Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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Terapie di conversione e conversioni politiche

MATTEO ANGELI

Mercoledì la Camera dei Comuni canadese ha votato una legge che vieta le “terapie di conversione” per le persone Lgbt. Con questo termine s’intende un ampio spettro di pratiche finalizzate a cambiare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di un individuo. Condannate dalla comunità scientifica, esse persistono in almeno sessantotto paesi, secondo quanto sostiene un recente rapporto delle Nazioni Unite

Cercare di trasformare le persone omosessuali in eterosessuali, o quelle transgender in cisgender, è una vera e propria tortura, fisica e psichica. Essa cerca di annullare le identità che non si conformano agli stereotipi eteronormativi. È una folle magia nera che promette di guarire chi è completamente sano. Provocando spesso irreparabili traumi. 

Le “tecniche” impiegate includono psicoterapia, percorsi di pentimento organizzati da figure (pseudo)religiose, ricorso a farmaci, isolamento, condizionamenti del comportamento attraverso elettroshock, fino ad arrivare allo stupro “correttivo” per le donne lesbiche. Perlopiù le vittime di questi abusi sono bambini o adolescenti. Sono costretti a subire le suddette pratiche per adeguarsi alle aspettative della loro famiglia o comunità.   

Col voto di martedì, il Canada si avvicina a quella ristretta cerchia di paesi che hanno messo al bando le terapie di conversione. Per ora ce ne sono solo quattro: Brasile, Ecuador, Germania e Malta. La proposta di legge approvata dalla camera bassa prevede pene detentive fino a cinque anni per coloro che forzano una persona a subire una terapia di conversione. E fino a due anni per chi pratica e promuove tali violenze. 

Per entrare in vigore ora il testo dovrà ottenere l’ok del Senato. Il quale è dato quasi per scontato. L’intera Camera dei Comuni si è infatti espressa a favore del progetto di legge avanzato dal governo liberale del primo ministro Justin Trudeau. Anche i deputati del partito conservatore, nonostante sessantadue di loro avessero di recente votato contro una proposta analoga. Un’unanimità quindi inaspettata, al punto che dopo il voto applausi scroscianti hanno riempito l’aula. Vari ministri liberali sono andati a stringere la mano e, in alcuni casi, addirittura abbracciare i deputati conservatori. 

Questo è forse il dato più importante. “Sogno un giorno in cui le questioni Lgbt non saranno più oggetto dello scontro politico. Oggi siamo più vicini a quel momento”, ha dichiarato il ministro del Turismo Randy Boissonnault, che è anche consigliere speciale di Trudeau sulle questioni Lgbt. La conversione dei conservatori è innanzitutto dettata dall’opportunismo. Votare contro avrebbe probabilmente danneggiato la loro immagine, perché la società canadese è sempre più consapevole e all’avanguardia su questi temi.

Questa dinamica si ripete anche nei paesi europei più in avanti in materia di diritti Lgbt. C’è una pressione affinché anche i soggetti politici di centro-destra riconoscano la legittimità di tali istanze. Si pensi alla Francia, dove ieri Les Républicains – il partito della destra tradizionale francese – ha eletto per la prima volta nella sua storia una candidata donna alla presidenza: Valérie Pécresse. 

Lei, che è percepita come una moderata, meno di dieci anni fa non lo era. Partecipava ai cortei della Manif pour tous, movimento contro i matrimoni per tutti, che in Francia esistono dal 2013. Nel novembre 2012 disse addirittura che un governo di destra avrebbe potuto disfare le nozze tra le persone dello stesso sesso. Col tempo si è ravveduta. Sui matrimoni tra omosessuali ha cambiato idea, “ha riflettuto”, “disfarli non è umanamente realista”. Da presidente della regione Île-de-France, ha finanziato vari progetti di associazioni Lgbt. S’è espressa contro l’omofobia.

Le sue convinzioni sono cambiate? O è pura strategia? Poco conta. La sua conversione è un altro (piccolo) passo verso il giorno in cui i temi Lgbt non divideranno più la politica. Un passo che, presto o tardi, anche la destra italiana sarà chiamata a fare. 

Terapie di conversione e conversioni politiche ultima modifica: 2021-12-05T15:23:29+01:00 da MATTEO ANGELI
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