elezione ed elimini la necessità di rivolgersi ad un tribunale;
  7. un divieto delle terapie di conversione. 

La lista completa delle proposte può essere visualizzata sul sito de “La strada dei diritti”

Il cammino verso l’uguaglianza è dunque lastricato di proposte concrete. Non bastano le dichiarazioni d’intenti del governatore Zaia. Si può fare (molto) di più. 

si può fare di più ultima modifica: 2022-08-12T21:28:04+02:00 da MATTEO ANGELI