Politically Correct
Una rubrica di Matteo Angeli
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Una grande piccola vittoria 

MATTEO ANGELI

È raro che la corte suprema americana abbia l’occasione di pronunciarsi sui diritti degli animali. Lo ha fatto l’11 maggio, esprimendosi a favore della legge californiana che vieta la vendita di carne suina prodotta senza rispettare requisiti minimi di benessere animale. 

La norma in questione è la “proposition 12”, votata attraverso referendum nel 2018. Essa impone che la carne di maiale venduta in California provenga da soggetti la cui madre è alloggiata in una gabbia di almeno 2,2 metri quadrati. Lo spazio minimo per permetterle di muoversi liberamente. Quasi il doppio degli standard nazionali, che concedono alle scrofe 1,3 metri quadrati, stipate in gabbie cosi esigue che non riescono nemmeno a girarsi. Chi contravviene il contenuto della “proposition 12” è punibile con mille dollari di multa o 180 giorni di prigione. 

L’associazione nazionale dei produttori di carne suina americani è però riuscita a portare lo stato della California davanti alla corte suprema, argomentando che la nuova norma viola la costituzione, regolamentando in maniera inaccettabile il commercio tra gli stati. 

Il “golden state” consuma il 13 per cento della carne suina prodotta nel paese, ma la maggior parte della carne di maiale in California è importata. Questo vuol dire che i produttori negli altri quarantanove stati sono obbligati a cambiare le loro tecniche di allevamento, una mossa che dovrebbe far lievitare del 10 per cento il prezzo del bacon consumato da tutti i cittadini statunitensi. 

L’alta corte ha però rigettato l’argomento della lobby dei produttori di carne suina, in un voto transpartisan, con cinque justices – Neil Gorsuch, Clarence Thomas, Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Amy Coney Barrett – che si sono espressi a favore della norma californiana. Gorsuch, parlando a nome della maggioranza, ha affermato che l’approccio dei produttori di carne suina è “aggressivo” e che cercare di prevenire “l’applicazione di una legge adottata democraticamente” con la scusa dell’impatto che potrebbe avere sul commercio tra stati è una “questione estremamente delicata”, una mossa da adottare solo “quando l’infrazione è chiara”. 

Si tratta di sicuro di una grande vittoria del movimento animalista e di un duro colpo all’approccio sostenuto dai produttori, i quali si aggrappano alla narrativa paternalistica secondo cui sono loro a sapere cosa è meglio per il benessere degli animali che allevano. 

Per i maiali, tuttavia, è un passo avanti del tutto marginale. La “proposition 12”, per quanto compassionevole”, migliora di poco le condizioni a cui essi sono sottoposti. Potrebbe addirittura avere un effetto boomerang, perché rischia di essere un modo, come direbbe il filosofo Gary Francione, per permettere alla gente di sentirsi meno colpevole quando consuma prodotti che provengono dallo sfruttamento animale.

Una grande piccola vittoria  ultima modifica: 2023-05-13T12:10:44+02:00 da MATTEO ANGELI
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